Tempi e decadenze, il bonus prima casa è un rompicapo
Gli ultimi interpelli e l’allungamento a due anni del termine per vendere l’abitazione già acquistata con lo sgravio complicano le regole. Deadline di 12 o 24 mesi per il credito d’imposta
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La manovra per il 2025 ha trasformato l’agevolazione «Prima casa» in un rompicapo. La legge 207/2024 (articolo 1, comma 116) ha infatti consentito a chi ha già una prima casa di acquistare un’altra abitazione con questa agevolazione, a patto di vendere quella comprata in precedenza entro due anni dal nuovo acquisto. Il termine previgente era di un anno. E proprio questo allungamento ha creato un’enorme complicazione, perché il termine biennale si incrocia:
1) con il termine annuale entro il quale occorre comprare una abitazione principale per non decadere dal beneficio fiscale in caso di vendita della prima casa nel quinquennio che decorre dalla data del suo acquisto;
2) con il termine annuale o biennale (a seconda dei casi, oltre illustrati) entro il quale occorre effettuare l’acquisto valevole per la maturazione del credito d’imposta che la legge concede appunto in caso di riacquisto della prima casa.
Cerchiamo allora di fare chiarezza: l’agevolazione prima casa dovrebbe essere di facilissima applicazione, in quanto, per sua natura, dovrebbe essere alla portata di chiunque. Invece, già di per sé molto complicata, è ora diventata una torre di Babele, difficilissima anche per gli addetti ai lavori.
Agevolato chi non ha altre case
L’agevolazione compete al ricorrere di alcuni presupposti, tra cui la mancanza di una «prepossidenza». Vale a dire che non spetta (vedi l’esempio 1) a chi sia titolare (Nota II-bis, comma 1, all’articolo 1, Dpr 131/1986):







