Tra Mediterraneo e Singapore, intesa a 17 sulla difesa dei fondali
In occasione del Shangri-La Dialogue, l’Italia partecipa al protocollo volontario sullo scambio tecnico di protocolli a protezione delle infrastrutture sensibili. Presenti, tra gli altri, Australia, Francia, Qatar, Lettonia, Lituania, Malesia e Paesi Bassi
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Mediterraneo e Pacifico. Italia e Singapore. Assieme per la sicurezza delle infrastrutture sottomarine. Ai primi di giugno si è tenuto nella Città Stato asiatica il ventitreesimo incontro del Shangri-La Dialogue promosso dall’International Institute for Strategic Studies. Durante l’appuntamento, che stavolta ha avuto un particolare rilievo, sono state approvate da 17 Paesi cinque guide di condivisone sulla sicurezza delle infrastrutture sensibili dei fondali marini. All’interno, potenziali ambiti in cui i 17 apparati della Difesa potrebbero collaborare per migliorare la sicurezza reciproca. Oltre al nostro ministro, Guido Crosetto, e l’omologo Chan Chun Sing, erano presenti i titolari dei dicasteri di Australia, Brunei, Estonia, Finlandia, Francia, Lettonia, Lituania, Malesia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Filippine, Qatar, Svezia, Thailandia e Regno Unito. Una rappresentanza eterogenea che aiuta a comprende l’importanza dell’evento e, al tempo stesso, la consapevolezza di due concetti di base, reso ancor più evidente dopo gli eventi di Hormuz. La sicurezza non è frammentata ma un unico ecosistema. Condividerne i pilastri aumenta geometricamente la resilienza.
Chiedilo al Sole
«Oggi, le vie d’acqua non sono solo canali per il nostro commercio, ma sotto quelle acque si trovano anche infrastrutture critiche subacquee che collegano la nostra rete energetica e la nostra rete di telecomunicazioni», ha dichiarato il ministro della Difesa di Singapore Chan Chun Sing come riporta un lungo articolo di Asian Defence Journal. «Qualsiasi interruzione in una parte della rete è un’interruzione dell’intera rete. Ecco perché ci dà grande soddisfazione vedere così tanti Paesi – dall’Europa al Medio Oriente al Sud-Est asiatico, Asia-Pacifico – riunirsi. Potremmo non avere tutte le risposte, ma certamente vogliamo lavorare insieme su queste questioni per capire come possiamo stabilire quelle norme internazionali per costruire tali infrastrutture, mantenerle e proteggerle, dissuadendo coloro che potrebbero voler arrecare danno alle nostre infrastrutture e al nostro stile di vita», ha aggiunto il ministro di Singapore.
Recenti incidenti che hanno comportato tagli o danni a cavi o oleodotti hanno evidenziato le vulnerabilità delle infrastrutture sottomarine. Tali incidenti mostrano anche le difficoltà di risposta al di fuori delle acque territoriali, comprese le sfide di attribuzione, giurisdizione e applicazione.
I cinque pilastri
Da qui l’idea di aderire a cinque pilastri condivisi che vanno dall’identificazione precisa delle reti da tutelare e delle infrastrutture connesse, fino al riparametrare le attività lecite (nell’ambito della Convenzione della Nazioni Uniti sul Diritto del Mare) e alla creazione di un contesto che aiuti il coordinamento e la cooperazioni multi stakeholder. Intesi quali governi e autorità nazionali competenti degli Stati costieri e degli Stati utenti dei cavi; il settore privato, come gli operatori di cavi e oleodotti sottomarini, e gli attori marittimi dell’industria dello shipping; nonché organizzazioni internazionali e non governative come le Nazioni Unite, l’Organizzazione Marittima Internazionale e l’International Cable Protection Committee. Inoltre, il quarto pilastro della collaborazione sta nel riconoscere il ruolo della Difesa a supporto dell’industria civile e delle attività del mondo privato. Infine, c’è la scelta di cooperare su base volontaria tra Marine e ministeri della Difesa. Tradotto. La decisione di ospitare o partecipare a iniziative successive, e il loro esatto ambito, potrà essere discussa separatamente dagli Stati interessati, e sarà soggetta ai rispettivi processi nazionali di approvazione.
Cooperazione volontaria
«Per la sicurezza delle infrastrutture», ha concluso il ministro Sing, «cerchiamo di costruire iniziative nazionali, sforzi regionali come quelli in Europa, Sud-Est asiatico e Oceania, nonché quadri multilaterali e internazionali più ampi. L’obiettivo è articolare principi guida e buone pratiche comuni e mettere in evidenza potenziali ambiti di cooperazione da parte degli apparati della difesa a supporto delle agenzie civili applicabili nelle nostre regioni».
