Viaggi d’arte

Un cabinet de curiosités e un premio per far spiccare il volo ai talenti emergenti

Una passione ereditata dal nonno e la missione di sostenere i giovani che s’affacciano alla scena contemporanea. Paul-Emmanuel Reiffers racconta la sua Fondazione

di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

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“Only light left alive - BAD TIMING” (2023), di Théo Mercier. (©Erwan Fichou)

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Non si diventa collezionisti per caso. Imprenditore e mecenate, Paul-Emmanuel Reiffers è una delle figure più influenti della scena culturale francese contemporanea. Nato in una famiglia franco-lussemburghese di collezionisti e cresciuto fino all’adolescenza in Costa d’Avorio, ha fondato a soli ventisei anni Mazarine, l’agenzia creativa che oggi è diventata un gruppo internazionale con oltre cinquecento collaboratori, partner di alcune delle più importanti maison del lusso, della moda e della cultura. Padre di quattro figli, da oltre trent’anni affianca all’attività imprenditoriale una profonda passione per l’arte. Nel 2021 ha dato vita a Reiffers Initiatives, ondazione nata per sostenere la nuova generazione di artisti che vivono e lavorano in Francia attraverso programmi di mentoring, mostre e un premio annuale dedicato ai talenti emergenti. La sua collezione riflette uno sguardo curioso e in continua evoluzione: dai maestri del Novecento agli artisti contemporanei più affermati, fino alle nuove voci della scena internazionale. Per Reiffers il collezionismo è prima di tutto una questione di emozione, intuizione e responsabilità verso il futuro dell’arte.

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“Friend” (2025), di Thomas Houseago. (©Allard Bovenberg, Amsterdam)

COME E QUANDO HA INIZIATO A COLLEZIONARE? La mia passione è, almeno in parte, ereditaria. Mio nonno era un collezionista e crescere circondato dall’arte, imparando a leggere le storie che le opere raccontano, ha lasciato un segno profondo. Una collezione nasce da una serie di innamoramenti e cresce costruendo dialoghi tra opere diverse. Ho iniziato a collezionare fra i 25 e i 26 anni. All’inizio ero guidato soprattutto dal desiderio di creare nella mia casa una sorta di cabinet de curiosités. Ho avuto la fortuna di conoscere presto François-Xavier e Claude Lalanne e, nello stesso periodo, ho iniziato ad acquistare pittura surrealista. Negli anni, la collezione si è ampliata mettendo in dialogo figure storiche come Daniel Buren, Pierre Soulages, Alexander Calder, Louise Bourgeois e Lucio Fontana con artisti contemporanei come Christopher Wool, Rudolf Stingel, Wade Guyton, Anish Kapoor e Ugo Rondinone. Poi mi sono avvicinato all’arte afroamericana, con artisti come Rashid Johnson, Glenn Ligon, Simone Leigh e David Hammons. Oggi la mia attenzione è rivolta alla nuova generazione di artisti emergenti.

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“The most beautiful skin with the worst flesh” (2026), di Pol Taburet.

QUAL È STATA LA SUA PRIMA ACQUISIZIONE? E LA PIÚ RECENTE? La mia prima acquisizione è stata una scultura di due scimmie di François-Xavier e Claude Lalanne: una scelta sentimentale, perché mi ricordava simbolicamente la nascita dei miei gemelli. L’ho acquistata direttamente da loro, nel loro studio: un momento che ricordo ancora con grande emozione. Le acquisizioni più recenti sono invece un ritratto di Yu Nishimura e un dipinto di Pol Taburet, visto nella sua mostra a Villa Medici a Roma. Ammiro molto Taburet, giovane artista francese vincitore del Reiffers Art Prize nel 2022. Credo profondamente nell’energia che il suo lavoro riesce a trasmettere: nella mia collezione ci sono già cinque sue opere, tra dipinti e sculture.

COME SCEGLIE LE OPERE PER LA SUA COLLEZIONE? SI AFFIDA A GALLERISTI O CURATORI? Non ho un consulente ufficiale. A guidare le mie scelte è, prima di tutto, l’emozione: devo sentire che un’opera ha un’anima. Contano anche le relazioni costruite nel tempo con le gallerie. Sono molto legato a Hauser & Wirth e a Mendes Wood, soprattutto per artisti come Pol Taburet e Lucas Arruda. Naturalmente mi confronto con persone di cui mi fido e che mi danno consigli, ma alla fine è sempre il rapporto con l’opera a fare la differenza. Ricordo una sera, qualche anno fa, ad Art Basel Miami: ero circondato da lavori straordinari, eppure fu una piccola opera di Ed Ruscha a catturare tutta la mia attenzione. Era un vero gioiello e, l’ultimo giorno della fiera, decisi che doveva entrare nella mia collezione. Per me l’arte è questo: una connessione emotiva che non sempre si riesce a spiegare. Bisogna anche avere il coraggio di scommettere sugli artisti quando sono ancora agli inizi del loro percorso.

