Un cabinet de curiosités e un premio per far spiccare il volo ai talenti emergenti
Una passione ereditata dal nonno e la missione di sostenere i giovani che s’affacciano alla scena contemporanea. Paul-Emmanuel Reiffers racconta la sua Fondazione
di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo
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5' di lettura
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Non si diventa collezionisti per caso. Imprenditore e mecenate, Paul-Emmanuel Reiffers è una delle figure più influenti della scena culturale francese contemporanea. Nato in una famiglia franco-lussemburghese di collezionisti e cresciuto fino all’adolescenza in Costa d’Avorio, ha fondato a soli ventisei anni Mazarine, l’agenzia creativa che oggi è diventata un gruppo internazionale con oltre cinquecento collaboratori, partner di alcune delle più importanti maison del lusso, della moda e della cultura. Padre di quattro figli, da oltre trent’anni affianca all’attività imprenditoriale una profonda passione per l’arte. Nel 2021 ha dato vita a Reiffers Initiatives, ondazione nata per sostenere la nuova generazione di artisti che vivono e lavorano in Francia attraverso programmi di mentoring, mostre e un premio annuale dedicato ai talenti emergenti. La sua collezione riflette uno sguardo curioso e in continua evoluzione: dai maestri del Novecento agli artisti contemporanei più affermati, fino alle nuove voci della scena internazionale. Per Reiffers il collezionismo è prima di tutto una questione di emozione, intuizione e responsabilità verso il futuro dell’arte.
Chiedilo al Sole
COME E QUANDO HA INIZIATO A COLLEZIONARE? La mia passione è, almeno in parte, ereditaria. Mio nonno era un collezionista e crescere circondato dall’arte, imparando a leggere le storie che le opere raccontano, ha lasciato un segno profondo. Una collezione nasce da una serie di innamoramenti e cresce costruendo dialoghi tra opere diverse. Ho iniziato a collezionare fra i 25 e i 26 anni. All’inizio ero guidato soprattutto dal desiderio di creare nella mia casa una sorta di cabinet de curiosités. Ho avuto la fortuna di conoscere presto François-Xavier e Claude Lalanne e, nello stesso periodo, ho iniziato ad acquistare pittura surrealista. Negli anni, la collezione si è ampliata mettendo in dialogo figure storiche come Daniel Buren, Pierre Soulages, Alexander Calder, Louise Bourgeois e Lucio Fontana con artisti contemporanei come Christopher Wool, Rudolf Stingel, Wade Guyton, Anish Kapoor e Ugo Rondinone. Poi mi sono avvicinato all’arte afroamericana, con artisti come Rashid Johnson, Glenn Ligon, Simone Leigh e David Hammons. Oggi la mia attenzione è rivolta alla nuova generazione di artisti emergenti.
QUAL È STATA LA SUA PRIMA ACQUISIZIONE? E LA PIÚ RECENTE? La mia prima acquisizione è stata una scultura di due scimmie di François-Xavier e Claude Lalanne: una scelta sentimentale, perché mi ricordava simbolicamente la nascita dei miei gemelli. L’ho acquistata direttamente da loro, nel loro studio: un momento che ricordo ancora con grande emozione. Le acquisizioni più recenti sono invece un ritratto di Yu Nishimura e un dipinto di Pol Taburet, visto nella sua mostra a Villa Medici a Roma. Ammiro molto Taburet, giovane artista francese vincitore del Reiffers Art Prize nel 2022. Credo profondamente nell’energia che il suo lavoro riesce a trasmettere: nella mia collezione ci sono già cinque sue opere, tra dipinti e sculture.
COME SCEGLIE LE OPERE PER LA SUA COLLEZIONE? SI AFFIDA A GALLERISTI O CURATORI? Non ho un consulente ufficiale. A guidare le mie scelte è, prima di tutto, l’emozione: devo sentire che un’opera ha un’anima. Contano anche le relazioni costruite nel tempo con le gallerie. Sono molto legato a Hauser & Wirth e a Mendes Wood, soprattutto per artisti come Pol Taburet e Lucas Arruda. Naturalmente mi confronto con persone di cui mi fido e che mi danno consigli, ma alla fine è sempre il rapporto con l’opera a fare la differenza. Ricordo una sera, qualche anno fa, ad Art Basel Miami: ero circondato da lavori straordinari, eppure fu una piccola opera di Ed Ruscha a catturare tutta la mia attenzione. Era un vero gioiello e, l’ultimo giorno della fiera, decisi che doveva entrare nella mia collezione. Per me l’arte è questo: una connessione emotiva che non sempre si riesce a spiegare. Bisogna anche avere il coraggio di scommettere sugli artisti quando sono ancora agli inizi del loro percorso.
TRE ARTISTI EMERGENTI DA TENERE D’OCCHIO. Pol Taburet, Stanislava Kovalčíková e Eva Helene Pade.













