Unitree crolla a Shanghai: stretta di Pechino alle Ipo sugli umanoidi
Dai massimi della quotazione di metà agosto il gruppo ha perso oltre il 50%: le autorità di Borsa cinesi chiedono requisiti più stringenti per le società del settore che si vogliono quotare
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Tutti ricordano l’esordio record di Unitree, l’azienda cinese produttrice di umanoidi che lo scorso 19 agosto, sul listino di Shanghai, ha archiviato la prima seduta a 845 yuan, con un balzo del 460% rispetto al prezzo di Ipo. In pochi, invece – eccetto probabilmente coloro che quel giorno hanno acquistato un titolo a un prezzo pari a 1300 volte gli utili – sanno che alle quotazioni di ieri (513 yuan) Unitree Robotics ha perso il 53% dai massimi toccati, sempre il 19 agosto, a 1.100 yuan.
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Tra quei pochi ci sono in ogni caso le autorità cinesi di regolamentazione dei mercati, che alla luce del crollo del titolo nelle ultime settimane, hanno deciso di muoversi per rendere più rigoroso l’iter di approvazione delle Ipo per le startup di robotica umanoide. Del resto, non è un mistero che dopo il debutto boom di Unitree si è allungata a dismisura la lista di società del settore candidate, o addirittura già al lavoro, per sbarcare sulla Borsa di Shanghai per approfittare del trend favorevole e strappare quotazioni vantaggiose, con il sostegno di case d’affari pronte a confezionare operazioni a tempo di record.
Tre condizioni per le nuove Ipo di umanoidi
Così, secondo quanto rivelato dalla testata d’inchiesta americana “The Information”, la China Securities Regulatory Commission ha fornito indicazioni informali, a banche d’investimento e società, coerenti con un innalzamento degli standard per la quotazione sui mercati finanziari. In sostanza, affinché le loro richieste possano essere prese in considerazione, queste aziende dovranno dare sufficienti garanzie su tre punti. Innanzitutto, dovranno dimostrare di essere in grado di generare ricavi ricorrenti, il che significa flussi di cassa costanti e contratti commerciali di lungo periodo e non incassi spot da singoli prototipi.
In secondo luogo, i regolatori richiedono una traiettoria finanziaria chiara e sostenibile verso la redditività: si potrebbe obiettare che Unitree genera già utili, ma non si può dire lo stesso di altre realtà del Far East. Infine, c’è una condizione di carattere tecnologico: le start up devono provare di possedere brevetti e scoperte proprietarie significative, bando dunque a chi “scopiazza” modelli già esistenti. Il che, se si pensa alla parabola della cinese Deepseek, pronta all’Ipo dopo essere stata accusata di avere attinto a piene mani ai modelli di OpenAI, suona quasi paradossale.
Una mossa per tutelare anche il retail
Tutto ciò, nelle intenzioni di Pechino, dovrebbe quantomeno far abbassare la febbre da Ipo nel mondo degli umanoidi cinesi ed evitare il surriscaldamento (che potrebbe diventare bolla) di un settore considerato strategico dal Governo, anche nel testa a testa con gli Stati Uniti sulla supremazia tecnologia, a partire dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo sarebbe anche quello di tutelare gli investitori retail, anche se su questo fronte i risultati più recenti non sono stati dei più brillanti.


