Verso il processo

Telespazio e geo informazione nel mirino dello spionaggio russo

Vita e illazioni dell’ex agente Gavino Piras, arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver passato informazioni (probabilmente di basso livello) al servizio militare (Gru) di Mosca. Rancore per eventi passati o solo interesse per il denaro? Al di là delle motivazioni emerge la modalità aggressiva da parte dei russi e l’attenzione particolare alle informazioni satellitari. Senza contare, la produzione di contenuti online. Guarda caso allineati con la propaganda anti ucraina

Satelliti nello spazio, in orbita attorno al pianeta Terra.  Alamy Stock Photo

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Una carriera nel controspionaggio italiano, un profondo interesse verso le infrastrutture strategiche del nostro Paese, e una certa tendenza a seminare dubbi e illazioni sui colleghi delle agenzie di intelligence nelle quali ha lavorato: è questo un profilo parziale di Gavino Raoul Piras - il 59enne arrestato ieri nell’ambito di un’inchiesta del ROS dei Carabinieri con l’accusa di spionaggio a favore della Russia insieme a un altro ex collega– che emerge da una serie di comunicazioni private alle quali 24OreNextMed ha avuto accesso in esclusiva. Per tentare di capire chi è l’ex funzionario dei servizi segreti agli arresti in attesa di processo, è necessario addentrarsi in una biografia con parecchi punti in sospeso, densa di sigle e competenze dal significato vago.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

 

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Una vita nel controspionaggio

Secondo il curriculum che lo stesso Piras racconta a una delle nostre fonti – e che abbiamo verificato solo in parte, a causa dell’ovvia riservatezza che circonda questi ambienti -, Piras è laureato in Scienze Politiche e in relazioni internazionali. Una delle tesi che scrive, non è chiaro in quale periodo del suo percorso accademico, ruota intorno all’intelligence della Federazione Russa. Nel 1998, a 31 anni, fa parte già da un po’ del II Reparto informazioni e sicurezza, il cosiddetto «II RIS», un reparto d’intelligence militare che dipende direttamente dallo Stato maggiore della Difesa che agisce in stretto collegamento con l’AISE (l’agenzia di intelligence esterna) e opera principalmente nelle zone a rischio dove sono impiegati militari italiani o nelle zone di guerra. Da questo Reparto dipendono tutti gli uffici degli addetti per la difesa italiani dislocati nelle varie ambasciate e consolati italiani in giro per il mondo, e anche negli uffici di rappresentanza della NATO, di SHAPE (il comando delle potenze alleate in Europa) e dell’OSCE. Non è chiaro se durante il periodo al II RIS Piras abbia svolto missioni all’estero, né in quali Paesi, ma di sicuro partecipa alla costituzione della C/I, la cellula che si occupa di controinformazione, una competenza che – come vedremo – Piras utilizzerà in futuro. Qualche anno dopo, Gavino Raoul Piras passa alle agenzie di intelligence più famose, direttamente alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e lavora per l’AISE (i servizi di intelligence esteri)ma soprattutto per l’AISI (l’agenzia interna), dove si occupa esclusivamente di una mansione: il controspionaggio. Piras rimane all’AISI fino all’agosto del 2012, all’età di quarantacinque anni, e a questo punto sembra mettersi in proprio. Racconta di avere ottenuto un ruolo di consulente privato per il governo di un paese del Golfo non meglio specificato, forse il Qatar, ma sul suo abbandono dell’agenzia di intelligence interna permane almeno un punto oscuro.

La frattura

In una nota scritta da Piras nel giugno del 2023 che abbiamo avuto modo di leggere, l’ex agente usa toni polemici e velenosi verso un suo ex superiore, l’ex capo del dipartimento di controspionaggio dell’AISI. Secondo Piras, questo ex dirigente avrebbe mentito sulle sue competenze per garantirsi la promozione da un ufficio periferico fino allo scranno di direttore del controspionaggio, e avrebbe operato con una tale dabbenaggine che nell’ambiente dell’AISI il suo cognome sarebbe diventato sinonimo di errori e fallimenti. Se non si trattasse di sicurezza nazionale, potrebbero sembrare banali pettegolezzi da ufficio, punteggiati da invidie e gelosie professionali, ma la vicenda assume un tono particolarmente grave quando Piras accusa il suo ex superiore di aver creato un «grosso problema» all’AISI facendo arrestare un agente dell’AISE «particolarmente famoso per la sua alta professionalità in tema di controspionaggio russo», accusandolo di collusione con una potenza avversaria. L’agente in questione viene subito prosciolto, ma la data dell’operazione non sembra casuale: tutto avviene nel 2012, pochi mesi prima dell’abbandono di Piras. Piras lascia l’AISI per rancore verso il suo ex direttore, una questione personale della quale continua a parlare dopo più di dieci anni? E fino a che punto potrebbe essersi spinto per un desiderio di rivalsa?

