Banche

Unicredit in calo nonostante semestre record, Orcel raffredda sul risiko

Per gli operatori, a pesare sull'andamento sarebbero soprattutto le indicazioni fornite dall'ad, oltre al destino incerto del buyback da 4,75 miliardi

di Eleonora Micheli ed Enrico Miele

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ANDREA ORCEL CEO UNICREDIT IMAGOECONOMICA

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Unicredit scivola a Piazza Affari dopo la pubblicazione dei risultati del primo semestre. La banca ha chiuso i primi sei mesi dell'anno con un utile netto record di 6,1 miliardi di euro, in crescita del 24% rispetto allo stesso periodo del 2025 e superiore alle attese del mercato. Nel solo secondo trimestre, tuttavia, l'utile netto è sceso del 13,1% su base annua a 2,9 miliardi di euro. Escludendo una componente straordinaria legata alla voce dei proventi da negoziazione relativi a Commerzbank, il risultato si attesta ad ogni modo a 3,1 miliardi.

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Secondo gli operatori, a pesare sull'andamento del titolo sarebbero soprattutto le indicazioni fornite dall'amministratore delegato, Andrea Orcel, sul risiko bancario. Il manager ha adottato toni prudenti sia sul fronte italiano, sia riguardo all'eventuale acquisizione di Commerzbank, sottolineando che i tempi restano lunghi e che una possibile integrazione tra le due banche richiederebbe almeno due o tre anni. «Questo non significa che in due o tre anni non genereremo valore, anzi», ha precisato Orcel, ribadendo che l'operazione dovrà rispettare rigorosi criteri di creazione di valore per gli azionisti.

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Le dichiarazioni sono state interpretate dal mercato come un segnale di cautela su un dossier che negli ultimi mesi aveva alimentato aspettative di sviluppi più rapidi. Sono dunque scattate le prese di beneficio, anche tenendo conto che le azioni di Unicredit da inizio anno vantano un progresso del 12-13% e nel giro dell'ultimo anno del 32% circa.

Nel mirino anche i dubbi sul buyback

Alcuni analisti, però, concentrano la loro attenzione anche sul destino del buyback miliardario di UniCredit, che era già finito in stand-by per l’offerta su Commerz e che ora potrebbe saltare del tutto. Nei conti trimestrali, infatti, si legge come il Cet1 ratio del gruppo per il 2026 sia previsto intorno al 15% prima del consolidamento integrale dell’istituto tedesco. Ora, l’impatto iniziale sul capitale derivante dal consolidamento, stimando il completamento dell’offerta entro la fine dell’anno e l’arrivo di tutte le autorizzazioni necessarie, come si legge, è «atteso a circa 200 punti base», includendo anche «l’effetto della cancellazione dei 4,75 miliardi di euro di riacquisto azioni a valere sul 2025».

Gli analisti in call hanno allora interpellato Orcel su questo punto, visto che il buyback al momento è ancora dedotto dagli indici patrimoniali. Questo perché, ha precisato il banchiere, il riacquisto non è annullato, ma al momento solo sospeso. In pratica, verrà definitivamente cancellato solo se UniCredit acquisirà il controllo e consoliderà Commerz. In caso contrario, verrà immediatamente ripristinato. Un’incertezza che, sebbene già calcolata da tempo, sta contribuendo a frenare il titolo a Piazza Affari.

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