La stretta in arrivo

Tetto del 30% nelle classi per gli alunni stranieri iscritti da meno di tre anni

Verso il Cdm giovedì 24 settembre, possibile lo scorporo in un Dl con le misure urgenti e un Ddl con il divieto di burqa e niqab

Studenti universitari che imparano una lingua straniera nel laboratorio linguistico del Westchester Community College.  (Foto di ANDREW HOLBROOKE/Corbis via Getty Images)

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Per la stretta sugli alunni stranieri è questione di giorni. Ma se il quando vararla sembra definito, e cioè nel primo Consiglio dei ministri utile (probabilmente giovedì 24 alle 16.30), sul come strutturarla le interlocuzioni sono ancora in corso, anche con il Colle.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Non è ancora stato deciso se le misure annunciate quest’estate dal ministro dell’Istruzione, e del Merito, Giuseppe Valditara, e rilanciate domenica dalla premier Giorgia Meloni - a cominciare dal tetto del 30% per gli studenti di cittadinanza non italiana nelle classi e dal divieto di burqa o niqab a scuola - finiranno in un unico decreto. O se, come pare, saranno spalmate su un Dl e un Ddl (o meglio un pacchetto di emendamenti a un disegno di legge già in Parlamento).

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Il tetto del 30% delle classi

Il nodo sarà sciolto in pre-consiglio o direttamente in Cdm. A prescindere dal veicolo in cui finiranno, i contenuti sembrano essere stati messi a punto. Sul tetto del 30% si tratta di dare forza di legge a una previsione contenuta finora in una circolare varata nel 2010 dall’allora ministra Mariastella Gelmini e rimasta spesso sulla carta. Anche per le difficoltà organizzative collegate a una popolazione studentesca in diminuzione da anni per effetto del calo demografico e una presenza straniera nelle aule invece in aumento. Secondo la banca dati del Mim, aggiornata al 31 agosto 2025, gli alunni con cittadinanza non italiana nelle nostre scuole sono 911.578 e rappresentano grosso modo il 12% circa del totale (7,5 milioni). La linea è quella di concentrarsi sugli alunni provenienti dall’estero che non hanno ancora tre anni di percorso scolastico alle spalle e sono indietro con l’italiano. Prevedendo che non possano appunto superare il 30% degli studenti totali in classe. Saranno i dirigenti scolastici a distribuirli più equamente nella loro scuola o a chiedere aiuto agli Uffici scolastici territoriali per trovare un istituto di prossimità, come avviene oggi per le iscrizioni che non possono trovare accoglimento. E potrebbero arrivare anche delle risorse in più da utilizzare per supportare gli istituti scolastici coinvolti, Mef permettendo. Un tema su cui è tornato ieri il ministro Valditara durante la cerimonia “Tutti a scuola” che si è svolta ad Amatrice. Nel ricordare «la necessità dell’integrazione degli studenti stranieri, in tutte le decisive sfumature dell’espressione», il titolare del Mim ha detto che bisogna «rimuovere le cause anche linguistiche di un’inaccettabile marginalizzazione - con particolare attenzione all’effettiva padronanza della lingua italiana, perché senza conoscenza della nostra lingua, senza la padronanza della nostra lingua non c’è vera integrazione, non c’è successo scolastico e non c’è futuro all’interno della nostra società».

Le misure del Dl

In quella direzione sembra andare anche un’altra misura in arrivo, destinata a restare nel Dl e non a defluire nel Ddl come dovrebbe avvenire invece per il divieto di indossare il burqa o il niqab a scuola. Stiamo parlando dei corsi obbligatori di italiano per i genitori con figli in situazioni di ritardo educativo grave. Il meccanismo allo studio porterebbe le scuole ad attivare i servizi sociali e sarebbero poi questi ultimi a prescrivere ai familiari degli alunni in condizione di marginalità linguistica lo svolgimento di un corso di italiano presso un centro di istruzione per gli adulti (i Cpia). All’interno del decreto dovrebbe finire anche il cambio di denominazione per istituti tecnici e professionali, che diventerebbero «licei», portando così a compimento la riforma dell’istruzione tecnologica-professionale promossa da Valditara anche in attuazione del Pnrr. E anche un piano di semplificazioni ad ampio raggio per famiglie e insegnanti. Oltre allo stanziamento di 170 milioni per potenziare alcuni ambiti in sofferenza (ispettori, segreterie scolastiche eccetera) e gratificare i docenti. Prorogando compiti e retribuzioni aggiuntive per i docenti tutor e orientatori.

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