Oltre la Biennale

Teatro, produzione, performance: la moda investe nell’arte

Lo scouting di giovani talenti, il mecenatismo interdisciplinare, la creazione di ambienti espositivi sorprendenti: le collaborazioni d’autore sono in aumento.

di Silvia Anna Barrilà

“La Vida Breve (Hedera Iberica)” 2023, di Álvaro Urbano.  ©Courtesy Barbara Sanchez Kane and kurimanzutto, Mexico City / New York

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Non la mera trasposizione di soggetti artistici dalla tela alla stoffa. L’arte, soprattutto quella contemporanea, è per la moda una fonte d’ispirazione, oltre che un modo per posizionarsi e comunicare con un pubblico raffinato. «La moda è alla continua ricerca di nuove idee», spiega Tristan Paprocki, gallerista che da Parigi è da poco sbarcato a Milano, insieme al suo socio Guido Romero Pierini, aprendo una nuova sede in zona Porta Venezia. «Ogni stagione deve tirare fuori delle novità: chi meglio degli artisti può aiutarla? Inoltre, è un modo per elevare il lusso ad opera d’arte, ottenere credibilità, avere qualcosa di unico. In passato si puntava su nomi affermati, ora si guarda ai giovani per dimostrare di saper andare oltre l’aspetto commerciale, di essere precursori, di indicare chi saranno gli artisti di domani – e naturalmente anche sostenerli». Tra gli artisti rappresentati dalla galleria (prezzi tra 5mila e 20mila euro, a seconda della tipologia dei lavori), molti hanno già lavorato con brand e stilisti: per esempio, Marion Flament o James Rielly. «Pauline Guerrier farà un lavoro in India collaborando con gli artigiani locali grazie a Chanel», aggiunge Paprocki. «Lo presenteremo nella galleria di Milano nel 2027».

“Estacione scambiantes” (2022), di Bárbara Sánchez-Kane. ©Álvaro Urbano and ChertLüdde, Berlin; Photo Marjorie Brunet Plaza

Chanel due anni fa è sbarcata a Berlino, luogo di produzione dell’arte contemporanea per antonomasia, dove ha avviato una collaborazione con il museo Hamburger Bahnhof per realizzare grandi installazioni. La prima è stata affidata all’artista ceca Klára Hosnedlová, con un’opera monumentale su tematiche legate alla casa e alla vita quotidiana. La seconda sarà la lituana Lina Lapelytė, che a maggio trasformerà il museo in un palcoscenico polifonico per una coreografia partecipata. Non guardando solo ai nomi già affermati, la moda è capace di farsi mecenate, di scoprire (o riscoprire) talenti nascosti e farli crescere. L’orizzonte è veramente globale: non si guarda più solo l’area occidentale, ma tutto il mondo. Sempre Chanel ha annunciato dieci artisti per la terza edizione del premio biennale Next Prize 2026. Tra loro, la messicana Bárbara Sánchez-Kane, classe 1987, le cui opere – cinture intrecciate che pendono dalle pareti, stivali in lattice adagiati a terra, divise militari che rivelano lingerie di pizzo rosso – sono a metà tra vestiti e sculture. Concepite in una società ancora profondamente maschilista, reclamano il ruolo politico dell’abito e ne mettono in risalto la funzione di interazione immediata con la realtà e di costruzione (o decostruzione) dell’identità.

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“To never forget the source” (2022), di Manuela Navas, parte della serie “Blackto the Future”. ©Gustavo Rodrigues

