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Unrae mette al centro l’automobilista. Al via il nuovo corso dell’associazione dei costruttori

Una nuova missione: tutelare l’automobile e il trasporto individuale a motore

di Pier luigi del Viscovo

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“L’auto è cambiata e deve cambiare il modo di raccontarla”. Così Roberto Pietrantonio, presidente dell’Unrae l’associazione dei costruttori nel presentare la nuova mission corredata da un nuovo logo.

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“Vogliamo essere un riferimento per gli automobilisti e i cittadini”. In un quarto di secolo, l’auto è diventata un oggetto complesso e anche complicato da scegliere, per la varietà delle motorizzazioni e degli equipaggiamenti ipertecnologici, e difficile da usare, a causa delle regole di circolazione diverse da città a città e da un anno all’altro.

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Nello stesso periodo, forze esterne hanno messo all’angolo questo mezzo di trasporto individuale, culminando nella criminalizzazione infondata del motore diesel. La narrazione mainstream ha reso quasi tangibile un sogno, o incubo, fuori dal mondo: a breve andremo tutti a piedi o in bici o in monopattino o coi droni o in qualsiasi altro modo ma certo non in macchina. Poi quel breve è diventato oggi e addirittura ieri, ma l’automobile è rimasta il mezzo più usato e più irrinunciabile: “L’auto è viva, più viva che mai” dice il direttore Andrea Cardinali.

Perciò l’Unrae vuole proporre una contro-narrazione che parli dell’auto come risorsa sociale, industriale, occupazionale, turistica e individuale.

Però il contesto industriale e sociale è cambiato e dunque la sfida che UNRAE accetta è impegnativa. L’automobilista ha allungato il ciclo di sostituzione per enne motivi, tra cui la qualità e gli equipaggiamenti delle macchine, che in un mercato di sostituzione significa immatricolarne meno. L’industria, per altre ragioni, ha spostato il focus dai volumi ai margini: vendere, magari una di meno, senza perdere soldi.

Il combinato disposto presenta un mercato che chiede e chiederà ai costruttori di fabbricare meno auto del passato ma di essere più attivi sul postvendita, dai ricambi all’assistenza. L’impressione è che il grande percorso che l’associazione si accinge a fare verso l’automobilista possa avere una ricaduta positiva anche al suo interno, su quelle national sales company che oltre a presidiare la vendita dovranno presidiare sempre più anche l’automobilista.

Questa la parte facile. Quella difficile è prendere posizioni non mainstream. Raccontare l’auto come piacere e sinonimo di libertà in un’epoca di limitazioni non sarà agevole. A tanti non piacerà. Servirà coraggio, e tanto. Ad esempio, per mostrare i cittadini in macchina e non a piedi, in bici o in monopattino, o per parlare di sicurezza mettendo tra i fattori non solo velocità e distrazione da touch screen ma prima di tutto l’abilità delle persone a guidare, peggiorata drammaticamente.

Complimenti, dunque, ma auguri: ne hanno bisogno.

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