Paul-Emmanuel Reiffers con alle spalle un’opera di Pol Taburet. (@Stephane Feugere)

TRE ARTISTI EMERGENTI DA TENERE D’OCCHIO. Pol Taburet, Stanislava Kovalčíková e Eva Helene Pade.

PUÒ RACCONTARCI DI REIFFERS INITIATIVES? L’ho fondato nel 2021 per sostenere i giovani artisti. Ero mosso da una convinzione semplice: la scena artistica francese meritava maggiore visibilità internazionale. La situazione è migliorata negli ultimi anni, ma i giovani talenti hanno ancora bisogno di sostegno. Il programma si fonda su due pilastri. Il primo è il mentoring: ogni autunno, durante Art Basel Paris, un grande artista internazionale affianca un giovane della scena francese. La mostra che nasce da questo dialogo viene presentata negli spazi della Fondazione a Parigi. Credo molto nell’idea del mentoring, perché riguarda la trasmissione del sapere. È un principio fondamentale anche nel lusso, dove il saper fare passa di mano in mano. Nell’arte, mettere in contatto un talento emergente con un artista affermato può accelerarne il percorso, aprire nuove prospettive. In questi anni sono nate collaborazioni straordinarie: Rashid Johnson con Kenny Dunkan nel 2021, Kehinde Wiley con Alexandre Diop nel 2022, Lorna Simpson con Gaëlle Choisne nel 2023, Ugo Rondinone con Tarek Lakhrissi nel 2024 e Daniel Buren con Miles Greenberg nel 2025. Il secondo pilastro è la mostra primaverile, dedicata ai giovani artisti che vivono e lavorano in Francia, durante la quale assegniamo un premio a uno degli artisti in mostra. La nostra missione è individuare, sostenere e promuovere le voci che stanno definendo il futuro dell’arte contemporanea francese. Fin dall’inizio, siamo affiancati da un comitato artistico composto da figure di riferimento dell’arte e della cultura, tra cui Caroline Bourgeois, Chris Dercon, Ludovic Delalande, Hélène Nguyen-Ban, Benjamin Millepied e Thibaut Wychowanok.

“who is afraid of red, blue and yellow?” (2025), dall’esposizione del Mentorat 2025, di Ugo Rondinone e Tarek Lakhrissi. (©Aurelien Mol. Architecte studio ©Olivier Dwek)

QUAL È IL PROGRAMMA DI MENTORING QUEST’ANNO? Per questa sesta edizione abbiamo scelto Thomas Houseago, scultore britannico nato nel 1972, che vive e lavora a Los Angeles. È uno dei più importanti scultori figurativi della sua generazione, noto per le opere monumentali, nelle quali combina materiali insoliti, come tondini di ferro e fibra di canapa, con legno scolpito, argilla, gesso e bronzo. Ha esposto al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, alla Pinault Collection di Venezia nel 2020 e, attualmente, è in mostra al Rubell Museum di Miami. L’artista che Houseago ha scelto di affiancare è Théo Mercier, nato nel 1984, scultore e regista. Il suo lavoro intreccia antropologia, archeologia, turismo e geopolitica. Dopo la residenza a Villa Medici a Roma nel 2013, è diventato una delle figure più interessanti della scena artistica francese contemporanea. Nel 2019 ha ricevuto il Leone d’Argento per la Danza alla Biennale di Venezia e ha esposto in istituzioni come la Collection Lambert di Avignone, la Conciergerie di Parigi e il Mona in Tasmania. I due artisti lavoreranno insieme per sei mesi, confrontandosi e condividendo idee ed esperienze. Il percorso culminerà in una mostra a due, durante Art Basel Paris, il prossimo ottobre.

“Singes”, coppia di sculture, di François-Xavier e Claude Lalanne.

PUÒ SUGGERIRCI I SUOI INDIRIZZI PREFERITI A PARIGI? La Réserve Paris è un hotel elegante e raccolto, con un gusto impeccabile. L’hôtel Costes è un grande classico, e apprezzo Château Voltaire per la sua atmosfera contemporanea. Tra i musei, il Palais de Tokyo, la Bourse de Commerce – Pinault Collection, la Fondation Louis Vuitton e il Musée d’Art Moderne de Paris, a mio avviso ancora poco valorizzato nonostante custodisca una collezione straordinaria. Per il cibo, suggerisco Le Voltaire, Bar des Prés di Cyril Lignac e il giapponese Yen. Per lo shopping, le camicie Charvet in Place Vendôme e il mercato delle pulci di Saint-Ouen, dove mi piace cercare qualche tesoro nascosto.

“La Façade aux acacias” (2025), Reiffers Mentorship, di Daniel Buren. (© DB, ADAGP. Photo ©Philippe Garcia. Architecte studio©Olivier Dwek)

 

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