Legalità

Torre Annunziata, ruspe sul Palazzo del clan Gionta

Parte la demolizione dell’ex fortino della camorra. Il procuratore Fragliasso: «Ancora illegalità nell’amministrazione». Il sindaco si dimette

di Vera Viola

L'inizio dell' abbattimento Palazzo Fienga a Torre Annunziata, con il ministro degli interni Matteo Piantedosi e il ministro alle infrastrutture Matteo Salvini, 5 maggio 2026  ANSA / Cesare Abbate

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Iniziata la demolizione di Palazzo Fienga, quartier generale del clan Gionta per quasi cinquant’anni, nel cuore di Torre Annunziata. L’evento era atteso da tempo e rappresenta un atto simbolico di riconsegna alla legalità di quello che fu il simbolo della criminalità organizzata del Vesuviano. Al suo posto, sorgeranno una piazza e un parco a verde, luoghi aperti a tutti i cittadini. Alla prima pietra della demolizione hanno partecipato i ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, il sindaco di Torre Annunziata Corrado Cuccurullo, il sindaco della Città metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi e il prefetto di Napoli Michele di Bari.

Si è parlato di una giornata di riscatto e di liberazione, ma il cammino da fare per la città è ancora lungo e difficile, perchè profondo è il declino non solo etico ed economico, ma anche sociale in cui versa Torre Annunziata, sebbene sia dotata di un patrimonio ambientale e archeologico di grande bellezza e valore.

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Hanno avuto effetto dirompente le parole del procuratore di Torre Annunziata. «Un momento importante. Ma non basta. È solo un primo passo _ dice in sintesi il procuratore Nunzio Fragliasso _ Dopo il commissariamento del Comune mi sarei aspettato uno scatto in avanti della città e in primis dell’amministrazione comunale. Io sto ancora aspettando. Ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale che costituiscono l’humus nel quale prospera la criminalità». Dopo poche ore il sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo ha presentato le dimissioni, definendo “ingiuste” le parole del procuratore Fragliasso.

«Oggi qui viene raso al suolo quello che è stato per troppo tempo il luogo della presenza pervasiva e sanguinaria della camorra. Questo luogo da posto opprimente diventerà una piazza aperta», ha detto il ministro Piantedosi. «La lotta alle mafie si vince solo se c’è unità da parte di tutti e non se c’è polemica politica», ha aggiunto Salvini.

Napoli, via alla demolizione di Palazzo Fienga, roccaforte del clan Gionta

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Palazzo Fienga è stato per quasi cinquant’anni la roccaforte della camorra. Era lì, che il clan Gionta, egemone a Torre Annunziata e non solo, gestiva contrabbando, traffico di droga, estorsioni e imponeva tangenti. Simbolo di quel potere malavitoso che ha tenuto sotto scacco istituzioni e mondo economico e che decretò anche l’uccisione di Giancarlo Siani, il giovane cronista del mattino freddato il 23 settembre 1985 per aver svelato un’intesa tra i clan Nuvoletta e Bardellino contro Gionta.

Il 4 novembre 2008 con l’operazione di polizia e carabinieri denominata “Alta marea” furono arrestate circa settanta persone tra cui i vertici del clan Gionta. Da quel momento si ritiene che sia iniziato il declino di Palazzo Fienga. Solo nel 2015 però il Palazzo fu chiuso e murato. Tutto è rimasto fermo però per altri lunghi undici anni mentre degrado urbano e sociale avanzavano. L’intervento, sia per la demolizione che per i successivi progetti, costerà 12,3 milioni di fondi statali stanziati già da qualche anno. Il cronoprogramma ha subito continui rinvii, in attesa che si facessero gli espropri di immobili, all’interno dello stabile, di proprietà di soggetti estranei al contesto criminale.

«All’abbattimento di Palazzo Fienga dovrebbe seguire la realizzazione di una piazza _ dice il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo _ Suggerirei di darle il nome di piazza Giancarlo Siani».

I segni del declino sono evidenti nella città: saracinesche abbassate, il centro storico cadente, disoccupazione ancora a livelli record, e neet in abbondanza, servizi pubblici inesistenti. Ma il simbolo più forte della decadenza è rappresentato dall’altissimo numero di giovani laureati che emigrano: se ne vanno, mentre resta una popolazione di soli anziani in una città che anche a questi offre pochi e inadeguati servizi.

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