L’interesse per le infrastrutture

Dopo l’uscita dall’AISI, oltre alla presunta consulenza per una monarchia del Golfo, Piras scrive numerosi articoli per alcuni siti di intelligence, uno dei quali oggi risulta chiuso, mentre l’altro si concentra soprattutto sulle minacce alle infrastrutture e su congressi in materia di rischi chimici, batteriologici e nucleari. Alcuni degli articoli sono firmati semplicemente con lo pseudonimo «Kevin». Intorno alla fine del 2025, proprio nel periodo in cui i carabinieri intercettano uno degli incontri con Mikhail Asthakov, l’agente russo che si nascondeva dietro l’immunità diplomatica di un incarico all’Ambasciata delle Federazione russa a Roma, Piras invia ad alcuni dei suoi contatti altri messaggi che aderiscono curiosamente alla narrazione di Mosca su varie vicende. Piras, ad esempio, si lamenta della scarsa enfasi che i media italiani hanno riservato all’arresto di Serhiy Kuznetsov, l’agente ucraino accusato dalla Germania di aver orchestrato l’attentato al gasdotto NordStream, fermato nei pressi di Rimini nell’agosto precedente. Piras sostiene anche che nei dintorni di Kuznetsov, al momento dell’arresto, sarebbe stato presente un agente dell’MI6, alludendo al coinvolgimento dei britannici nell’operazione NordStream, uno dei cavalli di battaglia della propaganda del Cremlino. Se davvero Gavino Raoul Piras è stato reclutato dal GRU – il servizio segreto militare russo – come indicano le accuse, il suo interesse per le infrastrutture strategiche italiane potrebbe assumere contorni particolarmente sinistri. Secondo le nostre fonti, in particolare, uno dei suoi contatti militari ancora in servizio e oggi tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta, ha partecipato ad alcuni forum di Telespazio S.p.A. - la società partecipata da Leonardo e Thales tra i principali operatori al mondo nel campo dei servizi satellitari e della geo-informazione- e ad eventi riservati di un’importante compagnia italiana del settore IT, che fornisce servizi anche alla Polizia di Stato. Non solo sistemi missilistici Grifo e Aster o schede sul personale delle Forze armate italiane, quindi, ma forse qualcosa di ancora più complesso.

L’intera vicenda, com’è ovvio, presenta ancora numerosi interrogativi: se Gavino Raoul Piras ha veramente deciso di collaborare con i servizi segreti russi, in che punto della sua carriera è iniziata questa collaborazione? Che tipo di informazioni e documenti, e di quale livello di riservatezza, potrebbe essere riuscito a fornire all’intelligence del Cremlino? Fino a che punto i militari in servizio inquisiti insieme a lui e all’ex carabiniere Vincenzo Di Pasquale erano davvero consapevoli di quello che stavano facendo? E dietro la decisione di passare informazioni a una potenza rivale c’è solo il denaro o anche le vecchie ruggini contro gli ex superiori hanno giocato un ruolo? Di sicuro, come spiega il professor Luigi Sergio Germani, direttore dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici, uno dei più importanti think-tank italiani sui temi strategici e della difesa, l’intera operazione mette in evidenza almeno un aspetto: la scarsa cautela degli agenti operativi del GRU. «Tutti gli apparati di intelligence russi, fin dai tempi della Guerra fredda, hanno sempre sottovalutato le agenzie italiane, e anche questa operazione lo dimostra: le procedure prevederebbero di incontrare le fonti in Paesi terzi, non nella stessa nazione che hai preso di mira. Ma questo è il modus operandi tipico del GRU, come ha già dimostrato il caso di Walter Biot: gli agenti del GRU, a differenza dei colleghi dell’FSB e dell’SVR, sono incauti, aggressivi e puntano subito ai risultati». Una fretta che, almeno nel caso Piras, potrebbe essere stata rovinosa per Mikhail Astrakhov, di cui ora si attende l’espulsione.

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