Partita dalle fashion week di New York, nel 2024 è arrivata alla Biennale di Venezia (da Kurimanzutto, i prezzi vanno da 4mila a 75mila dollari). Accanto a lei, il Next Prize di Chanel ha premiato la cinese Pan Daijing, il nigeriano Emeka Ogboh, la coreana Ayoung Kim, il francese di origini caraibiche Pol Taburet che, non ancora trentenne, ha ottenuto un rapido successo per la capacità di mischiare le sue tradizioni e i riferimenti alla pittura classica. Attualmente è a Roma per realizzare nuovi lavori che saranno presentati a Villa Medici (da Mendes Wood i dipinti partono da 65mila euro). Un altro artista premiato, Álvaro Urbano, madrileno di base a Berlino, classe 1983, lavora all’intersezione tra arte, teatro e architettura, creando ambienti immersivi e onirici, in cui la natura invade lo spazio espositivo. Le sue sculture sono piante in metallo dipinto che sembrano vere, con segni di decadimento e foglie a terra (da Chert Lüdde a Berlino, i prezzi vanno da 10mila a 120mila euro. Nel 2025 ha avuto anche una personale nella famosa galleria Marian Goodman di New York). Anche le opere della francese di origini iraniane Chalisée Naamani, come quelle di Bárbara Sánchez-Kane, si pongono al confine tra abiti riccamente decorati e arte contemporanea.

“Who claims love?” (2025), di Chalisée Naamani. ©Courtesy Chalisée Naamani and Ciaccia Levi Paris – Milan; Photographs: Aurélien Mole

La Fondazione Furla l’ha scelta per una performance presentata quest’anno ad Arte Fiera a Bologna, intitolata Wardrobe, con un’allusione all’idea di custodire. Inoltre, ha da poco inaugurato una personale alla Kunsthalle Wien e parteciperà a due collettive al Frac-Artothèque Nouvelle-Aquitaine e a Meymac in Francia (da Ciaccia Levi, le sue opere vanno da 4mila a 15mila euro). L’aspetto sempre più globale della relazione tra arte e moda emerge anche dalla scelta di Max Mara di quest’anno di cambiare direzione: dopo aver collaborato per 20 anni con la Whitechapel Gallery di Londra, sostenendo artiste che nel tempo sono diventate figure riconosciute del sistema dell’arte, ora il premio esplora nuovi territori, diventando nomadico. La prima edizione avverrà in collaborazione con il principale museo dell’Indonesia, il Macan a Giacarta. «Il Premio evolve in uno strumento di diplomazia culturale e dialogo internazionale», ha spiegato la curatrice Cecilia Alemani. «L’innovazione oggi non è più monopolio occidentale». Le artiste selezionate sono le indonesiane Betty Adii, Dzikra Afifah, Ipeh Nur, Mira Rizki e Dian Suci: avranno l’opportunità di lavorare in Italia per sei mesi, incrociando la loro pratica con la nostra tradizione. Dal Brasile arriva Manuela Navas, artista autodidatta, classe 1996, scelta dal marchio milanese Retori per la prima mostra nel suo nuovo store in via della Spiga. La sua monografica, Chupim, curata da Samuele Visentin, presenta una serie di dipinti di piccolo formato realizzati originariamente per illustrare l’omonimo libro per l’infanzia dell’autore brasiliano Itamar Vieira Junior. «Manuela Navas risponde bene alla filosofia della scoperta di sé e del proprio destino che è alla base del marchio», spiega Visentin. «Nelle sue opere c’è uno spirito leggero, che si traduce nelle figure, nei colori del paesaggio, nei movimenti e nelle interazioni tra i personaggi. Si percepisce il senso di appartenenza alla comunità che rappresenta e il tono affettuoso con cui vi si approccia. È capace di trattare temi anche delicati – povertà rurale, rapporto uomo-natura, lavoro stagionale – in modo comunque poetico».

“Theology of collapse (The Myth of Past)” 2024, di Monia Ben Hamouda, Maxxi Bulgari Prize. Courtesy dell’artista, Fondazione MaXXI, e ChertLüdde, Berlino. Foto Luis Do Rosario

