L’intervento

Trump e il paradosso della politica come generatrice di incertezze

Donato Masciandaro e il fattore dominanza delle scelte monetarie della presidenza Usa a detrimento dell’economia e a vantaggio della geopolitica

di Stefano Elli

L'euro, il dollaro e mister Trump
Nella foto: Donato Masciandaro;

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«L’euro, il dollaro e Mister Trump»: questo il titolo della conferenza tenuta da Donato Masciandaro, professore ordinario alla Bocconi di Milano, presso la sala Calepini della Camera di Commercio di Trento, nel corso della giornata inaugurale del Festival dell’Economia. Uno speech che si è svolto proprio nella giornata in cui il Centro studi di Confindustria ha diramato, nella sua nota “Congiuntura flash”, un nuovo allarme per la tenuta dell’economia in conseguenza degli scenari di guerra nel golfo di Hormuz. Scenari che vedono tutti i sensori macroeconomici disponibili (dalla Banca centrale europea, al Fondo monetario internazionale) pressoché unanimi nelle stime di un’economia in rallentamento.

C’è del metodo in questa follia?

Ed è proprio sul peso dell’amministrazione retta da Donald Trump sulla congiuntura economica internazionale che Masciandaro si è interrogato citando la domanda che gli è stata rivolta di recente da uno studente dell’Ateneo milanese: «C’è del metodo in questa follia?». Per rispondere Masciandaro ha preso in considerazione i due protagonisti principali di questa fase: «Il primo ovviamente è Trump, il secondo è l’Europa. A questi due attori aggiungerò una parola chiave che è la “dominanza”.

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Populismo speciale

Trump ha due caratteristiche - ha precisato Masciandaro - è un populista ed è contestualmente speciale. Che cosa intendo con questa doppia definizione: che è un populista a capo dell’esecutivo della Nazione più potente al mondo sotto molteplici punti di vista. E che cos’è un populista per l’analisi economica? Un tipo particolare di politico che ha due obiettivi molto precisi: quello di massimizzare il consenso e quello di restare in carica. È qui che entra in scena la categoria della “dominanza”: l’esecutivo che domina.

Le regole del gioco disattese

Ed è proprio questa la differenza tra un politico tradizionale e il populista: il politico tradizionale rispetta le regole del gioco, in primo luogo la separazione dei poteri, tra esecutivo, giudiziario e legislativo, eppoi - ha aggiunto Masciandaro - ci sono le autorità indipendenti che agiscono nel perimetro economico e finanziario». Anche il politico tradizionale, ha rimarcato, «ha l’obiettivo di massimizzare il consenso. La differenza è che non discute la divisione e la distribuzione dei poteri: il populista sì.

I dazi come leva geopolitica

 Due esempi: la politica tariffaria è uno strumento economico che viene attivato per raggiungere un obiettivo economico: crescita economica, occupazione e inflazione. Questo è l’approccio tradizionale. Poi c’è un altro approccio che è stato battezzato l’approccio geopolitico. Qual è la differenza? Che Trump utilizza gli strumenti della politica economica per obiettivi che economici non sono. Per essere più chiaro: l’obiettivo della politica dei dazi in questo caso è quello di mettere pressione agli altri Paesi».

Monroe e l’America agli americani

Un secondo esempio riguarda ciò che è accaduto in Venezuela nello scorso marzo quando Trump dopo l’attacco in Venezuela ricordò i cardini della dottrina Monroe (l’”America agli americani”) che esprime - ancora una volta - dominanza internazionale. «Una dominanza – ha evidenziato – che si esprime anche sul piano monetario: con l’idea che la dominanza dovesse esprimersi anche con la forza del dollaro che avrebbe attirato i capitali da tutto il mondo. Qui c’è un ulteriore differenza tra la dottrina del presidente Trump e quelle che venivano perseguite in precedenza: Trump non vuole un dollaro forte ma lo vuole debole, una debolezza che possa consentire alla manifattura americana di tornare a essere quella che era e che ora non è più. Da notare che questa idea del dollaro debole Trump la coltiva dagli anni ’80».

L’ostacolo Fed sul cammino di Trump

Il problema sono le banche centrali indipendenti che possono ostacolare i suoi piani. Ed è per questa ragione che il presidente deve smantellare l’indipendenza della Fed. «E siccome non riesce a smantellarla da punto di vista legale – ha aggiunto – ci prova tentando di bypassarla aprendo i cancelli della legislazione Usa alle monete digitali; anzi a una particolare categoria di valute digitali, quelle che si autodefiniscono stablecoin, quelle che io definisco le valute pseudo stabili: promettono che il loro valore nominale sarà sempre alla pari anche se non è vero, a meno che non abbia riserve pari al 100% delle passività che stai emettendo. E queste stablecoin non hanno il 100% delle riserve in dollari ne hanno solo una frazione piccola. Per il resto hanno titoli pubblici americani. E Trump per questo è contento perché il più grosso problema che Trump deve affrontare in questa fase è quello di cui non parla mai: e cioè il debito pubblico americano che ha raggiunto oramai livelli straordinari per quel paese. E allora – ha concluso – noi abbiamo un populista che vuole dominanza interna, monetaria e ha un approccio geopolitico. E poi c’è l’euro: che rappresenta un esperimento straordinario perché non è sottoposto ad alcun controllo politico».

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