Finanza

Unicredit al 49,65% dei diritti di voto in Commerz, ops chiusa con adesioni al 17,60%

Con il 3,22% in strumenti convertibili in azioni la partecipazione può raggiungere il 47,59%

Andrea Orcel, CEO Unicredit durante la presentazione della Relazione annuale della Banca d'Italia a Palazzo Koch, Roma, 30 maggio 2025. ANSA/FABIO FRUSTACI ANSA

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Unicredit ha chiuso l’ops su Commerzbank con adesioni a 17,60%. È quanto emerge dai dati definitivi dopo i tempi supplementari dell’offerta. Con il 26,77% già in possesso il gruppo guidato da Andrea Orcel arriva a detenere in azioni il 44,37% dell’istituto tedesco. Con il 3,22% in strumenti convertibili in azioni la partecipazione può raggiungere il 47,59%. Nella prima parte dell’offerta, chiusa il 16 giugno, le adesioni erano al 12,51%.

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La posizione del 47,59%, sottolinea Unicredit, «corrisponde al 49,65% dei diritti di voto di Commerzbank, in quanto le azioni proprie non conferiscono diritto di voto. La percentuale salirà comunque a tale livello una volta che Commerzbank avrà effettuato l’annullamento delle azioni proprie, operazione che la banca si è impegnata a realizzare».

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La chiusura dell’offerta pubblica lanciata da Unicredit su Commerz segna «un risultato ben oltre le aspettative iniziali», sottolinea Piazza Gae Aulenti in una nota. «La conclusione dei periodi di offerta pubblica di acquisto rappresenta un ulteriore passo avanti nell’attuazione dell’investimento strategico di Unicredit in Commerzbank. Unicredit continuerà a ricercare un dialogo costruttivo con tutte le parti interessate, proseguendo al contempo i necessari iter regolamentari e autorizzativi connessi al proprio investimento», spiega la nota. Da segnalare che l’esposizione potenziale complessiva di Unicredit in Commerz, considerando anche i derivati cash, è pari al 59,07%, quota che sale oltre il 60% in termini di diritti di voto.

Gli effetti sulla governance
Derivati cash a parte, l’aver messo le mani con certezza sulla metà di fatto del capitale di Commerz, per UniCredit significa avere il controllo potenziale della governance della banca tedesca. Il 47,59% raggiunto, pari al 49,65% dei diritti di voto una volta annullate le azioni proprie Commerzbank, porta Piazza Gae Aulenti in una zona molto vicina alla maggioranza formale e certamente già sufficiente per un controllo di fatto dell’assemblea, perchè la partecipazione all’assise degli azionisti non raggiunge mai il 100% ma tradizionalmente si attesta tra il 60 e l’80 per cento del capitale complessivo.

Serviranno ora diversi mesi per le autorizzazioni formali dell’Ops, che in Germania arrivano sempre ex post il lancio dell’operazione vera e propria, e il successivo settlement. Ma se si guarda al 2027, quando si terrà l’assemblea di Commerz per il rinnovo dei vertici, UniCredit potrebbe essere in grado di incidere sulla futura composizione del supervisory board, esprimendo i dieci rappresentanti degli azionisti, incluso il presidente con voto doppio in caso di parità. Da lì passerebbe poi la possibilità di nominare il management e orientare Commerzbank verso una strategia ispirata al piano “UniCredit Unlocked”.

Resta il tema dell’impatto a capitale dell’intera operazione, una volta che essa sarà a regime. Sebbene non abbia il controllo tecnico del capitale di Commerz, la banca di piazza Gae Aulenti è in una condiziona assimilabile a un controllo di fatto della governance. Qualora la Bce dovesse leggere questa posizione come controllo ai fini regolamentari, l’istituto tedesco rientrerebbe nel perimetro prudenziale del gruppo. Ciò avrebbe un impatto più rilevante sul Cet1 rispetto a una semplice partecipazione. Secondo Jp Morgan, l’impatto sul Cet1 sarebbe di circa 300 punti base, includendo la cancellazione del buyback 2025.

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