Tirocini in calo tra i giovani, ma aumentano per gli over 55
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Da quasi trent’anni il tirocinio rappresenta per le giovani generazioni una delle principali porte d’ingresso nel mercato del lavoro. Negli ultimi anni, però, il ricorso a questo strumento si è molto ridotto: nel 2025 sono stati attivati 275mila tirocini extracurriculari, con una riduzione del 2% rispetto al 2024 e del 17% rispetto al 2021 (-55.344). Il calo si è registrato principalmente al Nord (-24%), con un’incidenza elevata nel settore dell’industria (-31%).
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Tornando ancora più indietro, il ridimensionamento dello strumento appare ancora più evidente: nel 2017, quando si registrò il picco più alto di attivazioni, i tirocini erano circa 370mila all’anno, quasi 100mila in più rispetto all’ultimo dato dell’anno scorso.
Proprio nel 2017 con il governo Gentiloni furono adottate le linee guida in materia di tirocini extracurriculari, successivamente recepite dalle singole regioni. L’obiettivo era quello di introdurre regole più stringenti e contrastare gli usi distorti del tirocinio, come indicato dalle raccomandazioni europee. L’ultimo aggiornamento in materia risale a giugno di quest’anno: l’emendamento di Luigi Marattin (Libdem) al decreto 1° Maggio (n. 62/2026, convertito nella legge n. 112/2026) ha introdotto il limite di 12 mesi per i tirocini extracurriculari all’interno dello stesso gruppo aziendale.
Il progressivo irrigidimento della normativa ha sicuramente contribuito al calo delle attivazioni, ma non è l’unico fattore. A ridursi, anche per effetto del calo demografico, è stata la platea di riferimento del tirocinio extracurriculare, composta soprattutto da giovani in cerca di lavoro: tra il 2021 e il 2025 l’occupazione giovanile nella fascia 15-34 anni è cresciuta dal 41% al 43,9% (+352mila occupati) ed è diminuita contestualmente la disoccupazione giovanile passando dal 17,9% all’11,6% (-381mila disoccupati). Anche la quota dei Neet – i giovani che non lavorano e non seguono percorsi di studio o di formazione, uno dei principali target delle politiche di inserimento lavorativo – è scesa dal 24,4 al 15,6% (tra 15 e 34 anni).
Una parte delle imprese avrebbe quindi preferito assicurarsi nuovo personale procedendo direttamente con l’assunzione, senza ricorrere ai percorsi di formazione intermedi.







