Trovare nuovi equilibri: accessori e borse dimenticano il minimalismo
Vivaci come scatole di caramelle, ricamate con motivi confetto, declinate in nuance gourmand: verde trifoglio, giallo limone, rosa fragola. In bilico fra divertissement e vertigine.
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Contro la tentazione della monotonia. La raccomandazione della leggendaria interior decorator americana, Dorothy Draper, trova una risposta più che eloquente nelle collezioni primavera-estate 26. Dopo anni dominati da palette smorzate e capi essenziali, calibrati con gusto e ridotti al minimo, la formula collaudata del maglione in cashmere abbinato ai jeans più classici non comunica più la scelta di uno stile sicuro, quasi un’uniforme, ma rischia piuttosto di suggerire, con meno indulgenza, una certa pigrizia. Le collezioni primaverili propongono dunque qualcosa di decisamente più gioioso: abiti da sera increspati e voluminosi al punto che perfino un cortigiano del Settecento potrebbe fermarsi ad ammirarli (Saint Laurent), top drappeggiati e annodati, simili a foulard che si allungano al vento (Celine), e giacche scintillanti in frange di fibra di vetro riciclata, appuntite come ricci di mare (Bottega Veneta).
Chiedilo al Sole
Un reset era necessario. Pieter Mulier, da Alaïa, ha parlato di abiti che piangono, spiegando: «Volevo creare qualcosa con la bellezza pura come base, mescolata alla tensione in cui viviamo oggi». Gli ha fatto eco Julien Dossena da Rabanne: «Non si può evitare la tensione, ma allo stesso tempo si desidera avere attorno una sensazione luminosa, quasi sospesa». Alessandro Michele, da Valentino, è stato ancora più diretto: «È il momento di spingere sempre di più, di far sognare le persone, di provare a evadere, non solo dalla realtà, ma dall’idea stessa di non poter fare nulla». Louise Trotter, da Bottega Veneta, ha sintetizzato lo spirito dei tempi con una frase fulminante: «Mi sento dentro a una scatola di caramelle».
Questa sensazione di dolce euforia come antidoto ai tempi bui si ritrova perfettamente nell’ultima interpretazione di Fendi di una borsa cult presentata, per la prima volta, sulla passerella primavera estate 09: la Peekaboo. Un modello strutturato, con manico in pelle giallo limone, dall’allure composta, che si apre rivelando un interno decorato con perline, come una sorta di scatola delle sorprese in versione fashion. Oppure da Chanel, dove un filo metallico è stato inserito nella classica 2.55 per conferirle un’aria leggermente vissuta, come se fosse riemersa dall’armadio di una nonna straordinariamente chic. E ancora, la Lady Dior, reinterpretata da Jonathan Anderson in una versione più morbida e rilassata del motivo cannage, uno dei segni distintivi di Monsieur Dior, ispirato alle sedie Napoleone III dei suoi primi défilé, qui declinato in una deliziosa nuance verde trifoglio.
Laurel Pantin, fashion editor e fondatrice della boutique su appuntamento Earl IRL a Beverly Hills, aperta a ottobre, paragona il cambiamento a «un grande cane arruffato che si scrolla di dosso l’acqua: è un risveglio verso qualcosa di piacevole». E accusa internet di aver omologato, fino a renderla quasi soffocante, la tendenza del quiet luxury. Al contrario, il momento attuale, osserva, «sembra un salto fuori da quel buon gusto prescritto, verso lo speciale, l’originale».
Concorda Brigitte Chartrand, a capo di acquisti e merchandising da Net-A-Porter: «La moda sta voltando pagina, con un ritorno al colore, alla personalità, al gioco e all’energia. C’è voglia di capi espressivi, segno che i clienti sono attratti da oggetti che hanno un segno forte».







