Cure a misura di paziente

Tumori del sangue, così l’innovazione cambia l’assistenza nelle aree interne

Grazie alla rete delle Botteghe della comunità e alla telemedicina l’Asl di Salerno porta sul territorio anche le terapie infusionali oncoematologiche

 (AdobeStock)

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Per molti pazienti con tumori del sangue residenti nelle aree interne, la terapia significa anche affrontare lunghi viaggi per raggiungere l’ospedale, con un carico fisico ed emotivo che si aggiunge alla malattia. L’Asl Salerno ha scelto di rispondere a questa esigenza portando, per la prima volta, sul territorio anche le terapie infusionali oncoematologiche, tradizionalmente riservate agli ospedali, grazie alla rete delle Botteghe della Comunità e alla telemedicina.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La prima infusione, effettuata nel Comune di Controne, dimostra che è possibile ripensare l’organizzazione dell’assistenza mantenendo gli stessi standard di sicurezza e qualità del trattamento ospedaliero.

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La nostra provincia si estende su quasi cinquemila chilometri quadrati ed è caratterizzata da una forte dispersione territoriale. Molti comuni delle aree interne del Cilento sono lontani dagli ospedali e ospitano una popolazione particolarmente anziana, spesso con più patologie croniche. In questo contesto la sfida è rendere le cure realmente accessibili.

Le Botteghe di comunità

Per questo, in coerenza con il percorso di riorganizzazione dell’assistenza territoriale promosso dalla Regione Campania, è stata realizzata una rete di 27 ambulatori infermieristici di prossimità e un hub multispecialistico che costituiscono il modello delle Botteghe della Comunità, integrando le opportunità offerte dal PNRR e dalla Strategia Nazionale Aree Interne.

La selezione dei pazienti

I pazienti vengono selezionati secondo criteri rigorosi. Si tratta di persone con neoplasie ematologiche, come mieloma multiplo, leucemie e linfomi, oppure con patologie croniche non neoplastiche in fase stabile di mantenimento o consolidamento della terapia. Il giorno precedente alla somministrazione lo specialista effettua una televisita, valuta gli esami ematochimici e conferma l’idoneità del paziente. I farmaci vengono preparati presso l’Unità Farmaci Antiblastici dell’Ospedale di Pagani, trasportati con procedure certificate fino alla singola Bottega della Comunità e somministrati dagli infermieri di comunità appositamente formati, mentre l’équipe ematologica mantiene la supervisione continua attraverso la telemedicina, con la presenza sul posto di un medico dell’emergenza-urgenza durante il periodo di osservazione. Il centro prescrittore resta il riferimento clinico del paziente e il garante dell’intero percorso assistenziale.

Il modello è stato sviluppato con il supporto tecnico-scientifico di Opt Spa e grazie alla sponsorizzazione non condizionante di Amgen. Sarà monitorato attraverso uno specifico sistema di indicatori di performance che valuterà l’efficienza del percorso assistenziale, la sicurezza dei processi logistici, il rispetto della catena del freddo e gli esiti clinici, misurando anche la riduzione degli accessi ospedalieri e la continuità dell’aderenza terapeutica. A pieno regime, entro la fine dell’anno, potrà interessare nella provincia di Salerno circa 5.000 persone con diagnosi attuale o pregressa di linfoma, mieloma o leucemia linfatica cronica, ponendo le basi per una possibile estensione dell’esperienza anche in altri territori del Mezzogiorno.

I vantaggi

I benefici riguardano innanzitutto le persone. Ridurre i lunghi spostamenti significa migliorare concretamente la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie, limitando il cosiddetto “travel burden”. Allo stesso tempo, la possibilità di effettuare sul territorio le infusioni dei pazienti clinicamente stabili consente ai Day Hospital ematologici di dedicare maggiori risorse ai casi più complessi, alle urgenze e alla ricerca.

La tecnologia rende possibile questo modello attraverso una piattaforma di televisita e teleconsulto che collega costantemente infermieri e specialisti e consente di acquisire in tempo reale dati clinici, parametri vitali e tracciabilità dei farmaci nei sistemi informativi aziendali e nel Fascicolo Sanitario Elettronico.

L’esperienza dell’Asl Salerno dimostra che la sanità di prossimità può ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure quando integra competenze professionali, organizzazione e innovazione tecnologica. L’obiettivo è garantire gli stessi livelli di qualità e sicurezza ovunque si viva, facendo sì che siano le cure a raggiungere il paziente, e non il contrario.

* Direttore generale Asl Salerno
** Direttore Uoc Ematologia, Ospedale “Andrea Tortora” di Pagani

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