Editoria digitale

Tamblyn (Rakuten Kobo): «L’Ai crea un nuovo rapporto tra lettori ed editori»

Secondo il Ceo di uno dei leader del mercato ebook la lettura resta però un’esperienza profondamente umana

di Antonino Caffo

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Il libraio del futuro sarà un avatar, magari un gemello digitale del negoziante di fiducia? Possibile, anzi, in parte, è già così. C’è una domanda che chiunque ami leggere si è fatto almeno una volta, in piedi davanti a uno scaffale — fisico o digitale: cosa leggo adesso? Fino a qualche anno fa, la risposta arrivava dall’amico con i gusti simili ai nostri, dalla commessa di fiducia o dalla recensione trovata per caso su una rivista. Oggi, quella risposta la sta imparando a dare una macchina. Rakuten Kobo, uno dei principali operatori mondiali nel mercato degli ebook, ha una visione precisa su dove stia andando l’editoria digitale: verso un modello in cui l’intelligenza artificiale smette di essere uno strumento di catalogazione e diventa qualcosa di più ambizioso, un consigliere letterario su misura, capace di interpretare non solo ciò che abbiamo letto ma “il modo” in cui lo abbiamo fatto, il tipo di esperienza che stavamo cercando.

Per capire quanto sia radicale il cambiamento in atto, occorre partire da dove eravamo. I sistemi di raccomandazione della prima generazione erano fondamentalmente meccanismi di correlazione statistica: aggregavano comportamenti d’acquisto e ne estraevano schemi. Funzionavano, in un certo senso. Ma rispecchiavano il passato, non il lettore. Premiavano i bestseller già bestseller, amplificavano le mode, ignoravano le periferie del gusto.

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L’ambizione di Kobo è un’altra: «Il paradigma della scoperta digitale si sta spostando dalla navigazione passiva alla connessione attiva e significativa» ci dice Michael Tamblyn, il CEO di Rakuten Kobo, «vogliamo andare oltre il consumo guidato dalle classifiche verso un ecosistema personalizzato che onori il viaggio unico del lettore». Il cambio di vocabolario è già di per sé eloquente — si parla di “viaggio”, non di “acquisto”; di “onorare”, non di “soddisfare”. L’IA, in questa visione, non ottimizza una transazione: accompagna un’esperienza.

«Dove gli algoritmi vedono solo punti dati e preferenze, noi cerchiamo la risonanza culturale e le connessioni che rendono la lettura un’esperienza profondamente umana» prosegue Tamblyn.

Il problema è che i modelli linguistici sono creatori di medie, non di idee nuove. Addestrati su ciò che esiste, tendono per natura a proiettare il passato sul futuro, a rafforzare ciò che è già noto, a ignorare l’autore emergente che non ha ancora abbastanza dati di lettura a suo favore. Un consigliere che conosce solo i classici e i libri più venduti non è poi così diverso dall’algoritmo di prima generazione.

«Mantenendo gli esseri umani nel processo di selezione, individuiamo invece i nuovi autori che un algoritmo alla vecchia maniera non saprebbe notare, assicurandoci che i lettori vengano introdotti a ciò che è sfidante e inatteso».

Per contrastare la proliferazione di contenuti generati da macchine, Rakuten Kobo ha implementato quella che il CEO definisce «una difesa a più livelli: una sintesi di algoritmi di rilevamento appositamente progettati e supervisione umana da parte di esperti. Riconosciamo che si tratta di una “corsa agli armamenti” perpetua, ma crediamo che la curatela abbia un ruolo fondamentale nella vendita di libri».

C’è poi una questione: la creazione di interi libri con l’intelligenza artificiale. «Individuare le opere generate dall’IA sta diventando sempre più difficile» conferma Michael Tamblyn, «specialmente nel caso dei titoli alla cui scrittura partecipano sia gli esseri umani che i software. Dobbiamo migliorare in questo ma ci stiamo lavorando attivamente».

Anche perché la salute a lungo termine dell’industria editoriale dipende dalla redditività della professione di scrittore. «Se si permette all’automazione tecnologica di erodere le basi economiche della scrittura, l’industria distrugge proprio il prodotto che è chiamata a vendere» spiega il manager. «Il nostro modello si basa su una semplice premessa: il progresso tecnologico dovrebbe servire l’intera comunità creativa – autori, editori, librai e lettori. Continueremo a investire in strumenti che facilitino il legame tra autore e lettore, garantendo che la creatività umana rimanga al centro della nostra attività».

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