Made in Italy

Torna l’Artigiano in fiera. Attesi oltre 2.800 espositori e focus sul «bio»

Il presidente Intiglietta: «Una vetrina per le micro e piccole imprese, ossatura del nostro sistema economico»

di Giovanna Mancini

3' di lettura

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Una scelta di vita, prima ancora che una scelta professionale. Per Antonio Intiglietta, presidente Ge.Fi. e ideatore della manifestazione Artigiano in Fiera, è questo il fenomeno che più di altri ha caratterizzato negli ultimi anni il mondo delle piccole e piccolissime imprese, protagoniste indiscusse della fiera milanese in programma dal 30 novembre all’8 dicembre negli spazi di Fiera Milano, a Rho. Ci saranno circa 2.800 stand espositivi su oltre 150mila mq di superficie espositiva, con 602 nuove imprese presenti. Atteso oltre un milione di visitatori.

Essere artigiani, una scelta di vita

«Mi ha molto colpito incontrare questi artigiani, tra cui tanti giovani - racconta Intiglietta, spiegando la genesi del tema scelto quest’anno -: spesso ragazzi che hanno studiato all’università, fatto il dottorato magari all’estero e girato il mondo, ma che poi sono tornati alla loro terra di origine, prendendo in mano le aziende dei genitori o creandone essi stessi di di nuove, utilizzando le tecnologie e le tecniche di marketing più avanzate per innovare anche in settori tradizionali».

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Una scelta, aggiunge Intiglietta, mossa fondamentalmente da tre ragioni: prima di tutto, legata alla qualità della vita. «Il lavoro che svoglono è un racconto di sé, una comunicazione della propria umanità, creatività e sensibilità. Ha a che fare con la loro vita, non solo con il raggiungimento di obiettivi», aggiunge il presidente di Ge.Fi., società che organizza l’Artigiano in Fiera.

In secondo luogo, questi ragazzi, tornano alle origini, al luogo in cui sono nati e cresciuti e questo dà loro un senso di appartenzenza e di vita più conforme a un deisderio di pienezza che potrebbero non avere altrove. Infine, tutto questo è all’interno di una modalità nuova: «Applicano la tecnologia e le loro competenze per far diventare la tradizione una proposta contemporanea», spiega Intiglietta, con una grande sensibilità verso la natura e i processi naturali, senza forzature né aggiunte che possano essere un danno per coloro che riceveranno questi prodotti - come dimostra la presenza quest’anno di ben 456 imprese attive nel settore biologico e vegano.

Focus sul «vivere bene»

Proprio per dare maggiore visibilità a questo mercato in forte espansione a livello globale, l’Artigiano offre quest’anno un focus sui prodotti legati al “vivere bene”, che abbraccia diverse categorie, dall’alimentazione al fitness, passando dai prodotti per la cura della persona e che oggi rappresenta tra il 5 e il 10% del Pil mondiale.

E se sono 90 i Paesi rappresentati all’interno degli otto padiglioni della fiera, due sono quelli selezionati come «Paesi dell’anno», l’Arabia Saudita per il Medio Oriente - grazie a un progetto coordinato dal Ministero della cultura, con la partecipazione di circa 35 imprese organizzata da diverse commissioni ministeriali - e l’Algeria per l’Africa, progetto gestito dalla Chambre Nationale de l’Artisanat et des Métiers, con il sostegno del governo algerino, con 80 imprese artigiane algerine, di cui 30 a guida femminile. Sette, inoltre, le nuove presenze: Eritrea, Oman, Georgia, Guinea, Guinea Bissau, Finlandia e Lettonia.

Una vetrina per le micro e piccole imprese

«La nostra fiera è la principale vetrina internazionale dedicata al mondo delle micro e piccole imprese, che rappresentano il 97,4% del totale e rappresentano l’ossatura economica del nostro Paese», dice Intiglietta, ricordando che l’Italia è caratterizzata da una presenza di queste realtà più marcata rispetto alla media europea: oltre 4,5 milioni, per un totale di 11,2 milioni di addetti, che rappresentano il 65,4% del totale, superando di ben 17 punti percentuali il 48,4% dell’Unione Europea.

«Questi numeri ci dicono che cos’è l’Italia - dice Intiglietta -: il made in Italy di cui tanto parliamo ha questo contesto come terra di cultura e coltura: chi ci darà il made in italy del futuro? Non certo i fondi internazionali, ma questi artigiani. Per questo servono strategie e politiche di sostegno alla micro e piccola impresa. Invece nel nostro Paese manca da tempo una reale attenzione da parte della politica, a livello nazionale». Diversa la situazione a livello regionale, dove si trovano invece, se pur a macchia di leopardo, politiche territoriali intelligenti ed efficaci a favore per far crescere questa «economia puntiforme, che affonda le radici nel passato, ma fa parte del presente e contribuisce al cambiamento per il futuro».

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