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Terrorismo, l’interrogatorio del nipote di Hannoun: «Mi ha messo in contatto con Hamas»

Il verbale rilasciato alla polizia israeliana. I dubbi dei difensori dell’indagato sull’utilizzabilità degli atti formati dalle autorità israeliane e usati dai pm italiani

di Ivan Cimmarusti

Le perquisizioni nella sede dell'Associazione Cupola d'oro in via Venini a Milano, nell'ambito delle indagini di Polizia e Guardia di Finanza sui finanziamenti ad Hamas, 27 dicembre 2025.

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Mohammad Hannoun evita il primo vero confronto con i magistrati. All’interrogatorio di garanzia si avvarrà della facoltà di non rispondere: oggi, davanti al giudice per le indagini preliminari, l’architetto giordano arrestato dai pm di Genova e dalla Dna con l’accusa di finanziare Hamas (7 milioni di euro dal 2001 a oggi) si limiterà a rendere dichiarazioni spontanee. Un passo laterale, almeno secondo la difesa.

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Utilizzabilità degli atti

Gli avvocati Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo mettono subito un paletto, che suona più come manovra strategica. «Ci sono oltre 10mila pagine di atti», dice Tambuscio, «che devono essere studiate». Tradotto: prima di esporsi, vogliono vedere fino in fondo cosa c’è nel fascicolo. Perché il cuore dell’indagine – oltre ai riscontri della Digos e della Guardia di finanza di Genova – è un materiale arrivato dall’estero: documenti inviati dalle Autorità israeliane, acquisiti nel corso delle operazioni militari all’indomani dell’attentato terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023. Carte che, secondo i legali, potrebbero anche non essere utilizzabili perché formate nel corso di operazioni militari dell’esercito israeliano.

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Come un verbale del 2013, un interrogatorio della polizia israeliana a Muhammad Awad, il nipote di Hannoun oggi 38enne, acquisito con modalità tutte da chiarire. Sono dichiarazioni rese nell’ambito di un procedimento giudiziario e dunque, in quel contesto, Awad assume la posizione processuale di testimone.

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I rapporti con Hamas

Secondo Awad, lo zio non si limitava a finanziare associazioni benefiche per il popolo palestinese. Al contrario, al nipote avrebbe affidato un compito preciso: far arrivare soldi e farli circolare a beneficio di Hamas, tra attivisti e detenuti affiliati al movimento. «Ho ricevuto la lista di attivisti di Hamas (…) da mio zio Muhammad che mi aveva chiamato a dicembre 2012 e mi aveva detto che c’era un importo di 200mila shekel (circa 40mila euro dell’epoca, ndr) che mi sarebbe arrivato ed io avrei dovuto distribuirlo ad attivisti e prigionieri affiliati ad Hamas detenuti in Israele in quel periodo. Lui (Hannoun, ndr) disse “ti darò i nomi e i numeri di telefono dei loro genitori” ed io ho accettato».

Awad non si ferma, aggiunge ulteriori dettagli dei presunti rapporti dello zio con Hamas. Anzi, indica un nome preciso: «Mio zio mi ha dato il numero di Rateb Zaidan, circa cinquant’anni, noto come Abu Abdullah (…) un uomo di Hamas». E aggiunge che quell’uomo è «coinvolto nelle attività finanziarie di Hamas». Da quel contatto, sostiene, sarebbero arrivati altri agganci: Abu Shahed e Abu Ahmad. Obiettivo: sostenere economicamente le famiglie «dei martiri» del movimento attraverso una associazione, la Al Nour, che per gli israeliani è legata ad Hamas.

Il quadro investigativo, intanto, non ruota solo attorno a Hannoun – noto anche come presidente dell’Associazione palestinesi in Italia – ma si allarga a nove destinatari di misura cautelare. Tra loro c’è Osama Alisawi, ex ministro dei Trasporti col governo di Hamas ed ex referente dell’Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese (Abspp), di cui a Genova Hannoun era il responsabile. Secondo l’accusa, l’ente serviva a raccogliere fondi in Italia e finanziare Hamas, compresa l’ala militare, e avrebbe continuato anche dopo l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023.

Perqusizioni

Non basta. I pm ritengono che Hannoun fosse in contatto con l’ex premier palestinese di Hamas Ismail Haniyeh – assassinato a Teheran nel 2024 – e con l’ex vice ministro dell’Interno Abu Madi. E richiamano un episodio datato 2011: Hannoun è stato immortalato da una videocamera durante la cerimonia per l’accordo di Wafa Al Arar, quello che portò alla liberazione di un soldato israeliano in cambio di 1.207 terroristi.

Intanto sono state fatte perquisizioni a sette indagati. Tra loro, la moglie e i figli di Hannoun e la giornalista e attività Angela Lano.

Riproduzione riservata ©
  • Ivan Cimmarustigiornalista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Sicurezza, giudiziaria, inchieste, giustizia tributaria

    Premi: Nel 2011 tra i vincitori del Premio Internazionale Antimafia Livatino-Saetta

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