Calcio e business

Il Psg vince la Champions e la sfida per il miliardo di ricavi

I parigini dopo l’1-1 dei tempi regolamentari superano l’Arsenal ai rigori. Alla Puskás Aréna si sono affrontati due club che hanno già raggiunto i 900 milioni di proventi

di Marco Bellinazzo

Calcio - UEFA Champions League - Finale - Paris Saint-Germain vs Arsenal - Puskas Arena, Budapest, Ungheria - 30 maggio 2026 Vitinha, Fabian Ruiz e João Neves del Paris Saint-Germain festeggiano dopo aver vinto la UEFA Champions League REUTERS/Angelika Warmuth REUTERS

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Il Paris Saint Germain vince la Champions League 2026. A Budapest in finale i francesi hanno battuto l’Arsenal 4-3 ai calci di rigore replicando il successo dello scorso anno, dopo l’1 a 1 dei tempi regolamentari, con le reti di Kai Harvetz per i londinesi dopo appena 6 minuti e il pareggio di Usmane Dembelè dal dischetto al minuto 65 (5 a 4 perciò il risultato finale).
La finale alla Puskás Aréna di Budapest tra Paris Saint-Germain e Arsenal è stata anche il confronto tra due modelli di gestione economica molto diversi, accomunati però da un equilibrio ancora precario tra crescita dei ricavi e sostenibilità dei costi.

Il confronto fra i fatturati

Il confronto tra i bilanci 2024/25 è emblematico. Sul fronte dei ricavi, l’Arsenal supera il PSG: circa 903 milioni di euro contro gli 837 milioni del club parigino (ma al netto del player trading per i francesi). Il primato dei Gunners è trainato soprattutto dai diritti televisivi, pari a 318,9 milioni contro i 243,2 milioni del PSG, a testimonianza della maggiore forza redistributiva della Premier League rispetto alla Ligue 1.

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Più equilibrato il confronto sul commerciale: 386,6 milioni per il PSG e 307,6 milioni per l’Arsenal, con i francesi che continuano a monetizzare in modo più efficace il brand globale costruito nell’era qatariota.

La differenza più significativa emerge però nella componente stadio. L’Arsenal incassa 179,9 milioni dal matchday, oltre il doppio dei 78,2 milioni del Psg: un divario che riflette sia la diversa capacità degli impianti sia la maturità del modello inglese nella valorizzazione dell’esperienza live.

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Il confronto delle spese

Se sul lato dei ricavi il confronto è aperto, è sui costi che si misura il vero discrimine. Il PSG resta su una dimensione fuori scala: 948,1 milioni complessivi contro gli 881,6 milioni dell’Arsenal. La forbice si allarga guardando al costo del personale: 535 milioni per i parigini a fronte dei 405,4 milioni dei Gunners. Anche gli ammortamenti risultano più contenuti a Londra (circa 218 milioni per i calciatori) rispetto ai quasi 160 milioni francesi, ma in rapporto al fatturato complessivo il peso resta comunque elevato per entrambe le società.

Il risultato netto fotografa due fasi diverse del ciclo economico. Il PSG chiude con una perdita di 40,1 milioni, in miglioramento ma inserita in un trend di lungo periodo che ha prodotto quasi un miliardo di rosso dal 2019. L’Arsenal, invece, limita il passivo a 1,6 milioni, avvicinandosi al pareggio grazie all’effetto congiunto della Champions e delle plusvalenze (95,5 milioni). In valore assoluto la differenza è marcata e segnala una maggiore capacità dei londinesi di contenere il disavanzo pur in presenza di investimenti rilevanti.

Il confronto patrimoniale

Anche la struttura patrimoniale evidenzia divergenze. Il PSG presenta un indebitamento complessivo intorno a 1,2 miliardi e una posizione finanziaria netta negativa contenuta ma sostenuta dal supporto della proprietà. L’Arsenal, pur con un patrimonio netto inferiore (147,8 milioni contro i 237,6 milioni dei francesi), appare meno esposto sotto il profilo dell’indebitamento e più vicino a un equilibrio di medio periodo.

Budapest diventa così il crocevia tra due modelli. Da un lato, un PSG che continua a fare leva sulla potenza finanziaria e sulla massimizzazione dei ricavi commerciali, accettando perdite strutturali come prezzo del successo sportivo. Dall’altro, un Arsenal che, pur restando in rosso, mostra segnali di convergenza verso il break-even attraverso una crescita più bilanciata delle proprie linee di business.

La sfida, dunque, non è stata soltanto tra due squadre, ma tra due approcci al calcio-industria: espansivo e capital intensive quello parigino, progressivamente sostenibile quello londinese. In palio non c’è stata solo la Champions, ma un’indicazione indiretta sulla direzione futura del modello economico europeo.

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