Tour de France, Pogacar stacca tutti sul Tourmalet e conquista la maglia gialla
Con un attacco micidiale sul mitico Col du Tourmalet e una discesa fatta a velocità pazzesca, il campione del mondo dell’Uae Team Emirates ha tagliato il traguardo da solo con 2’40” di vantaggio sul danese Vingegaard
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Et voilà. Un bell’inchino al traguardo e tanti saluti alla compagnia. Che cosa possiamo dire? Non abbiamo più parole. Dopo solo sei tappe, nel tappone pirenaico del Tourmalet, Tadej Pogacar uccide il Tour de France. Vince la tappa, straccia il rivale Vingegaard (+2’38”) e riacchiappa la maglia gialla che per un giorno era appartenuta al norvegese Traeen, finito travolto dal ciclone sloveno che, per l’ennesima volta, ha fatto saltare le vecchie teorie del ciclismo.
Chiedilo al Sole
Qualcuno potrà obbiettare: calma, il Tour è ancora lungo, mancano 15 tappe, c’è ancora la cronometro di Bergerac, senza contare il Massiccio Centrale, le Alpi con il Galibier e l’Alpe d’Huez ripetuta due volte. Non è troppo presto per emettere una sentenza così definitiva?
No, non lo è. In altri tempi, in un altro ciclismo e con altri protagonisti, la prudenza sarebbe stata d’obbligo. Con Pogacar, campione che straccia qualsiasi tattica e qualsiasi gerarchia, bisogna per forza prendere atto che lo sloveno appartiene a una categoria superiore. Lo abbiamo soprannominato in tanti modi: gigante, marziano, extraterrestre, fenomeno, cannibale. Queste etichette, ormai abusate nell’enfasi sportiva, gli vanno strette. Perfino il paragone con il campione dei campioni, Eddy Merckx, il grande cannibale degli Anni Sessanta e Settanta, suona come antico, definitivamente superato dalla sfrenata ingordigia di Pogacar. Tadej Non si accontenta mai. Alza sempre l’asticella, provando a sfidare l’ignoto con degli attacchi che, in un altro ciclismo, sarebbero stati giudicati insensati, fuori da ogni logica.
Ma con Pogacar, alla sua 23esima vittoria al Tour, questi discorsi non attaccano. La parola prudenza è bandita dal suo vocabolario. Questa volta, insieme al compagno Isaac Del Toro, ha preso il volo a circa 43 chilometri dal traguardo, proprio sulla salita del Tourmalet, a 4 chilometri e mezzo dalla vetta. In un attimo ha fatto traballare tutto il trenino dei migliori, come se un vento impetuoso avesse sferzato la leggendaria montagna del Tour.
Vingegaard, pallido e con una smorfia poco rassicurante, ha cominciato a imbarcare secondi. Ma il crollo è avvenuto dopo lo scollinamento, prima nella discesa e poi nella salita finale di Gavarnie Gedre (18,7 km al 4%). Il distacco, di 30 secondi, si è dilatato tornante dopo tornante arrivando a oltre due minuti e mezzo.









