Le due leve

Tcf e studi aggregati: spinta incrociata all’attività dei tributaristi

La certificazione del rischio fiscale richiede nuove competenze La norma sulla neutralità delle aggregazioni favorisce lo sviluppo delle Stp

di Dario Aquaro

Illustrazione di Alice Micol

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Il tax control framework (Tcf) per allargare il campo professionale, con nuovi ruoli e competenze. Le aggregazioni agevolate per sviluppare l’attività dello studio, mettendo insieme più abilità. Gli avvocati tributaristi colgono così nella riforma fiscale una doppia leva: una interna e una esterna, potremmo dire. Mentre guardano con favore anche i progressi previsti nel “classico” ambito del contraddittorio, con la nuova figura del magistrato professionale tributario che andrà progressivamente a sostituire i giudici onorari.

Partiamo dal Tcf. La soglia di ingresso alla cooperative compliance, per le imprese, è scesa quest’anno a 500 milioni di euro di ricavi, al fine di estendere i benefici alle realtà medio-grandi. Nel frattempo sono arrivati in porto i primi corsi di formazione specialistica che il Cnf (Consiglio nazionale forense) ha delegato alla Fondazione della Scuola superiore dell’Avvocatura, per forgiare i certificatori del tax control framework.

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«Stiamo assistendo a un cambio culturale», premette Gianni Di Matteo, presidente dell’Uncat (Unione nazionale delle Camere degli avvocati tributaristi). «Per poter certificare il sistema di gestione e controllo del rischio fiscale delle aziende – spiega – occorre acquisire ulteriori competenze, accanto a quelle puramente tributarie: competenze che riguardano ad esempio i principi contabili, la fiscalità internazionale, le operazioni straordinarie. Dedicandosi a questa nuova funzione gli avvocati si muoveranno al di fuori del processo, il loro palcoscenico naturale. Con un ruolo di grande responsabilità, diversa da quella di vigilanza propria dei revisori».

L’auspicio è che il ruolo di certificatore «possa essere svolto da più professionisti in team, proprio per le esigenze di interdisciplinarità – prosegue Di Matteo –. In questo senso, un aiuto alla strutturazione degli studi può venire dalla norma sulla neutralità fiscale delle aggregazioni». La norma ha debuttato a fine 2024 e ha spinto la nascita di nuove società tra professionisti: in un anno, ad esempio, le società degli studi legali sono aumentate dell’11,5%, secondo le elaborazioni di InfoCamere sui dati del Registro delle imprese (si veda Il Sole 24 Ore del 26 gennaio scorso).

«Di fronte a strutture aziendali articolate, diramate, con relazioni anche internazionali, che realizzano operazioni complesse, avere un’equipe con competenze integrate offre più opportunità ai fini della certificazione del Tcf», osserva Gaetano Ragucci, presidente Anti (Associazione nazionale tributaristi italiani). È vero che c’è anche la chance del regime opzionale, rivolto alle imprese più piccole, «ma è un aspetto laterale, che ha meno appeal. Nel nuovo rapporto Fisco-contribuente previsto dalla riforma – continua – l’adempimento collaborativo è pensato soprattutto per le aziende con un’organizzazione interna avanzata. E per fronteggiare il compito di certificazione richiesto, è utile in primo luogo fare rete: una collaborazione privilegiata tra professionisti, che consenta di adattarsi alle esigenze di mercato». In questa direzione, anche secondo Ragucci «possono poi venire in aiuto le regole sulle aggregazioni agevolate, che favoriscono la ristrutturazione degli studi e lo sviluppo delle società tra professionisti».

Nel contesto della cooperative compliance, «oltre alle grandi aziende, anche quelle di medie dimensioni si stanno pian piano dotando di modelli per prevenire i rischi», afferma Fabrizio Colombo, dello studio Tremonti Partners. «Tutto parte da un’analisi costi-benefici, perché è necessaria una mappatura dei rischi fiscali insiti nei processi aziendali, seguita dall’implementazione di un sistema di controllo a presidio di tali rischi. Motivo per cui l’azienda ha bisogno di un supporto da parte dello studio che non è soltanto di natura fiscale, ma anche di tipo aziendalistico. Quanto alle imprese di piccole dimensioni – precisa ancora Colombo – pur se sono previsti procedure e modelli semplificati, ad oggi in quell’area non si vede ancora interesse».

C’è poi il capitolo del contenzioso. I tributaristi ricordano innanzitutto la recente sentenza della Corte dei diritti dell’uomo, che ha chiesto all’Italia di riformare il quadro normativo delle ispezioni fiscali in azienda, evitando forme di accesso indiscriminato. E sottolineano «il grande problema della formazione della prova nel processo. Perché – dice Gianni Di Matteo – è vero che la riforma ha rafforzato i principi di garanzia, ma non siamo riusciti a conseguire l’ammissibilità della prova per testi in forma orale, l’abbiamo ottenuta solo in forma scritta ma con vincoli per cui viene difficilmente ammessa. Sull’introduzione del giudice professionale a tempo pieno, invece, siamo molto soddisfatti, visto che per la prima volta abbiamo una magistratura dedicata al mondo tributario, che è stata sempre una nostra richiesta».

È un punto essenziale. «L’innesco di una professionalità stabile produrrà un adeguamento anche nella difesa delle parti, sia pubblica che privata – commenta Gaetano Ragucci –. Si alza il profilo professionale dei magistrati, si deve alzare anche quello degli avvocati. Da questo punto di vista, sarebbe bello ripensare la formazione, creando un collegamento tra la pratica dei giovani legali e l’attività dei nuovi magistrati di carriera. Dialogare per estendere la specializzazione».

I PILASTRI DEL TCF

Le quattro aree

Il Tax control framework (Tcf) – sistema integrato di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale – è elemento essenziale del regime di adempimento collaborativo (cooperative compliance).

Quattro le aree di funzionamento, indicate dalle Linee guida:

Ambiente di controllo: «il corpus normativo interno, i principi base sui cui si fonda il Tcf, compresa l’adozione di una strategia fiscale»;

Governance del sistema di controllo: «la definizione dei ruoli e delle responsabilità dei soggetti coinvolti nella gestione della variabile fiscale secondo un modello di governance c.d. a “tre linee di controllo”»;

Processo di Tax risk assessment: «l’insieme di norme, regole e processi aziendali volti a consentire l’identificazione, la misurazione e la gestione dei rischi fiscali, intesi nella duplice accezione di “rischi adempimento” e “rischi interpretativi”»;

Meccanismi di aggiornamento e autoapprendimento: «l’attività di verifica svolta nel continuo, volta a valutare l’adeguatezza e l’effettività del Tcf».

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