Oncologia di precisione

Tumore seno, così Enea lavora a nuove cure con minimi effetti collaterali e costi ridotti

Migliorare le terapie contro le forme più aggressive e resistenti ai trattamenti: al progetto Pulsar che combina elettrochemioterapia e immunoterapia basata sull’interleuchina-12 l’Agenzia destina il “5xmille”

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L’obiettivo è sviluppare nuove terapie contro i tumori al seno con effetti collaterali minimi e costi ridotti. È l’orizzonte del progetto di ricerca Pulsar, a cui l’Enea ha deciso di destinare i fondi del 5 per mille alla ricerca scientifica.

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Nello specifico, la ricerca punta a migliorare le terapie contro il carcinoma mammario, con particolare attenzione alle forme più aggressive e resistenti ai trattamenti: a esempio il tumore triplo negativo, caratterizzato da una sorta di ‘mantello biologico di invisibilità’ che ostacola il lavoro delle difese dell’organismo.

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Farmaci più mirati

«I risultati attesi - dice Arianna Casciati, ideatrice del progetto e ricercatrice del Laboratorio Biotecnologie Red- consentiranno di veicolare i farmaci antitumorali in modo più mirato, aumentandone l’efficacia e riducendone la tossicità».

L’approccio ideato dai ricercatori dell’Enea «combina elettrochemioterapia e immunoterapia basata sull’interleuchina-12, una molecola in grado di riattivare la risposta immunitaria antitumorale». Non solo, il progetto prevede inoltre l’impiego di due brevetti dell’agenzia di ricerca: «Uno relativo a un sistema che utilizza campi elettrici ultra-brevi per il trattamento dei tumori - argomentano dall’Enea - e l’altro dedicato alla produzione dell’interleuchina-12 tramite le piante».

La tecnologia

L’elettrochemioterapia è una tecnologia clinicamente validata che utilizza impulsi elettrici controllati per aumentare temporaneamente la permeabilità delle cellule tumorali, favorendo l’ingresso dei farmaci chemioterapici e potenziandone l’efficacia. L’immunoterapia, invece, «sfrutta il sistema immunitario per riconoscere e combattere le cellule tumorali. In questo contesto, è stato evidenziato il ruolo cruciale dell’interleuchina-12 nel riattivare e potenziare la risposta immunitaria antitumorale. Tuttavia, l’applicazione clinica di questa molecola è ancora limitata dalla significativa tossicità sistemica (causa febbre alta o addirittura danni epatici) e dagli elevati costi di produzione». La ricercatrice sottolinea che «grazie alla piattaforma Pharmagreen sviluppata dall’Enea siamo in grado di produrre questa molecola tramite piante ingegnerizzate, un sistema innovativo che rende la produzione di biofarmaci più sicura, sostenibile ed economica». In questo approccio «innovativo» è prevista l’integrazione tra la somministrazione di interleuchina-12 con l’applicazione di brevi impulsi elettrici direttamente nel sito tumorale, sia come monoterapia sia in combinazione con un chemioterapico. «Tale strategia - conclude la ricercatrice - permette di massimizzare la concentrazione della molecola nel target oncologico, rendendo il microambiente tumorale ostile alla crescita e alla diffusione delle cellule cancerose, riducendo al contempo gli effetti collaterali sistemici».

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