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Tv, i giovani non la spengono e cresce lo streaming dei broadcaster

Il rapporto Auditel-Ipsos Doxa ribalta i luoghi comuni sui 18-34enni: piacciono smart Tv, schermi maxi e consumo ibrido tra lineare e on demand. Nei nuovi nuclei familiari il “Bvod” passa dal 4% al 29% in sei anni

di Andrea Biondi

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La televisione, stando a varie profezie ciclicamente in auge, doveva essere morta, archiviata insieme al fax, al telefono fisso, alla segreteria telefonica. Travolta dai cellulari, cancellata da TikTok, esiliata dai giovani. E invece no. Il Secondo Rapporto Auditel-Ipsos Doxa racconta una storia più complicata, e per questo più interessante: i giovani non hanno abbandonato la Tv. L’hanno collegata a Internet, resa grande, smart, 4K. Ma non l’hanno buttata via.

La fotografia presentata a Milano, al Palazzo della Veneranda Fabbrica del Duomo, parte da una premessa, così spiegata da Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Doxa: «Spesso i giovani vengono descritti come un insieme unico utilizzando come criterio l’età, ma in realtà si caratterizzano per 3 condizioni di vita del tutto diverse e questo ha un impatto importante sulle loro dotazioni e il loro rapporto con la televisione».

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La ricerca individua quindi tre percorsi per i 18-34enni: i “nidi che non si svuotano”, cioè i ragazzi ancora nella famiglia d’origine: sei su dieci; i “giovani in volo”, usciti di casa per vivere da soli, in coppia o con coetanei e i “nidi giovanissimi”, le nuove famiglie con figli.

In dieci anni gli italiani tra 18 e 34 anni sono quasi un milione in meno. Ma la loro relazione con lo schermo televisivo non è evaporata. Nei “giovani in volo”, certo, il televisore può diventare un lusso rinviato: il 18% non lo ha in casa, contro una media nazionale del 4%. Ma quando nasce una famiglia, il televisore rientra dalla porta principale. Nei nuovi nidi i “No Tv” scendono al 2%. Non solo: quasi nove famiglie giovani su dieci possiedono almeno una Smart Tv; nei nidi giovanissimi il 51% ne ha più di una, contro il 28% della media nazionale.

È qui che cade il primo luogo comune. I giovani non fuggono dallo schermo grande. Sono però più esigenti. Nelle nuove abitazioni circa quattro Tv su dieci sono 4K; il 36% degli apparecchi dei “giovani in volo” e il 30% di quelli nei “nidi giovanissimi” supera i 50 pollici, contro una media nazionale del 19%. Il salotto diventa home cinema, ma senza rinunciare alla vecchia antenna: sette Tv su dieci, nelle case giovani, sono connesse a Internet; oltre nove su dieci restano collegate al segnale televisivo. Lineare e on demand non si escludono. Si sommano.

Paolo Lugiato, direttore generale di Auditel, lo dice senza giri di parole: «Che cosa ci dice questo Secondo Rapporto Auditel-Ipsos Doxa? Ci dice che i giovani non hanno abbandonato la televisione. La portano con sé attraverso le fasi della vita; la considerano importante; la integrano in un ecosistema ampio di consumi mediali, dove convivono piattaforme internazionali e streamcaster nazionali e dove il lineare e l’on demand non si elidono, ma si completano».

Del resto, inizia a essere evidente come il televisore sia diventato anche un punto di raccordo tra broadcaster, streaming internazionale, contenuti per bambini, informazione, intrattenimento. In questo quadro il dato più interessante riguarda forse il “Bvod”, lo streaming dei broadcaster: tra i “nidi giovanissimi” gli utenti sono passati dal 4% al 29% in sei anni. La vecchia Tv, insomma, torna giovane con questa nuova modalità.

«Questa generazione – chiosa Lugiato - non è perduta per la Tv (anzi!). Non è distratta. Non è indifferente. È semplicemente più esigente, più selettiva, più abituata alla scelta».

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