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Uomini e donne: con i chili di troppo rischi diversi, servono cure di precisione

L’obesità non è una malattia “a taglia unica”: ipertesi e con sofferenza epatica i maschi, più infiammate e dislipidemiche le donne e le terapie dovranno gestire le differenze

di Maria Rita Montebelli

Doctor measuring obese man waist body fat. Obesity and weight to loose. JPC-PROD - stock.adobe.com

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Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere anche nel modo in cui mettono su peso. E soprattutto per le conseguenze che ne derivano. I chili di troppo insomma non sono tutti uguali e uomini e donne sulla bilancia non giocano la stessa partita. È la scienza, che giorno dopo giorno, sta smontando pezzo dopo pezzo la falsa convinzione di un rischio che si misura semplicemente in chili di troppo, senza declinarlo per genere. E lo fa con dati sempre più solidi, come quelli che saranno presentati tra qualche settimana dalla dottoressa Zeynep Pekel e colleghi della Dokuz Eylul University (Smirne, Turchia) allo European Congress on Obesity (ECO 2026), che raccontano una realtà molto più sfaccettata e, per certi versi, anche più intrigante.

Perché no, non è vero che ingrassiamo tutti allo stesso modo. Ma soprattutto, non paghiamo tutti lo stesso prezzo: più ’panciuti’, ipertesi e con sofferenza epatica i maschi, più infiammate e dislipidemiche le donne con obesità.

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Le differenze di genere

Immaginiamo due persone, un uomo e una donna, con lo stesso indice di massa corporea (il BMI, cioè il numero che si calcola dividendo il peso in chili per il quadrato dell’altezza in metri). Sulla carta sono simili, accomunati da uno stesso BMI. Nella realtà, il loro corpo sta reagendo in modo profondamente diverso ai chili di troppo. Nell’uomo, il grasso tende ad accumularsi dove fa più danni: attorno agli organi interni, nella pancia. È il grasso viscerale, quello metabolicamente più attivo e pericoloso, capace di impattare malamente su pressione arteriosa, glicemia, trigliceridi e persino sulla salute del fegato. Di certo è un accumulo che si vede, ma che lavora in silenzio, aumentando il rischio di infarto, diabete e malattie metaboliche.

Nelle donne, invece, il peso in eccesso prende un’altra strada. Il grasso ‘rosa’ si distribuisce più spesso nel tessuto sottocutaneo, sui fianchi e sulle cosce (i famigerati cuscinetti sui fianchi e la culotte de cheval su natiche e cosce), un tipo di accumulo che per anni è stato considerato “meno pericoloso”. Ma il nuovo studio che sarà presentato al congresso ECO, corregge questa prospettiva: il rischio nelle donne non è minore rispetto a quello dei maschi, è solo diverso. Le donne con obesità tendono a presentare livelli più elevati di colesterolo, in particolare quello “cattivo” (LDL), ma soprattutto esibiscono una maggiore infiammazione sistemica. Un rischio di certo più insidioso e meno immediatamente percepibile rispetto alla “pancia”, ma altrettanto minaccioso, perché coinvolge tutto l’organismo e prepara il terreno a malattie cardiovascolari e diabete.

I ricercatori turchi sono giunti a queste conclusioni, analizzando dati relativi a 886 donne (età media 45 anni) e a 248 uomini (età media 41 anni) con obesità, seguiti presso la Obesity Clinic del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università Dokuz Eylul.

L’obesità parla due lingue diverse

È un po’ come se l’obesità parlasse due lingue diverse: una più metabolica e “viscerale” negli uomini, una più infiammatoria e “lipidica” nelle donne. E, a fare da regista, ci sono tanti fattori biologici distintivi nei due sessi, a partire dagli ormoni. Gli estrogeni, per esempio, influenzano le sedi dove il corpo delle donne immagazzinano il grasso e come risponde all’infiammazione. Ma a giocare un ruolo è anche il sistema immunitario: quello femminile è di regola più attivo e questo può tradursi in una risposta infiammatoria più marcata. Gli uomini, al contrario, tendono ad accumulare grasso proprio dove il metabolismo è più vulnerabile, nelle profondità della pancia, intorno agli organi addominali.

Da queste osservazioni emerge la necessità di un cambio di paradigma, che va ben oltre la curiosità scientifica. Per anni l’obesità è stata trattata come una condizione ‘a taglia unica’, da affrontare con approcci terapeutici ‘standard’: dieta ipocalorica, attività fisica, eventualmente farmaci. Ma se il corpo reagisce in modo diverso, allora è chiaro che anche l’approccio terapeutico dovrebbe cambiare.

La terapia dell’obesità insomma deve diventare sempre più personalizzata e declinata secondo la gender medicine. Le strategie vanno disegnate non solo in base al peso o all’età, ma anche al sesso biologico e al tipo di rischio predominante. Un uomo con obesità addominale, fegato sotto stress e trigliceridi alti, potrebbe aver bisogno di un approccio più mirato a ridurre il grasso viscerale e a proteggere il metabolismo epatico. Una donna con livelli elevati di colesterolo e infiammazione sistemica a go-go potrebbe trarre beneficio da strategie diverse, più focalizzate sul profilo lipidico e sull’equilibrio immunitario.

I dati e l’esigenza di terapie di precisione

In gioco non c’è solo l’efficacia delle cure, ma la loro precisione. Continuare a trattare tutti allo stesso modo significa, di fatto, scotomizzare una parte consistente del problema.

E i numeri dell’obesità rendono tutto ancora più pressante. Si stima che oltre un miliardo e mezzo di persone nel mondo (1 donna su 3 e 1 uomo su 4) conviva con la sindrome metabolica, una combinazione esplosiva di fattori di rischio cardiovascolari che include obesità addominale, ipertensione, dislipidemia (trigliceridi elevati e colesterolo ‘buono’ HDL basso) e glicemia alterata. Ma dietro questi numeri giganteschi si nasconde una verità più stratificata: non esiste un solo tipo di obesità e di conseguenza non può esistere una sola risposta.

La vera sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: passare da trattamento per l’obesità “one size” a una medicina di precisione, capace di valorizzare le differenze e trasformarle in strategie terapeutiche mirate. Perché dimagrire è fondamentale ma, da solo, potrebbe non bastare. Bisogna capire come e dove quel grasso agisce e perché nel corpo di un uomo racconta una storia fatta di rischi diversi rispetto a quello di una donna.

Solo così quei chili smetteranno di essere un numero sulla bilancia e diventeranno un problema da affrontare nel modo giusto, con strategie ‘rosa’ o ‘azzurre’.

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