Navas è rappresentata da Janaina Torres Galeria di San Paolo, con quotazioni tra 3mila e 15mila dollari. L’artista è stata anche fonte di ispirazione per la fondatrice e direttrice creativa Salma Rachid e il suo design team. La mostra è la prima collaborazione di una serie che prosegue ad aprile, in concomitanza con Miart e Salone del Mobile. con ancora altri artisti, tra cui un altro brasiliano, Gustavo Nazareno. Parlando di arte e moda, non si può non pensare a Miuccia Prada, mecenate sia con Miu Miu, con le performance durante Art Basel Paris, sia con la Fondazione Prada, da più di 30 anni all’avanguardia sulla scena artistica italiana e internazionale, dove da pochi giorni è in mostra il progetto multimediale dell’artista cinese Cao Fei. Durante la Design Week, si è svolta anche la quinta edizione di Prada Frames, un simposio annuale, curato da Formafantasma, quest’anno intitolato In Sight, dedicato al tema dell’immagine come elemento culturale, politico e materiale. Sempre durante il Salone, il museo d’impresa del Gruppo Unipol CUBO ha ospitato nella Unipol Tower di Milano il progetto Abitare il Nero. Da Alberto Burri ai Fashion Designer della Scuola giapponese, nel quale il capolavoro Nero con punti del maestro italiano era in dialogo con cinque creazioni di Issey Miyake, Yohji Yamamoto e Junya Watanabe, tra i più radicali designer nipponici contemporanei. Anche il negozio di Plan C in Via Manzoni è diventato spazio per mostre, grazie alla collaborazione con l’art advisor Margherita Castiglioni. «Ho proposto artisti con un’estetica che parlasse con il brand», ha spiegato Margherita Castiglioni. «Siamo partiti con Christoph Niemann, artista già affermato, mentre la seconda esposizione è stata dedicata ad Annamarie Ho, giovane americana di base a Milano. Lo spazio è aperto per progetti, eventi, book launch». L’arte è entrata anche nella campagna pubblicitaria di quest’anno, con le sculture gonfiabili dell’artista italiano Franco Mazzucchelli, ormai storicizzato, salito nelle quotazioni negli ultimi anni anche grazie al lavoro della galleria berlinese ChertLüdde (prezzi da 10mila a 60mila euro).

“Granada, Granada” (2026), di Álvaro Urbano. ©Álvaro Urbano and ChertLüdde, Berlin; Photo Giorgia Palmisano MBP

A giugno avrà una mostra proprio nello store milanese. Le collaborazioni avvengono, talvolta, a partire da un oggetto iconico. Dal 2016 Dior promuove ogni anno il progetto Dior Lady Art, invitando una serie di artisti a interpretare la famosa borsa. Per l’ultima edizione, che ha celebrato il decimo anniversario, la maison ha scelto artisti affermati come Lee Ufan e Marc Quinn, ma ha confermato la sua visione globale e giovane con artisti come Alymamah Rashed del Kuwait, l’haitiano-americano Patrick Eugène, la pittrice francese Inès Longevial, la brasiliana Sophia Loeb, l’artista di Londra di origini africane Lakwena. L’italiano Edoardo Piermattei, invece, è stato l’interprete della Peekaboo Fendi, che ha aperto il suo palazzo milanese in Montenapoleone come una vera galleria d’arte, con opere dello stesso Piermattei e di artisti come Arnaldo Pomodoro, Nick Cave e Daniel Crews-Chubb. Anche Bulgari inaugura quest’anno il suo ruolo di partner esclusivo dell’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia e lo sarà per le prossime tre edizioni fino al 2030 con un progetto al Padiglione Bulgari, nello Spazio Esedra dei Giardini, di Lotus L. Kang, nota per i suoi ambienti stratificati e complessi che fondono linguaggi organici, strutturali e metabolici. Inoltre la maison promuove la sua prima mostra nell’ambito degli eventi collaterali: ospitato nelle Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana, il progetto espositivo riunisce due interventi site-specific: Momentary Monument – The Library di Lara Favaretto e Fragments of Fire Worship di Monia Ben Hamouda. La collaborazione con quest’ultima, artista italo-tunisina tra le più ammirate della sua generazione, ha avuto un ulteriore intervento a Milano, dove la sua scultura Ya’aburnee (Untranslated Fragment I) è stata installata nel giardino del Bulgari Hotel Milano e rimarrà visibile per tutta la durata della Biennale Arte 2026. Dall’antico al contemporaneo, dalla conservazione e valorizzazione del patrimonio al MAXXI Bulgari Prize (di cui l’anno prossimo ricorre la decima edizione), dalla partnership con la Biennale del Whitney al legame con Venezia, la scelta è sviluppata a tutto tondo.

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