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Un secolo di Agenzia ICE: come l’Italia è diventata una potenza esportatrice

Dal 1926, anno di fondazione dell’allora Istituto nazionale per l’esportazione, a oggi, le esportazioni in rapporto al Pil sono quasi triplicate. In questo percorso evolutivo l’Agenzia ha saputo arricchire e affinare i suoi strumenti, trasformandosi da supporto logistico a partner strategico per l’internazionalizzazione delle imprese

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Nel 1926, quando l’Agenzia ICE muoveva i primi passi come Istituto nazionale per l’esportazione, l’export valeva il 12% del Pil. Nel 2025 il rapporto è quasi triplicato, attestandosi al 32,2 per cento. La crescita marcata dell’incidenza percentuale è un dato statistico di potente eloquenza. Narra la storia di un Paese che in cento anni si è trasformato in una potenza manifatturiera, di un’economia diventata strutturalmente aperta assecondando cambiamenti profondi. E racconta, allo stesso tempo, di un organismo governativo nato quando l’export era sostanzialmente una questione logistica: la posta in palio era portare le imprese oltre confine. Nei decenni l’Agenzia ICE ha saputo accompagnare il sistema produttivo nell’attraversamento di mutamenti epocali e, oggi che l’espansione internazionale delle imprese italiane è un fatto acclarato, supporta a più livelli aziende che all’export già danno del tu.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’evoluzione storica

L’Ufficio Analisi e Studi dell’Agenzia ICE fotografa così l’Istituto nazionale per le esportazioni agli albori: “I primi strumenti messi a disposizione dall’Istituto – informazioni sui mercati, realizzazione di mostre e fiere, certificazione delle merci – raccontano un Paese ben diverso da quello odierno. La svolta arriva nel dopoguerra con un’Italia sempre più integrata nell’economia internazionale e con la liberalizzazione degli scambi, quando l’Istituto amplia la propria rete e apre nuove sedi stabili all’estero”.

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ANDAMENTO DEL COMMERCIO ESTERO ITALIANO

Dati 1926-2025

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C’è un caso che è molto più di un aneddoto, fotografa come l’Istituto abbia saputo vedere in anticipo trend fondamentali: la sede a Pechino viene aperta prima che siano stabilite le relazioni con la Repubblica Popolare Cinese. Si tratta della stessa fase in cui, tra il 1953 e il 1973, l’export diventa uno dei motori del miracolo economico italiano. L’industria cresce, il supporto pubblico sale di livello: indagini di mercato, iniziative nella grande distribuzione, oltre cento partecipazioni fieristiche l’anno, con un’attenzione crescente alle piccole e medie imprese.

Nel 2011 l’ICE si trasforma nell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Il raggio di azione si allarga e si affina: dalla promozione fieristica e dall’informazione commerciale si estende all’assistenza personalizzata, alla formazione, al digitale, all’e-commerce, alle startup e, dal 2017, all’attrazione degli investimenti esteri. “Dal 2020 - annota ancora l’Ufficio Analisi e Studi - il raccordo con la rete diplomatico-consolare del MAECI si è fatto più stretto, in un sistema pubblico nel quale operano più attori e la capacità di accompagnare le imprese richiede strumenti sempre più coordinati”.

Com’è cambiato l’export

Le esportazioni italiane sono state trainate storicamente da comparti specializzati quali i macchinari e la metalmeccanica, affiancati da settori come tessile-abbigliamento e arredo, che hanno conferito un tratto distintivo al Made in Italy. “Dagli anni Novanta - è l’analisi dell’Ufficio Analisi e Studi - la maggiore concorrenza dei Paesi emergenti ridimensiona parte dei comparti tradizionali, mentre guadagnano terreno farmaceutica, agroalimentare e bevande, prodotti in metallo, strumenti di precisione e macchinari. Oggi la meccanica strumentale da sola vale circa il 16% dell’export, mentre chimica, farmaceutica e alimentari e bevande sono tra le componenti più dinamiche”.

Anche la prospettiva geografica si è sensibilmente ampliata: “L’Europa resta il baricentro, ma prima la globalizzazione e poi lo spostamento della domanda mondiale verso l’Asia hanno moltiplicato canali e mercati. L’Italia ha risposto con un export diversificato per prodotti che si è confermato un fattore di resilienza nelle fasi di shock. Nel 2025 le vendite di beni all’estero hanno raggiunto il valore record di 643 miliardi di euro, contendendo al Giappone il quarto posto tra gli esportatori mondiali”.

Il ruolo dell’Agenzia ICE

Si può affermare senza tema di smentita che l’Agenzia ICE è cambiata perché è cambiato l’export italiano. L’approfondimento della proiezione internazionale delle nostre imprese ha richiesto a questo organismo governativo di essere non solo una struttura di promozione ma tante altre cose: un’infrastruttura pubblica capace di leggere mercati, aprire contatti e ridurre le distanze. Con un rapporto tra esportazioni e Pil pari ormai a quasi un terzo, competere all’estero non è più una scelta opzionale del sistema produttivo italiano: è una delle condizioni della sua crescita. Quando gli viene chiesto se si può affermare, allo stesso tempo, che l’export è cambiato grazie all’ICE, ovvero che l’agenzia non si sia limitata a recepire in velocità i mutamenti ma li abbia in qualche misura determinati, Mauro De Tommasi, dirigente dell’Ufficio Analisi e Studi dell’Agenzia ICE, osserva: «Mi piacerebbe poter dire che è sicuramente così. Certamente il Made in Italy si è andato confrontando con scenari globali che sono diventati sempre più competitivi, in continua mutazione. E anche la nostra specializzazione produttiva è cambiata, senza però perdere alcuni tratti di fondo. L’ICE ha accompagnato questo cambiamento, rimanendo fedele alla propria missione: accompagnare le nostre imprese nel loro percorso di internazionalizzazione. Ogni giorno cerchiamo di adattare i nostri strumenti di promozione, di assistenza, di informazione, di formazione, che si sono arricchiti negli anni di numerose nuove tipologie di attività. Quindi, in un certo senso, abbiamo anche permesso al nostro sistema produttivo di affrontare i mercati esteri avendo a propria disposizione degli strumenti efficaci per migliorare le opportunità di internazionalizzazione».

Competere sui mercati esteri oggi

A De Tommasi chiediamo infine, alla luce di questo secolo di storia, dei cambiamenti e dei traguardi raggiunti, che significato assume oggi, dal suo osservatorio di analisi, la competizione sui mercati internazionali per le aziende italiane: «L’export ormai non può non essere considerato come una leva fondamentale per il nostro sistema produttivo. È una delle condizioni della crescita stessa del sistema produttivo. L’Italia è un grande Paese manifatturiero, un grande Paese esportatore, competiamo con le maggiori economie del mondo per la conquista di mercati in tutti i settori merceologici. Abbiamo la capacità di offrire ai mercati globali ogni tipo di prodotto. Possiamo dire, senza dubbio, che il Made in Italy è una punta di diamante dell’export mondiale».

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