Leader della sostenibilità 2026

Tecnologie e processi: l’economia circolare entra in fabbrica

Nella lista Sole 24 Ore-Statista una serie di aziende che hanno saputo trasformare la gestione degli scarti in leva industriale

di Claudia La Via

Un momento della produzione di un arredo del gruppo Battistella che vede nell’economia circolare un modello industriale concreto

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Non più soltanto riciclo a valle, ma progettazione, durata, recupero degli scarti, materie prime seconde, imballaggi e filiera. L’economia circolare sta cambiando grammatica: da pratica ambientale a leva industriale. Lo dimostra anche il percorso europeo verso il nuovo Circular Economy Act, atteso nel 2026, con cui Bruxelles punta a creare un mercato unico delle materie prime seconde e a raddoppiare il tasso di circolarità europeo fino al 24% entro il 2030.

Il largo consumo

Tra le aziende entrate nella lista Leader della sostenibilità Sole 24 Ore-Statista, il filo rosso della circolarità attraversa settori diversi. Nel largo consumo, passa soprattutto da packaging, materiali e valorizzazione dei residui. Ferrarelle per esempio - new entry nella classifica 2026 insieme a Bolton group - partendo da bottiglie post-consumo produce R-Pet, plastica sostenibile alimentare da immettere sul mercato come nuove bottiglie. Bolton Group, con marchi come Rio Mare, Simmenthal e Palmera, lega invece la circolarità al packaging, alla collaborazione con Wwf Italia per valutare la sostenibilità degli imballaggi e alla riduzione dei rifiuti nelle attività operative. Valsoia si concentra invece su riduzione della plastica, impatto ambientale delle bevande lungo tutto il ciclo di vita e possibile valorizzazione dell’okara, il residuo della lavorazione della soia oltre alla creazione di un’area ecologica dedicata ai rifiuti assimilabili.

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Le due direttrici di Elleci

Se nel largo consumo il primo terreno è soprattutto l’imballaggio, nell’industria la circolarità entra nel ciclo produttivo. Per Elleci, azienda specializzata in lavelli, lavabi e soluzioni per cucina e bagno, il punto di partenza non è lo scarto, ma il prodotto. «Il primo vero criterio di sostenibilità è la durabilità, per superare la logica dell’usa e sostituisci», spiega Graziano Traversa, chief operating officer di Elleci. Per l’azienda la sostenibilità si sviluppa lungo due direttrici complementari: da una parte il recupero e il riutilizzo interno dei materiali di risulta generati durante il processo produttivo, dall’altra il progetto di un nuovo modello di business in cui anche il prodotto a fine vita possa essere recuperato, rigenerato e reintrodotto nel processo industriale come nuova materia prima. La roadmap 2030 dell’azienda ha fissato obiettivi misurabili: arrivare almeno al 50% di materiali riciclati o rinnovabili all’interno della produzione. A partire dal recupero degli scarti: «Attraverso processi di triturazione e rigenerazione - dice Traversa - stiamo sviluppando tecnologie che ci consentiranno di recuperare oltre il 90% degli scarti generati dal ciclo produttivo e reintrodurli nelle formulazioni, sostituendo parte del quarzo vergine».

Il sistema di recupero dell’acqua di Elleci, tra le scelte dell’azienda in nome dela sostenibilità

Battistella: scarti come risorsa strategica

Anche nel settore del legno-arredo la circolarità assume la forma concreta degli sfridi. All’interno del processo produttivo del gruppo Battistella, oltre il 93% dei materiali utilizzati è di origine riciclata e il 90% del budget di approvvigionamento va a fornitori italiani. «Per noi oggi l’economia circolare è un modello industriale concreto, non uno slogan: significa integrare materiali, processi e filiera in modo coerente per ridurre sprechi e impatto ambientale», afferma Alberto Battistella, general director di Battistella Company. Gli scarti legnosi infatti, spiega Michele Colombari, sustainability & certification director di Battistella Company, «non vengono considerati semplicemente un sottoprodotto inevitabile, ma una vera e propria risorsa strategica». Trucioli, segatura e ritagli vengono raccolti e reimmessi nel ciclo produttivo, soprattutto per realizzare pannelli in legno riciclato e la quota non recuperabile viene valorizzata come biomassa. Anche l’automazione aiuta a minimizzare gli sfridi: «Già in fase di progettazione, software avanzati ottimizzano il taglio dei pannelli. In produzione, le macchine garantiscono precisione e ripetibilità, limitando errori, difetti e rilavorazioni». Fra le ulteriori azioni messe in campo dal gruppo ci sono anche vernici all’acqua bio che migliorano la qualità dell’aria sia negli ambienti produttivi che in quelli domestici, il recupero dell’acqua e imballaggi riciclabili.

Gefran: circolarità come valore per la filiera

Nell’automazione industriale, invece, il tema si sposta dai materiali ai processi, e la circolarità diventa un valore per l’intera filiera. Per Gefran, multinazionale bresciana specializzata in sensori, componenti e soluzioni per l’automazione, la circolarità riguarda anche l’impatto delle tecnologie sui clienti. «L’economia circolare si collega alla natura stessa dei prodotti che realizziamo: sensori e componenti ad alto contenuto tecnologico, destinati a impianti industriali e a molteplici settori applicativi», spiega la presidente Maria Chiara Franceschetti. «Lavorare sulla circolarità significa prestare attenzione ai materiali impiegati, alla gestione dei rifiuti generati - nell’ottica anche di ridurre il più possibile gli scarti - e alle funzionalità delle nostre soluzioni, che possono favorire una gestione più efficiente delle risorse produttive anche del cliente finale». Nel 2025 Gefran ha avviato la valutazione dell’impatto ambientale dei propri prodotti attraverso uno studio su tutto il loro ciclo di vita, dai materiali alla produzione, fino all’utilizzo e al fine vita. Sul fronte degli imballaggi, già il 100% del materiale utilizzato è riciclabile, il 79,7% è facilmente degradabile e il 70,4% dei rifiuti prodotti dal gruppo è stato oggi avviato a recupero. «L’innovazione di prodotto può diventare una leva di sostenibilità anche per i clienti industriali quando consente di rendere i processi più controllabili, misurabili ed efficienti», aggiunge Franceschetti.

Un’addetta di Gefran al lavoro. L’innovazione va a braccetto con la sostenibilità

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