Tronchetti: l’Occidente non si spacchi, negoziare con Trump
Dazi assorbiti perché le dichiarazioni sono «atterrate in territorio sostenibile». Stesso epilogo atteso su Hormuz: la guerra costa troppo
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Un confronto a tutto tondo sui destini incrociati del mondo fra guerra e pace in tempi in cui ogni previsione resta permeata da forte incertezza e l’Europa necessità di un’evoluzione per crescere ed essere protagonista fra le grandi potenze. Ad animarlo è Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo di Pirelli, insieme a Ferruccio de Bortoli, nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento.
Partendo dalla constatazione che dal 2022 – con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia per proseguire con i conflitti in Medio Oriente - il termine guerra è ripetuto quotidianamente, «fare previsioni oggi è un atto di presunzione senza nessun contenuto reale», osserva Tronchetti. La guerra infatti è ai confini dell’Europa e in Medio Oriente ci sono le principali fonti di energia fossile. Quindi, è un altro elemento che destabilizza evidentemente i pronostici futuri.
Uno scenario che è stato preceduto da un’altra questione cruciale: i dazi. Che però ormai sono passati quasi in secondo piano. «I dazi li abbiamo assorbiti perché le dichiarazioni iniziali del presidente americano Trump sono atterrate in territorio generalmente sostenibile. Tutti siamo riusciti ad accelerare i processi di riorganizzazione e di riduzione costi», spiega il numero uno del gruppo degli pneumatici.
Anche oggi, con la crisi in Medio Oriente, «i mercati scommettono su un atterraggio normalizzato», ovvero, sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Perché questa guerra fra Stati Uniti e Iran è «troppo costosa per tutti». Il manager e imprenditore auspica «un percorso per non spaccare l’Occidente, che il presidente Trump tenta di spaccare ogni giorno».
Ciò significa che l’Europa deve «trovare un cammino, per quanto non ci piaccia, per rimanere in una fase negoziale con gli Stati Uniti, per tenerli agganciati». Significa «avere la forza di stare insieme», perché «noi europei siamo un’isola felice e dobbiamo batterci per rimanere così». Tronchetti cita ad esempio l’attenzione alla tutela sociale, che «non esiste da nessuna altra parte». Ma per difendere tutto questo, «dobbiamo difendere i nostri confini, nel senso tecnico del termine, ma anche sedendo ai tavoli. Dobbiamo rafforzare il nostro mercato e trovare un percorso lungo di autonomia e di difesa, che vuol dire prima di tutto una governance che non c’è». Il problema è che «non siamo in grado di darci una governance», ma questo «si può fare», anche perché «l’Europa deve essere il nostro futuro, non c’è alternativa». Ma questa Europa «si deve evolvere», perché il modello attuale «è a rischio sociale se non si cambia la prospettiva economica e se non si cambia la governance».


