Tir vecchi e inquinanti: corsa al rinnovo
L’età media dei camion italiani raggiunge i 19,8 anni, tra le più alte d’Europa. Domina il diesel e l’elettrico resta marginale
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Le flotte pesanti, autocarri e camion a partire dalle 3,5 tonnellate di peso in su, hanno l’urgenza di accelerare la transizione ecologica. Lo dicono i numeri e lo chiede l’Europa. L’età media del parco italiano camion raggiunge i 19,8 anni, uno dei valori più alti d’Europa, secondo l’ultimo rapporto pubblicato da Acea (Vehicles on European Roads 2026). Su quasi un milione di mezzi circolanti, oltre 700mila hanno più di 10 anni. Peggio fanno solo Grecia (22,9 anni) e Malta (22 anni), mentre Paesi come Austria o Lussemburgo si attestano sotto i 10 anni. Sul fronte delle alimentazioni, il quadro è altrettanto critico. Il diesel continua a dominare in modo quasi assoluto: secondo Acea, oltre il 96% dei camion in circolazione in Europa è alimentato a gasolio e in Italia la situazione è del tutto analoga. I veicoli elettrici rappresentano appena lo 0,3% della flotta pesante. Per contro, l’Unione europea impone una serie di tagli drastici alle emissioni dei Tir (-90% entro il 2040), con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 attraverso la progressiva elettrificazione e l’uso dell’idrogeno.
È evidente che, nonostante le ambizioni europee sulla transizione ecologica, l’autotrasporto italiano fatica ad allinearsi agli obiettivi di decarbonizzazione. I Paesi che stanno mostrando segnali concreti di cambiamento - come Paesi Bassi, Danimarca o Lussemburgo - restano eccezioni, più che modelli già replicabili. Ciò che emerge chiaramente dal rapporto è che l’Italia è sì un colosso della movimentazione merci su strada, ma con una base infrastrutturale obsoleta. La sua dipendenza da veicoli vecchi e altamente inquinanti rischia di trasformarsi in un freno alla competitività internazionale, soprattutto in un contesto europeo che accelera, seppur con difficoltà, verso forme di mobilità più sostenibili.
Una spinta verso il rinnovamento delle flotte potrebbe arrivare dai 590 milioni di incentivi statali previsti dal governo (decreto interministeriale Mit-Mef) da spendere in cinque anni. In attesa del decreto attuativo con la ripartizione delle risorse per tipo di veicolo e alimentazione (prime erogazioni previste dal 2027), si può già dire che l’entità del finanziamento e il suo orizzonte temporale permettono alle imprese una programmazione degli investimenti che gli incentivi finora concessi, episodici e di modesta entità, non avevano consentito. Basti pensare che lo stanziamento annuale per gli investimenti delle imprese di autotrasporto non è mai andato oltre i 25 milioni.
Dice Riccardo Morelli, presidente di Anita, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese di autotrasporto merci e logistica: «Le risorse messe a disposizione dal governo offrono alle imprese la possibilità di accelerare la transizione già in atto. Il processo va accompagnato da un quadro di riferimento europeo coerente, che lasci agli operatori la possibilità di scegliere la tipologia di alimentazione più adatta, abbracciando la pluralità tecnologica. Allo stesso tempo - prosegue Morelli - siamo contrari all’introduzione di quote obbligatorie di veicoli a zero emissioni nelle flotte». Secondo Morelli, i veicoli utilizzati dalle imprese di autotrasporto merci hanno funzioni completamente diverse dalle flotte aziendali in senso lato. «Mettere insieme queste due realtà significherebbe ignorare la specificità dell’autotrasporto, che ha caratteristiche economiche e operative del tutto peculiari e che già oggi affronta margini ridotti, forte concorrenza e necessità di investimenti per restare competitivo», aggiunge Morelli.
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