Think twice! Come le emozioni promuovono l’equità
I neuroeconomisti ci spiegano che davanti ad una situazione di ingiustizia e disuguaglianza il nostro cervello produce rabbia e disgusto
di Vittorio Pelligra
5' di lettura
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La disuguaglianza non ci piace. In società più diseguali si vive male: sono più pronunciati i problemi sociali e la criminalità, ci si fida meno gli uni degli altri e la salute dei cittadini risulta più precaria, maggiore è l'incidenza del disagio mentale e l'aspettativa di vita è più bassa. I neuroeconomisti ci spiegano che davanti ad una situazione di ingiustizia e disuguaglianza il nostro cervello produce rabbia e disgusto.
Queste reazioni sono così radicate nella nostra storia evolutiva che si osservano anche nei primati superiori, i nostri cugini filogenetici. Ma la rabbia e il disgusto non rimangono silenti, si manifestano di solito attraverso comportamenti di protesta.
Le scimmie cappuccine esposte all'ingiustizia reagiscono rifiutando il cibo. Sono disposte a sopportare un costo pur di manifestare il loro disappunto rispetto al trattamento ingiusto al quale sono sottoposte. Gli esseri umani, analogamente, sono disposti a rinunciare ad un guadagno materiale pur di punire chi si è comportato ingiustamente nei loro confronti. È questo il principale risultato che emerge dagli studi condotti sull'ultimatum game di cui abbiamo parlato diffusamente nei Mind the Economy delle settimane scorse. Un modello comportamentale osservato in tutto il mondo, ci spiegano gli antropologi, e presente in tutte le culture.
Il ruolo che le emozioni giocano nel plasmare le nostre reazioni davanti all'ingiustizia è stato esplorato attraverso una serie di esperimenti basati su differenti varianti dell'ultimatum game. Nella sua versione standard, questa situazione, prevede che due giocatori siano chiamati a spartirsi una certa risorsa.
Il ruolo delle emozioni
Il giocatore A, o proposer, riceve 10 euro come dotazione iniziale e deve decidere quanti darne al giocatore B, detto anche receiver. L'offerta può andare da zero fino all'intera somma. Una volta comunicata l'offerta il receiver potrà accettare o rifiutare. In caso di rifiuto nessun dei giocatori otterrà niente. I risultati tipici che si osservano sia in laboratorio che sul campo, in situazioni del genere, ci dicono che le offerte inferiori al 30-40% dell'intera dotazione vengono di solito rifiutate e per questo, raramente, i proposer offrono meno del 50% della loro dotazione. Rifiutare un'offerta per quanto bassa, rappresenta naturalmente un costo per i receiver che, pure, non esitano a rigettare sistematicamente quelle proposte che ritengono inique.








