Usa, cresce lo scontro sull’Ice: dai vescovi ai giudici, le politiche sull’immigrazione sono sotto accusa
La Chiesa cattolica americana si schiera contro l’operato dell’Ice. Anche un giudice federale nominato da Donald Trump ha inflitto una battuta d’arresto all’amministrazione, respingendo il ricorso contro le norme “santuario” del Minnesota
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L’Ice è finito anche nel mirino della Chiesa cattolica americana. I vescovi statunitensi Daniel E. Garcia e Brendan J. Cahill hanno denunciato il «clima di paura e ansia» generato dai controlli sull’immigrazione e chiesto che le leggi vengano applicate «in modo umano e nel rispetto dei diritti fondamentali».
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Le parole dei vescovi si inseriscono in un momento particolarmente delicato per l’agenzia federale, al centro delle polemiche per l’uso della forza durante alcune operazioni e per le nuove pratiche adottate nei confronti dei migranti e dei loro familiari.
«Siamo turbati nel vedere tra la nostra gente un clima di paura e ansia attorno alle questioni del profiling e dei controlli sull’immigrazione», hanno scritto in una riflessione pastorale congiunta Garcia e Cahill, alla guida della Sottocommissione per la giustizia razziale e del Comitato per le migrazioni della Conferenza episcopale statunitense.
I due religiosi hanno denunciato la profilazione razziale e ricordato che «gli atti che sminuiscono o ignorano la dignità di qualsiasi persona o gruppo di persone non dovrebbero mai essere normalizzati nella nostra società». Pur riconoscendo il ruolo delle autorità nell’applicazione delle leggi sull’immigrazione, i vescovi hanno chiesto che ciò avvenga «in modo umano e nel rispetto dei diritti fondamentali», invocando maggiore responsabilità e trasparenza.
Sotto i riflettori
Nelle ultime settimane l’agenzia è finita sotto i riflettori per diversi episodi mortali verificatisi durante operazioni di controllo. Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump quasi due dozzine di persone sono state colpite da colpi d’arma da fuoco sparati da agenti federali dell’immigrazione e sei sono morte, tra cui tre cittadini statunitensi. Quasi tutti i casi hanno riguardato persone che si trovavano a bordo di veicoli. Tra gli episodi più recenti figurano l’uccisione di Lorenzo Salgado Araujo, un immigrato messicano residente negli Stati Uniti da oltre trent’anni, durante un controllo stradale in Texas, e quella del colombiano Joan Sebastian Guerrero nel Maine. L’amministrazione ha sostenuto che gli agenti abbiano agito per legittima difesa, ma i casi hanno riacceso il dibattito sull’uso della forza nelle operazioni di polizia legate all’immigrazione.







