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Tim dà disdetta al contratto con Inwit

La compagnia si accoda a Fastweb, ma lascia aperta la porta a una negoziazione sui prezzi. Inwit replica: «Decisione priva di fondamento giuridico»

Tlc, le torri Inwit ANSA

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Anche Tim, dopo Fastweb, dà disdetta al contratto con Inwit, la società delle torri per la telefonia mobile nata nel 2015 da una costola della compagnia telefonica che, poi, nel 2020 ha aggiunto alle torri di Tim anche quelle di Vodafone Italia. Il consiglio di amministrazione di Tim, che si è riunito in seduta straordinaria oggi sotto la presidenza di Alberta Figari, ha deliberato di dare disdetta al Master service agreement (Msa), il contratto che regola i rapporti tra le parti per l’utilizzo dell’infrastruttura, «con efficacia alla scadenza contrattuale di agosto 2030, a seguito della clausola sul cambio di controllo esercitata nel 2022».

La vicenda

La data del 2030 è la scadenza che Tim ritiene valida per il suo contratto, mentre Fastweb, che ha incorporato Vodafone Italia a partire da quest’anno, considera che il suo contratto scada nel 2028, in entrambi i casi otto anni dopo gli eventi che secondo i due operatori hanno fatto scattare le rispettive clausole di change of control.

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Per Inwit, che a sua volta ha fatto valere il cambio di controllo nel 2022 - quando Tim ha ceduto la gran parte della quota residua nel capitale al fondo Ardian, che era già suo partner - entrambi i contratti sono invece invece validi fino al 2038, cioè per otto anni più altri otto anni di rinnovo.

In settimana Fastweb aveva dato disdetta al suo contratto, con efficacia da fine marzo 2028, rivolgendosi al Tribunale per veder riconosciuta la propria posizione.

Il comunicato emesso da Tim, al termine del cda, precisa che «nell’ipotesi in cui venisse accertato - in sede giudiziale ovvero per accordo tra le parti - che il cambio di controllo intervenuto nel dicembre 2020 abbia determinato l’applicabilità della relativa clausola contrattuale, la comunicazione odierna dovrà intendersi anche quale disdetta con efficacia rispetto al termine originario del 31 marzo 2028».

La nota di Tim

La nota Tim sottolinea che «la decisione si inserisce nel percorso di ottimizzazione della struttura dei costi infrastrutturali avviato dalla società, coerente con le iniziative recentemente annunciate al mercato, e rientra tra le opzionalità operative e industriali ordinarie di Tim nell’ambito della gestione del proprio perimetro infrastrutturale e delle proprie relazioni commerciali». E aggiunge che Tim avvierà le trattative con Inwit per concordare «un piano di migrazione pluriennale che assicuri la continuità operativa dopo la scadenza del contratto nel rispetto dei reciproci obblighi contrattuali sanciti dall’Msa».

La rete di Inwit, che oggi dispone di 26mila siti, è stata formata con i migliori parchi torri esistenti. Per i due operatori, che una decina di giorni fa avevano annunciato una joint venture non vincolante per costruire insieme direttamente 6mila nuovi siti addizionali, non è facilissimo rimpiazzare le proprie ex infrastrutture in tempi brevi, mentre per Inwit, che da Tim e Fastweb origina almeno l’80% del fatturato, non è facile se non impossibile sostituire i due principali clienti, anche se la migrazione non deve essere necessariamente completata alla data di scadenza del contratto.

Prima di arrivare alla disdetta (e alle carte bollate), sia Fastweb che Tim avevano cercato, senza successo, di discutere le condizioni economiche del contratto, ritenute sopra la media europea dai due operatori.

La posizione di Inwit

Diversa la posizione di Inwit che venerdì ha tenuto un’altra conference call con gli analisti, la seconda in una settimana, a fronte di una situazione che ha fatto precipitare il titolo in Borsa. «E’ importante chiarire che tutti i nostri prezzi sono in linea con il mercato - ha detto il direttore generale di Inwit Diego Galli durante la call di venerdì -. Sono anzi più vantaggiosi e ben al di sotto della media europea, perchè il canone Msa include anche diritti esclusivi a beneficio degli anchor, come il diritto di veto e spazi riservati extra sui siti esistenti, che non rientrano nei termini standard degli Msa nei bechmark internazionali». Galli era inoltre tornato a ribadire la qualità dell’infrastruttura. «Il 35% dei nostri siti si trova in posizioni uniche - ha sottolineato - e più in generale circa il 75% della nostra rete non è replicabile».

Ad ogni modo, Tim ha lasciato ancora la porta aperta al dialogo, segnalando nel suo comunicato la disponibilità a valutare con Inwit «una revisione complessiva delle condizioni economiche e di servizio dell’accordo nell’interesse di tutti gli stakeholder e nell’ottica di proseguire nello sviluppo degli investimenti infrastrutturali strategici del Paese».

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Per l’utilizzo delle torri, Tim pagava poco più di 320 milioni all’anno nel 2020, poi - a causa in particolare dell’impennata dell’inflazione post Covid - il conto è lievitato fino ai 450 milioni circa di quest’anno, senza che sia possibile traslare l’aumento dell’inflazione sui clienti retail.

Bisogna vedere se si riuscirà ad arrivare a un punto d’incontro compatibile con l’operazione di private equity, con forte ricorso alla leva, montata su Inwit, che vede in cabina di regia il fondo Ardian. Secondo quanto riferisce Bloomberg, il fondo di private equity francese ha inviato una lettera a Tim venerdì ammonendo che la durata del rapporto almeno fino al 2038 è alla base dell’operazione attraverso la quale Ardian ha rilevato il controllo del veicolo societario che prima era partecipato anche da Tim.

Per Inwit, comunque, «la disdetta è priva di fondamento giuridico» - è la replica arrivata in serata - e la società «la contrasterà in ogni sede competente». Nel comunicato Inwit precisa che «l’efficacia degli esiti giudiziali concernenti il Master service agreement tra Inwit e Fastweb è limitata a queste ultime e non si estende a Tim» e rivela che a gennaio aveva proposto un arbitrato per risolvere le divergenze interpretative sulla durata del contratto ricevendo come risposta da Tim - dice Inwit - che «il tema della durata contrattuale non è al momento di alcuna attualità».

Anche Inwit, peraltro, si dice disposta a sedersi al tavolo, ma per «valutare interventi migliorativi rispetto all’attuale assetto del contratto, in continuità con le originarie previsioni del Master service agreement». Segnali di fumo su contratti i cui contenuti però sono noti solo alle parti che li hanno stipulati.

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