Minerali critici

Terre rare, Lynas frenata dalla guerra nel Golfo: acido solforico quattro volte più caro

La società australiana, uno dei pochissimi fornitori non cinesi di terre rare, registra utili record ma inferiori alle attese, per via del rialzo dei costi produttivi

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

Anche le terre rare risentono della guerra nel Golfo Persico. A evidenziarlo sono i risultati di Lynas Rare Earths, appesantiti da un aumento dei costi dovuto tra l’altro ai rincari record dell’acido solforico: nell’ultimo anno il prezzo è quadruplicato, ha denunciato la società australiana in conference call con gli analisti.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il crollo dei transiti nello Stretto di Hormuz e i danni subiti da molti impianti nel Golfo Persico, colpiti da attacchi iraniani, hanno drasticamente ridotto la disponibilità di zolfo: da questa regione arrivava circa la metà delle forniture globali, usate nei fertilizzanti ma anche nella produzione di un acido usato in molti processi di estrazione mineraria e raffinazione di metalli.

Loading...

Le terre rare sono anzi tra i metalli più esposti a rischi dovuti alla scarsità di acido solforico, con una quota del 70% della produzione globale che potrebbe risentirne secondo un’analisi di Benchmark Minerals, contro il 20% circa per rame e nickel.

Lynas – uno dei pochissimi fornitori non cinesi di ossidi di terre rare – ha comunque riportato risultati record: nell’anno fiscale al 30 giugno i profitti netti sono saliti a 222, 4 milioni di dollari australiani (159,4 milioni di dollari Usa), sotto le attese degli analisti – il consensus Bloomberg puntava a 263,2 milioni di A$ – ma quasi trenta volte superiori agli 8 milioni dell’esercizio precedente. I ricavi sono cresciuti del 76% a 977,9 milioni di A$.

Il gruppo ha avviato nei mesi scorsi la produzione commerciale di ossidi di neodimio-praseodimio e di terbio, tagliando per primo (a maggio 2025) il traguardo di offrire regolari forniture non cinesi di terre rare “pesanti”, le più ricercate, in particolare nell’industria della difesa. Il prezzo medio di vendita che ha ricavato è stato 80,7 A$/kg, in aumento del 59% rispetto all’anno fiscale 2024-25.

Lynas punta ora ad espandersi su più fronti: stringendo nuovi accordi (o eventualmente rilevando attività estrattive) per aumentare i rifornimenti di minerali da raffinare e sviluppando, più a valle nella catena del valore, la produzione di magneti.

Il ceo ad interim Pol Le Roux – al timone in attesa della sostituzione di Amanda Lacaze, in pensione da luglio –ha riferito di «colloqui in fase iniziale con diverse parti» per una fabbrica di magneti negli Usa: ambizione che Lynas persegue da tempo, anche per i generosi sussidi offerti dall’amministrazione Trump. «Siamo sulla buona strada per quello e per molti altri progetti», ha assicurato Le Roux.

Nell’ultimo anno, come detto, Lynas ha comunque subito un aumento imprevisto dei costi, in parte dovuto anche alla bassa qualità del minerale estratto nel deposito australiano Mount Weld: difficoltà ora superate, anche se«è stato molto complesso». Resta il problema dell’acido solforico. E su questo fronte ha le mani legate.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti