«The great resignation» spiegata con il tunnel del San Gottardo
Il crollo dell’offerta di lavoro inteso come fallimento della «condivisione del rischio» tra aziende e dipendenti. Come ai tempi degli scavi con l’esplosivo
di Vittorio Pelligra
7' di lettura
I punti chiave
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Nel 1921, esattamente cento anni fa, lo scrittore inglese D.H. Lawrence, autore tra gli altri de L’amante di Lady Chatterley, assieme alla moglie Frieda, compie un viaggio in Sardegna. Ne fornisce il resoconto nel bellissimo Mare e Sardegna (Illisso). «Prenderemo il treno delle Secondarie ovunque esso vada», scrive. «Era meraviglioso correre nel luminoso mattino verso il cuore della Sardegna. Salivamo sempre. La linea faceva grandi curve così che quando si guardava fuori dal finestrino, più di una volta si trasaliva vedendo un trenino correre davanti a noi, in direzione divergente, tra grandi sbuffi di vapore. Ma guarda, era la nostra piccola motrice che si lanciava in una curva lì davanti (…) È una strana ferrovia – continua lo scrittore - mi piacerebbe sapere chi l’ha costruita. Sfreccia su per le colline e giù per le valli e attorno a curve improvvise con la massima noncuranza, non come fanno le vere, grandi ferrovie, che avanzano grugnendo in profonde trincee e appestando l’aria nelle gallerie, ma corre su per una collina come un cagnetto affannato, e si guarda attorno, e parte in un’altra direzione scuotendoci dietro a lui, con grande indifferenza. Questo sistema è molto più divertente di quello a gallerie e trincee».
La lezione del «trenino verde»
Il viaggio si rivela affascinante e divertente per Lawrence e la moglie, certamente più che se la ferrovia fosse stata una «vera, grande» ferrovia, con gallerie per oltrepassare le montagne e viadotti per superare le vallate. E invece il «trenino verde», così oggi si chiama quella linea, costeggia tortuosamente le spalle dei colli, si inerpica sui pendii aspri e scoscesi e percorre, per questa ragione, nel doppio del tempo una distanza che si sarebbe potuta dimezzare se solo il tragitto fosse stato realizzato come quello di una «vera, grande» ferrovia. Certo i turisti alla ricerca di esperienze esotiche avrebbero perso qualcosa, ma i cittadini sardi che per più di un secolo hanno usato quella linea per spostarsi quotidianamente per lavoro e le altre necessità della vita ne avrebbero tratto un grande beneficio.
Linea lunga e tortuosa o breve ed economica?
Eppure, si decise di costruire la linea in questo modo, di seguire un tracciato oltremodo tortuoso. Perché? Perché non si adottarono soluzioni più efficienti come quelle che caratterizzano altre linee montane come, per esempio il «Glacier Express» svizzero che collega Zermatt a St. Moritz attraversando 291 ponti e 91 tunnel? Le curve e i tornanti rappresentavano per la compagnia inglese che costruì la linea in Sardegna un’alternativa decisamente più economica rispetto alle gallerie e ai ponti e, siccome il contratto che venne sottoscritto prevedeva il pagamento in base alle miglia «costruite» e non a quelle «necessarie», non sorprende che la scelta di un tragitto tortuoso, più lungo ma più economico, per il costruttore, abbia prevalso su quella di una linea più diretta, breve e migliore per la collettività. Questo esempio mostra in maniera chiara ciò che può accadere nell’ambito di una relazione contrattuale quando siamo in presenza di informazioni asimmetriche e quando questa asimmetria riguarda, in particolare, le cosiddette «azioni nascoste»: dopo la stipula di un contratto, un accordo anche tacito o un patto, una delle due parti, convenzionalmente definita «principale», perde il controllo sulle azioni dell’altra parte, di solito chiamata «agente».
Nel caso narrato da Lawrence il principale, cioè l’amministrazione pubblica, sottoscrive un contratto di fornitura con l’agente, l’impresa di costruzioni e, da questo momento, perde la possibilità di controllare in maniera precisa il suo operato. Certamente c’è sempre la possibilità di verificare, alla fine, il risultato del lavoro o di valutare lo stato di avanzamento dei lavori, ma, nonostante questo, non sarà mai del tutto possibile controllare in maniera costante e precisa ogni scelta che verrà presa nella fase di costruzione e che contribuirà a determinare il risultato, il livello di adesione del prodotto alle specifiche del contratto e, in ultimo, la soddisfazione del committente. Il problema sorge a causa di due fattori concorrenti. Il primo lo abbiamo già individuato: la presenza di asimmetrie informative nella forma di informazioni private sulle azioni dell’agente; il secondo, invece, riguarda il fatto che tra le parti esiste un conflitto di interessi: sempre stando all’esempio della ferrovia, l’amministrazione pubblica desidera il miglior risultato al minimo costo e l’impresa è interessata a minimizzare i costi per massimizzare il profitto.
Il rischio di «azzardo morale»
L’azione congiunta di questi due elementi fa sorgere il rischio di «azzardo morale»: un comportamento opportunistico reso possibile dall’impossibilità di una verifica puntuale sulle azioni dell’agente. Si tratta di un problema pervasivo che affligge ambiti diversissimi della vita sociale, politica ed economica. È un problema che nasce per il semplice fatto di aver bisogno di affidare a qualcun altro ciò che non possiamo fare direttamente da noi. È la necessità di «delegare» ad altri – i cittadini ai politici, gli azionisti ai manager, i pazienti al medico, i risparmiatori alla banca, solo per fare qualche esempio – la cura nostri propri interessi. Come sottolinea il premio Nobel Kenneth Arrow, «per definizione, l’agente viene selezionato per le sue conoscenze specialistiche e il principale non può mai sperare di controllare completamente le sue azioni e le sue scelte».







