Spazio

Un milione di satelliti entro il 2040, rischio di collisioni in orbita

Benvenuti (Cps): «Serve un organismo sovranazionale che governi l’uso dei satelliti»

di Leopoldo Benacchio

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La cometa C/2025 R3, con una selva di scie satellitari. (Fotografia con dieci minuti di esposizione)

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Il progresso si confronta con sé stesso, e il campo di scontro è il cielo. La domanda è: chi vincerà? È un interrogativo molto meno surreale di quanto possa sembrare a una prima occhiata.

Il problema può essere formulato anche in modo diverso, anch’esso apparentemente un po’ strano: il cielo è un bene comune oppure è il nuovo “selvaggio West”, quello dei film anni ‘60 di cow-boy e indiani, oggi politicamente scorretto?

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Uso duale, civile e militare

Da una parte il progresso ci ha portato a utilizzare una strettissima fascia attorno alla Terra, dai 200 ai 2mila chilometri, per metterci migliaia di satelliti che ormai sono essenziali per una nostra comoda vita, sempre assistita dal geo posizionamento, l’osservazione ottica e radar di quel che succede per l’agricoltura, la salvaguardia del mare e altre mille applicazioni e, soprattutto, per le telecomunicazioni: voce, dati e ora anche internet. Quest’ultima, appannaggio di SpaceX, OneWeb e ora anche Amazon, partita come un’iniziativa civile, si è poi dimostrata, con le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, utilissima per il confronto militare. Ci ha, inoltre, mostrato che tutto ciò che orbita attorno alla Terra è sempre di uso duale, civile e militare.

Sulla Terra abbiamo decine e decine di telescopi e radiotelescopi, che da decenni studiano il cielo; ne abbiamo appena inaugurato uno, il Vera Rubin, dedicato alla grande scienziata, che promette di darci informazioni eccezionali per studiare l’universo. Stiamo inoltre costruendo il più grande telescopio ottico mai pensato, l’Elt (Extremely Large Telescope), con uno specchio principale di 39 metri di diametro. E questo lo fa l’Europa, con un’ottima partecipazione industriale e scientifica italiana, in Cile, dove il vecchio continente possiede già i quattro più grandi ed efficienti telescopi del cielo australe. Nel campo della radioastronomia – le stelle e tutti gli altri corpi celesti emettono anche onde elettromagnetiche di varie lunghezze d’onda – abbiamo in costruzione lo Square Kilometre Array (Ska), un chilometro quadrato equivalente di radiotelescopio formato da centinaia di antenne che lavorano all’unisono, fra Sudafrica e Australia.

Benvenuti (Cps): «Un ente per gestire i satelliti»

Semplicemente rischiamo, con il crescere del numero di satelliti, di accecare completamente queste meraviglie tecnologiche. Eppure, non possiamo rinunciarci, mentre anche altre iniziative, quanto meno discutibili, vengono proposte. Per esempio, si vuole usare il cielo, di giorno e di notte, per mostrare gigantesche pubblicità; oppure si parla di un progetto per mandare in orbita enormi specchi che riflettano verso il suolo terrestre la luce del Sole di notte, con effetti disastrosi sulla flora, la fauna e sui nostri ritmi circadiani, già molto provati dalla civiltà.

«Il problema essenzialmente è cercare di costruire un organismo come l’Itu, che governa l’uso delle frequenze radio, che tenga conto complessivamente di quanti satelliti sono in orbita e quanti ce ne possono stare» dice Piero Benvenuti, emerito dell’Università di Padova e direttore del Cps, in italiano Centro per la protezione del cielo buio e quieto, dell’Unione Astronomica Internazionale. Benvenuti ha lavorato per anni all’Agenzia spaziale europea (Esa), è stato Presidente o Commissario governativo di grandi Enti di ricerca italiani, compresa l’Agenzia spaziale e certamente non può essere accusato di voler bloccare il progresso; anzi, riconosce che le compagnie maggiori, come SpaceX per Starlink, hanno un atteggiamento collaborativo e cercano di rendere minimo l’impatto. Già oggi, comunque, se si scatta un’immagine del cielo in ottico o anche in radio, lasciando l’otturatore aperto, la scena risulta rovinata da decine e decine di strisce, dovute al continuo passaggio di satelliti.

«Il problema è che oggi ogni imprenditore spaziale fa domanda al suo Ente nazionale di controllo, che però non tiene conto delle esigenze e delle situazioni degli altri Paesi, come si fa invece all’Itu con le radiofrequenze, bene comune altrettanto prezioso.»

Il rischio dell’effetto Kessler

Il numero di satelliti aumenta vertiginosamente: oggi sono più di 12mila, e già la situazione è caotica, ma le previsioni, basate sulla volontà espressa da 34 compagnie spaziali, sono di arrivare nei prossimi anni, intorno al 2040, a oltre un milione di satelliti. Se pensiamo poi alle centinaia di migliaia di detriti spaziali che circolano nella stessa zona, capiamo che la situazione diventerà ingestibile. L’effetto Kessler, che prevede un effetto a cascata di collisioni in orbita, è alle porte. «Se non risolviamo il problema, non è questione di capire se andremo incontro a questo effetto, ma di quando inizierà» conclude Benvenuti.

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