Una patologia della pelle che logora i nervi, ma non è un'autostrada verso la depressione
Dalla ricerca è emerso un aumento modesto, ma statisticamente solido, del rischio di reazioni a stress severo e disturbi dell'adattamento
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Chi convive con un'orticaria che va e viene a ondate per settimane o mesi in maniera capricciosa e senza una causa apparente, sa bene quanto questo possa stressare. E per anni, la comunità scientifica ha sospettato che l'orticaria cronica spontanea, un disturbo dermatologico, potesse essere foriera di un fardello psichiatrico pesante: depressione, ansia e persino un rischio aumentato di pensieri suicidari. Ma adesso uno studio pubblicato di recente su Acta Dermato-Venereologica ridimensiona in parte questo allarme, restituendo un quadro più preciso e, per certi versi, più rassicurante.
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Cosa dice lo studio
Il gruppo di ricerca, coordinato da Ralf J. Ludwig dell'Istituto di Dermatologia Sperimentale di Lubecca (Germania), è andato ad indagare cosa accade dopo la diagnosi di orticaria cronica, senza limitarsi a fotografare lo stato psico-emotivo di un paziente in un dato momento. E questo fa tutta la differenza. Gli studi condotti in passato, spiegano gli autori, si basavano spesso su analisi trasversali, cioè scattavano un'istantanea di pazienti già diagnosticati con orticaria cronica spontanea, senza riuscire però a stabilire se il disagio psicologico fosse causa o conseguenza della patologia dermatologica. Un problema descritto in gergo come ‘causalità inversa', al quale si aggiunge il cosiddetto bias di sorveglianza: chi ha una malattia cronica va più spesso dal medico, e quindi ha più occasioni di ricevere anche una diagnosi psichiatrica, semplicemente perché viene osservato più da vicino e con maggior frequenza.
Per superare questi limiti, i ricercatori tedeschi hanno attinto al database TriNetX, che raccoglie le cartelle cliniche di milioni di pazienti americani, individuando oltre 102.000 adulti con una diagnosi recente di orticaria cronica spontanea e senza alcun precedente psichiatrico, per confrontarli con persone senza questa patologia dermatologica. Attraverso un'elaborazione statistica (propensity score matching) che consente di individuare e confrontare due gruppi il più possibile omogenei per età, sesso e altre caratteristiche di base, sono così arrivati a definire due coorti equivalenti, di quasi 99.000 persone ciascuna, che hanno poi seguito per i tre anni successivi.
L'orticaria non è un'autostrada verso la depressione, ma genera stress
Il risultato principale è che l'orticaria cronica non apre le porte, in modo generalizzato, alla malattia psichiatrica. Da questo studio non è emerso infatti un aumentato rischio di depressione, né di schizofrenia, di ideazione suicidaria o di tentativi di suicidio nei tre anni successivi alla diagnosi. È invece emersa un aumento modesto, ma statisticamente solido, del rischio di reazioni a stress severo e disturbi dell'adattamento, quantificabile in una maggiorazione del 15%, rispetto a chi non ha l'orticaria. Un dato che, sottolineano gli autori, potrebbe essere addirittura sottostimato, dal momento che le altre analisi hanno mostrato valori più alti (fino al +33%).
Interessante anche un secondo livello di analisi, che ha incluso pazienti con problemi psichiatrici preesistenti alla diagnosi di orticaria. In questo caso sono riemerse le associazioni con depressione e disturbi da stress, descritte in passato dalla letteratura. Il confronto tra i due tipi di analisi suggerisce agli autori una lettura diversa da quella tradizionale: gran parte del legame osservato finora tra orticaria e disagio psichico non nascerebbe dalla malattia della pelle di per sé, ma da una vulnerabilità psicologica preesistente, che la diagnosi dermatologica si limiterebbe a far emergere.

