«Troppa confusione sull’ex Ilva, così non investirà nessuno»
Intervista al presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma
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«Taranto sta dando di se un’immagine anti-industria. Stiamo avendo segnali al riguardo. Più di qualche imprenditore, sia italiano che straniero, che doveva venire qui ad investire extra Ilva, ad esempio nel settore delle rinnovabili, ci ha detto: abbiamo paura di venire a Taranto perché vediamo dalla realtà sociale un atteggiamento anti-industriale».
Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, segue gli sviluppi del caso ex Ilva per l’impatto economico che ha sulla città, sui posti di lavoro e sulla tenuta dell’indotto, ma è preoccupato anche per gli effetti paralleli si potrebbero determinare.
Le associazioni delle imprese, Confindustria Taranto, Confapi Taranto e Aigi, hanno chiesto d’incontrare il sindaco Piero Bitetti. Perché?
Al sindaco vogliamo chiedere che cosa sta succedendo. E spiegargli che stiamo ricevendo segnali non positivi, che siamo molto preoccupati e che la diversificazione dell’economia potrebbe saltare. Gli diremo che necessariamente noi dobbiamo realizzare a Taranto i forni elettrici e gli impianti del Dri, del preridotto. Non possiamo fare i forni elettrici in un posto e da un’altra parte gli impianti che li alimentano. Prospetteremo al sindaco che è dannoso fare muro contro muro. Serve confrontarsi per cercare la soluzione migliore.
Ma il sindaco non dice di non volere l’accordo. Non vuole l’accordo propostogli dal Mimit e annuncia che presenterà una nuova bozza.
Ma se è il piano C, cioè tre forni elettrici e un solo Dri, non regge. Se c’é un’altra proposta ancora, non la conosciamo. Ecco perché vogliamo incontrare il sindaco o con il Consiglio comunale o con i capigruppo prima del 12, quando saremo in call con il ministro Urso.
Può deflagrare la vicenda ex Ilva?
Il rischio c’è. Bisogna sempre ricordare che c’è anche una questione sociale che nell’area di Taranto investe oltre diecimila lavoratori e le loro famiglie. Tutti dicono che non si vuol far chiudere l’ex Ilva, ma con quest’atteggiamento potremmo farla chiudere egualmente.








