Media

Tv, consumi stabili e streaming meno travolgente del previsto (ma cresce la visione sui social)

Presentato l’Annuario 2025 della televisione italiana e curato dal Ce.R.T.A

di Andrea Biondi

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

La Tv non molla. O, meglio, non arretra più di tanto. Nell’ultima stagione i consumi televisivi restano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, in controtendenza rispetto alla liturgia che da anni annuncia la fine imminente del piccolo schermo. A suggerire che il declino è meno rapido del previsto è l’Annuario 2025 della televisione italiana, presentato all’Università Cattolica di Milano e curato da Massimo Scaglioni, professore di Economia e marketing dei media e direttore del Ce.R.T.A.

«Il consumo medio settembre 2024-maggio 2025 in total audience è di 8.730.000 spettatori medi nel giorno medio, con una differenza di appena 100 mila spettatori rispetto ai 12 mesi precedenti (-1,2%)», osserva lo studio. Un calo quasi impercettibile, che sarebbe più marcato se si isolasse la tv tradizionale (-1,6%). Ma a frenare l’arretramento è proprio quella total audience - la fusione tra lineare e digitale - che i broadcaster italiani hanno imparato a maneggiare con crescente disinvoltura, sempre più simili a “streamcaster”.

Loading...

Nemmeno il prime time cede granché: 19,6 milioni di telespettatori, solo l’1,4% in meno della stagione precedente. E anche ampliando l’orizzonte temporale al periodo 1° gennaio – 15 novembre 2025 il quadro non cambia: secondo l’elaborazione TechEdge su dati Auditel, il tempo medio di visione è 3 ore e 17 minuti, praticamente invariato nonostante un anno povero di grandi eventi sportivi.

Lo streaming: 45 minuti al giorno, il 18,8% del totale

La grande sorpresa è lo streaming. Cresce, ma con calma. Il cosiddetto “non riconosciuto”, cioè l’offerta degli over the top come Netflix o YouTube non rilevata in dettaglio da Auditel, avanza solo dell’1,7%, fermandosi al 18,8% del consumo complessivo: 45 minuti al giorno, 1,8 milioni di audience media. Le piattaforme rosicchiano minuti, non ancora serate intere.

Eppure le case italiane sono più attrezzate di qualche anno fa. Paolo Lugiato, direttore generale di Auditel, ricorda che «Su un parco di 43,9 milioni di televisori ci sono 23,1 milioni di smart tv, e poi 50,4 milioni di smartphone, 19,9 milioni di computer e 7,4 milioni di tablet. Il 93% delle famiglie italiane accede a Internet, ma solo il 65% dispone di banda larga e il 26% accede alla rete unicamente tramite smartphone». È il paradosso di un Paese pieno di schermi ma connesso a metà.

La doccia fredda per il “digital-first”

L’Annuario certifica così che il consumo di contenuti tv in streaming e on demand non decolla. Gli stream salgono solo del 2%, il tempo speso del 12%. Numeri modesti, se confrontati con l’enfasi delle strategie digital-first dei gruppi televisivi.

A crescere davvero non è lo streaming ma sono i social: i video brevi (o presunti tali) di origine televisiva volano da 11 miliardi di visualizzazioni della stagione 2023-24 a 18,5 miliardi in quella 2024-25. Ma anche qui c’è il trucco: oltre metà delle visualizzazioni, e il 92% del tempo speso, sono dedicati ai contenuti integrali, le puntate complete caricate online. Altro che clip: il pubblico usa le piattaforme digitali come una gigantesca catch-up tv.

Angelini (Sensemakers): «È cambiato poco o niente».

La freddezza dei dati è confermata da Fabrizio Angelini, ceo di Sensemakers, che azzera la retorica: «In tutto il mondo il tempo di consumo sui media è piatto. Certo, ci sono il digitale, la total audience: ma negli ultimi tre anni in Italia il consumo di cinque ore al giorno per la tv digitale è calato di appena cinque minuti. Tre sono andati sui social media, due per il non riconosciuto. Insomma, è cambiato poco o niente».

Chi sale e chi scende

Le classifiche dei programmi più visti confermano l’impressione. In cima alla top ten 2025, esclusi gli eventi sportivi, c’è ancora Sanremo: 12,1 milioni di persone e il 66,8% di share per la serata più seguita dell’anno, poi le grandi fiction di Rai1 e il game show Affari tuoi. Sul fronte streaming, invece, guidano soprattutto le produzioni di daytime delle generaliste – da Uomini e Donne ad Amici – che su Mediaset Infinity e RaiPlay vivono una seconda vita digitale, macinando minuti lontano dal televisore tradizionale.

Intanto l’industria si riorganizza. In cima alla piramide si restringe il numero di serie, ma crescono i budget: titoli come “M – Il figlio del secolo”, “Il Gattopardo” o “L’amica geniale” assorbono investimenti record, mentre alla base si allarga l’universo del digital video entertainment, tra YouTube, TikTok e creator vari. Sulla Tv lineare l’ossatura resta l’unscripted - quasi 18mila ore originali a stagione tra intrattenimento, factual e game show - e le 9.300 ore di news e speciali che nelle crisi continuano a richiamare il pubblico.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti