Stati Uniti

Trump accusa: elezioni americane vulnerabili a truffe e cospirazioni, la Cina le manipola

In un discorso di mezz’ora alla nazione il presidente rilancia teorie di complotti ai suoi danni, da manipolazioni di Pechino al voto di immigrati illegali. Ma i documenti rilasciati dalla Casa Bianca non le dimostrano e l’opposizione denuncia intimidazioni.

 Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Studio Ovale della Casa Bianca a Washington, DC, USA, il 29 giugno 2026.  EPA/SAMUEL CORUM / POOL EPA

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Manovre della Cina, immigrati illegali, forze oscure della sinistra radicale e tecnologie elettorali inaffidabili e manipolabili: Donald Trump, in un controverso discorso alla nazione, ha rilanciato un ampio ventaglio di teorie cospirative sulle truffe alle urne (ai suoi danni) e sulla grave vulnerabilità del sistema di voto americano. La documentazione che la Casa Bianca ha prodotto e il presidente ha citato a sostegno del suo j’accuse è però parsa ai più scarna, selettiva e nettamente insufficiente all’allarme, mentre è sembrato chiaro il rischio del messaggio di delegittimare futuri, indesiderati risultati delle urne e più in generale la fiducia nella democrazia.

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Trump ha annunciato la declassificazione di documenti che, ha asserito, dimostrerebbero la fondatezza della sua denuncia e ha promesso nuove indagini federali. Ha infine richiesto l’adozione da parte del Congresso di una nuova legge, il Save America Act, per imporre più restrittivi requisiti di documenti di identità agli elettori e per limitare il voto via posta, che considera particolare fonte di falsificazioni.

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La nuova offensiva in vista di Midterm

Il presidente ha insistito dichiarando di voler mostrare «quanto siano vulnerabili le elezioni». E non ha nascosto di aver lanciato la nuova offensiva sulla trasparenza e correttezza delle elezioni in occasione dell’imminente appuntamento con il voto di novembre per il rinnovo del Congresso. Ha poi accusato precedenti amministrazioni democratiche, risalendo a quella di Barack Obama, di aver occultato truffe e rischi.

La natura controversa del discorso ha spinto numerose grandi televisioni americane, da Abc e Nbc e alla Cnn, a non trasmettere in diretta l’intero intervento, dirottandolo solo sui loro canali in streaming. Fox e la Casa Bianca hanno trasmesso il discorso. Gli stessi commentatori di Fox non si sono tuttavia espressi sulle fondatezza delle accuse mosse da Trump. Trump si è scagliato contro i media: «Sono parte del complotto. Vogliono continuare questa truffa, vogliono proteggere la sinistra radicale».

Numerosi critici hanno immediatamente sottolineato numerose affermazioni considerate del tutto infondate o esagerate contenute nella mezz’ora di intervento presidenziale.

L’accusa senza prove a Cina e immigrati

Assenti nuove prove su clandestini arrivati in massa alle urne per viziare i risultati. Mentre nel citare l’influenza estera sul voto, a sua volta difettano conferme: Trump ha preso di mira in particolare la Cina riportando sforzi del Paese per danneggiarlo nel 2019 in vista delle elezioni che perse (fatto che non ha mai ammesso) nel 2020. Ha menzionato informazioni su elettori americani cadute in mani cinesi, un fatto però già ampiamente noto. E citato documenti, pur ampiamente censurati, che suggeriscono una campagna cinese per influenzare l’opinione pubblica Usa e le elezioni. Quest’ultima preoccupazione è tuttavia minoritaria nella comunità di intelligence Usa e gli stessi suoi proponenti l’hanno definita di dubbia attendibilità.

Trump ha inoltre menzionato un rapporto della Cia sulle attività del Venezuela negli ultimi vent’anni. Ma il rapporto indica in realtà che il governo di Caracas, prima del cambio orchestrato dagli Usa di recente, aveva mostrato «qualche abilità di manipolare i sistemi di voto elettronico» per influenzare corse domestiche, ma che non esistono prove di «truffe su vasta scala» neppure in Venezuela e che il il Paese non aveva comunque la capacità di manipolare esiti oltre i propri confini.

Un altro esempio citato da Trump era già ben noto e considerato semmai un caso di buon funzionamento dei controlli elettorali esistenti, non della necessità di strette. Un funzionario locale in Michigan aveva colto irregolarità nelle registrazioni di elettori condotte da una associazione in una contea prima delle elezioni del 2020. Nessuno voto illegittimo era stato però espresso o contato.

La rivendicazione sulle elezioni del 2020

Donald Trump da sempre sostiene di aver vinto la corsa presidenziale del 2020, quella che ha al contrario perso a vantaggio di Joe Biden come confermato anche dall’esito negativo della miriade di cause legali che i suoi alleati avevano intentato per ribaltare il risultato. Ripetutamente smentita dai fatti e da inchieste, in particolare, la tesi di un voto diffuso di immigrati irregolari o illegali, che non ne hanno diritto.

Il presidente non ha ripetuto apertamente di aver vinto sei anni or sono. Ma al cuore delle sue rivendicazioni ci sono affermazioni altrettanto scottanti, frutto di un dossier commissionato dalla sua stessa amministrazione su presunte interferenze straniere nelle urne del 2020. In realtà stando a indagini ed esperti l’unico caso importante di tentata interferenza internazionale sarebbe avvenuto nel 2016, da parte della Russia e a favore di Trump.

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Un clima di alta tensione

Né il dibattito sulla sicurezza elettorale è solo accademico o storico. Avviene in un clima di alta tensione in vista di un nuovo appuntamento elettorale cruciale: le elezioni di novembre di Midterm per il rinnovo del Congresso. Il partito repubblicano, scosso oggi dalla bassa popolarità di Trump sotto il 40%, rischia di perdere la sua risicata maggioranza sia alla Camera che, forse, al Senato. E un successo democratico anche solo in uno dei due rami del Parlamento renderebbe molto difficile per Trump perseguire la sua agenda nella seconda metà del suo mandato. Potrebbe piuttosto aprire la strada a inchieste parlamentari sul comportamento suo e della sua amministrazione.

Il “Save America Act”: tentativo di intimidazione?

Per questo Trump, con gli occhi puntati sull’appuntamento elettorale, insiste a gran voce sulla necessità di adottare il Save America Act, proposta di legge che fa scattare strette sulle verifiche dell’identità dei votanti, attraverso, ad esempio, la richiesta di passaporto o certificato di nascita. Un progetto che tuttavia lascia freddi anche una serie di repubblicani, oltre all’opposizione democratica che denuncia intimidazioni, e ad oggi non è parso avere chance.

Trump ha di recente anche citato ipotesi di portare il processo elettorale sempre più sotto l’egida delle autorità federali, nonostante leggi e Costituzione ne affidino la gestione agli Stati. E ha fatto balenare lo spettro della presenza di agenti governativi e forze dell’Ice, le forze di sicurezza sull’immigrazione, alle urne, pur considerata dai più una mossa illegale.

I leader democratici hanno reagito duramente alle parole di Trump ancora prima che le pronunciasse. «Ha paura di perdere», ha dichiarato il capogruppo al Senato Charles Schumer, denunciando come «sciocchezze» le rivendicazioni del presidente su truffe elettorali ai suoi danni e definendo la sua amministrazione in preda a «caos e corruzione».

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