Tumori, l'immunoterapia avanza: cure per esofago e stomaco, oltre al polmone
Via libera dell'Aifa a un farmaco indicato da solo in fasi avanzate per esofago e polmone ed insieme alla chemio per neoplasie gastriche ed esofagee
di Federico Mereta
4' di lettura
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La diagnosi precoce, si sa, è un obiettivo fondamentale per ottenere i migliori risultati in oncologia. Ma non sempre è possibile. Addirittura ci sono forme neoplastiche che purtroppo vengono riconosciute spesso in fase avanzata, come accade per gli organi delle prime vie digerenti, ed in particolare esofago e stomaco, o per il polmone. Per questo appare sicuramente importante per i pazienti poter disporre di nuovi approcci terapeutici che, in casi indicati per le caratteristiche cellulari, possono modificare la traiettoria di salute e la sopravvivenza di chi affronta patologie oncologiche così complesse. Ed è in questa logica che va accolta una buona notizia: l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di tislelizumab, farmaco immunoncologico, in queste tre forme tumorali.
Le indicazioni, con appropriatezza legata anche alle caratteristiche dei biomarcatori, sono ovviamente diverse: il trattamento è indicato in combinazione a chemioterapia nella prima linea di trattamento per esofago e stomaco, e da solo in seconda linea per esofago e polmone (in questo caso si parla di tumore non a piccole cellule, ovvero la forma di gran lunga più diffusa).
Il valore dell'immunoterapia nel trattamento del tumore dell'esofago
Il carcinoma esofageo colpisce ogni anno circa 2.350 persone in Italia. L'approvazione del farmaco da parte di AIFA è in combinazione con chemioterapia per il trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma a cellule squamose dell'esofago non resecabile, localmente avanzato o metastatico, con particolari caratteristiche dell'espressione di PD-L1. “Il consumo di alcol e l'abitudine al fumo di sigaretta sono strettamente connessi alla forma squamosa, la più frequente – spiega Filippo Pietrantonio, Responsabile dell'Oncologia medica gastroenterologica alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. I due fattori di rischio si potenziano a vicenda con un effetto sinergico, tanto che la probabilità di ammalarsi aumenta fino a 100 volte in chi beve e fuma. In troppi pazienti, pari a circa due terzi, la malattia è individuata in stadio già avanzato, non più operabile. E sono persone molto fragili, spesso colpite anche da altre malattie”. In presenza del biomarcatore PD-L1, la combinazione di tislelizumab più chemioterapia ha mostrato un beneficio davvero impressionante, perché ha quasi raddoppiato la sopravvivenza globale nel confronto con la sola chemioterapia. Non solo: AIFA ha approvato tislelizumab anche in monoterapia per pazienti con carcinoma squamoso dell'esofago non resecabile, localmente avanzato o metastatico, dopo precedente chemioterapia.
La presa in carico del paziente con carcinoma gastrico
Nel 2025, in Italia, sono stati stimati 12.370 nuovi casi di carcinoma dello stomaco: purtroppo meno del 20% è individuato in fase iniziale, per cui solo quasi un terzo dei pazienti sopravvive a cinque anni. Per il tumore gastrico il farmaco è stato approvato in combinazione con chemioterapia per il trattamento di prima linea di pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea HER2-negativo, non resecabile, localmente avanzato o metastatico, i cui tumori esprimono PD-L1 con particolari caratteristiche. “Gli adenocarcinomi gastroesofagei, in fase avanzata o metastatica, hanno ricevuto lo stesso trattamento sistemico con la chemioterapia e per oltre 20 anni non ci sono stati reali progressi, soprattutto nelle forme che non esprimono la proteina HER2 – riprende l'esperto -. Lo scenario sta cambiando grazie all'immunoterapia e la disponibilità di tislelizumab in prima linea amplia le opportunità di cura.
L'immunoterapia è più efficace quando un biomarcatore, la proteina PD-L1, è espresso a livelli elevati. È quindi necessario, al momento della diagnosi di malattia avanzata, determinarne immediatamente il livello di espressione”. I passi avanti nelle terapie per questa patologia, peraltro, non rendono meno importanti per i pazienti modelli di gestione integrata che prendano in considerazione la globalità della situazione, a partire dall'aspetto nutrizionale. “Anche la presa in carico delle persone con tumore dello stomaco richiede, a partire dalla diagnosi, un approccio multidisciplinare – spiega Claudia Santangelo, Presidente di ‘Vivere Senza Stomaco, Si Può ODV' –. Si stima che circa il 50% dei pazienti colpiti da carcinoma gastrico sia malnutrito, condizione che determina gravi conseguenze, come ridotta tolleranza alle terapie, peggiore sopravvivenza e minore qualità di vita. Per questo, è fondamentale che siano sempre offerti al paziente una valutazione dello stato nutrizionale e piani dietetici da parte dei nutrizionisti, che devono essere inclusi nel team multidisciplinare”.

