Un ecosistema per la salute: la visione di Gsk Italia
«Collaborazione, conoscenza e responsabilità condivisa»: il nuovo Ad Antonino Biroccio racconta la via italiana all’innovazione sostenibile nel farmaco
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Oltre 4.200 collaboratori, pari a circa il 6% dello staff dell’intero settore farmaceutico. Una presenza industriale con due siti produttivi (Parma e Rosia) e altrettanti centri di ricerca, con un fatturato complessivo di circa 1,6 miliardi di euro, di cui il 30% derivante dall’export (circa 480 milioni di euro), trainato principalmente dalla produzione. E sono 324 i milioni di euro investiti in un anno (pari al 20% del fatturato), quasi l’8% degli investimenti complessivi in ricerca e produzione del Pharma nel nostro Paese.
Sono solo alcune delle cifre che caratterizzano la realtà di Gsk in Italia. L’azienda, dopo Fabio Landazabal, destinato a diventare responsabile dell’America Latina per il gruppo, ha oggi un nuovo general manager, che guiderà la struttura dalla sede di Verona. Si chiama Antonino Biroccio. E’ nato a Reggio Calabria nel 1973, si è laureato in Chimica farmaceutica con dottorato in Genetica e Biologia molecolare e dopo un percorso professionale che lo ha portato anche in altre aziende, è il nuovo presidente ed amministratore delegato di Gsk spa.
Innovazione che viaggia veloce
«Sostenibilità vuol dire futuro». Si può raccontare così l’impegno di Biroccio: continuare sulla strada che porta all’innovazione, facendo crescere ancora l’azienda, presente in Italia dagli inizi del secolo scorso e che nella sua crescita è divenuta una multinazionale del Pharma a ciclo completo. In modo sostenibile. «Bisogna concentrarsi sul domani: i traguardi che abbiamo raggiunto come azienda e Paese (Italia secondo produttore europeo di farmaci dopo la Germania) rischiano di vanificarsi se non cogliamo la trasformazione in atto».
La parola d’ordine che guida l’impegno del manager è sicuramente innovazione. Ma deve essere quella “vera”, che «una volta introdotta, migliora le condizioni di salute e di vita, di prosperità economica, generando attrattività e competitività, con un occhio di riguardo alla coperta corta dei costi, in particolare quelli sanitari messi severamente sotto pressione da una popolazione in progressivo invecchiamento, con maggiori necessità di salute».
L’importante è sapere che bisogna muoversi all’interno di un ecosistema di interazioni con tutti gli attori della salute, con obiettivi condivisi e con priorità comuni di sviluppo, organizzazione ed accesso. «Il mio impegno passa attraverso la collaborazione con medici, pazienti, Istituzioni e associazioni di riferimento per fare avanzare solo un tipo d’innovazione, quella reale che arriva al letto del paziente, che diminuisce i costi sociali, che attrae investimenti esteri nel nostro Paese, che aumenta il nostro export e quella cui vogliamo avere accesso, tutti noi, con la stessa tempestività degli altri cittadini europei».






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