Unifarco punta sull’eco-design per valutare l’impatto
La strategia verde dell’azienda tra nutraceutica e cosmetica
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Vale 143,7 miliardi di dollari in Europa e, secondo la società di ricerca di mercato Market data forecast, potrebbe arrivare a 286,6 miliardi nel 2034. La nutraceutica non è più nicchia dedicata agli integratori, ma terreno dove il pharma intercetta salute, prevenzione e ingredienti funzionali. E qui la sostenibilità diventa banco di prova: non riguarda solo packaging o processi, ma origine delle materie prime, tracciabilità, uso di acqua e suolo, valorizzazione degli scarti e solidità scientifica.
In questo scenario si inserisce Unifarco, società benefit dal 2021 e tra le aziende nella lista Leader della sostenibilità Sole 24 Ore-Statista, con un modello che legge la nutraceutica dentro un ecosistema più ampio: integratori, dermocosmesi, ricerca, farmacia e territorio. «Parlare oggi di sostenibilità significa unire efficacia, sicurezza e attenzione al territorio», spiega Gianni Baratto, science & research vice president di Unifarco.
Il passaggio chiave è superare la separazione tra prodotto funzionale e cura della persona. «La nutraceutica può diventare un ponte tra pharma e beauty perché permette di superare una visione solo topica o solo funzionale del benessere, integrando il supporto dall’interno con il trattamento cosmetico dall’esterno», sottolinea Baratto. È il modello “in & out”: soluzioni che affiancano integratori e trattamento esterno, per esempio nell’area della pelle, dove l’efficacia passa da ricerca nutraceutica, formule cosmetiche e ingredienti naturali.
La sostenibilità entra soprattutto nella materia prima. Unifarco ha sviluppato ingredienti ottenuti da upcycling, valorizzando scarti di filiere già esistenti: cortecce di conifere, residui della vite, biomasse della lavorazione del legno, fiori e sottoprodotti agroalimentari, da cui nascono estratti e attivi ad alto valore funzionale. L’obiettivo è ridurre sprechi e impatto, tutelando acqua, suolo ed energia e rafforzando filiere locali. Anche il metodo conta. «La sostenibilità ambientale è parte integrante del modo in cui Unifarco progetta, sviluppa e realizza i propri prodotti», afferma Baratto. Nella formulazione cosmetica l’azienda ha sviluppato un processo di eco-design che valuta gli impatti delle materie prime, dalle emissioni al consumo di risorse fino agli effetti sugli ecosistemi. «Le informazioni raccolte vengono elaborate tramite un software proprietario che supporta i ricercatori nelle scelte formulative, permettendo di individuare le soluzioni a minore impatto a parità di efficacia». Sono oltre 600 le materie prime analizzate, spiega l’azienda, più del 90% di quelle utilizzate. E proprio in quest’ottica, dalla collaborazione tra Unifarco e l’Università di Padova, è nato nel 2012 Unired, lo spin-off che garantisce costante innovazione per la ricerca di base sui prodotti destinati al benessere della pelle e dell’organismo.
In questo processo di sostenibilità circolare, la farmacia chiude il cerchio: non come semplice canale di vendita, ma come punto di contatto con l’utente, dove lo studio di microbiota, composizione corporea e predisposizioni all’invecchiamento aiutano a costruire consigli mirati e offrire soluzioni adatte. «La farmacia è dove innovazione scientifica, prevenzione e relazione quotidiana col cittadino si integrano realmente», conclude Baratto.
