Guerre commerciali

Gli Usa vogliono dazi del 10% su decine di Paesi, con un aumento del 50% sulle merci canadesi

Washington ha annunciato tariffe del 50% su merci canadesi per un valore di 20 miliardi di dollari. Colpiti vino, cemento e mazze da hockey

Il presidente Donald Trump parla con i giornalisti mentre scende dall’Air Force One alla Joint Base Andrews, nel Maryland. (Foto AP/Jacquelyn Martin) APN

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe pronto ad annunciare già questa settimana una nuova ondata di dazi nei confronti di decine di Paesi. Lo riferisce il Financial Times, in vista della scadenza della tariffa globale temporanea del 10%. Secondo il quotidiano britannico, le nuove misure dovrebbero prevedere, almeno in una prima fase, dazi dello stesso livello di quelli attualmente in vigore, pari al 10%. Secondo il Financial Times, l’amministrazione americana starebbe inoltre portando avanti altre indagini che potrebbero fornirle la base giuridica per imporre in futuro tariffe ancora più elevate su una serie di partner commerciali.

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Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha imposto un dazio aggiuntivo del 50% su alcuni prodotti provenienti dal Canada, tra cui vino, mazze da hockey e cemento. La Casa Bianca ha dichiarato che i dazi sono una risposta al «trattamento discriminatorio dei prodotti statunitensi» da parte del Canada. Alcuni settori e prodotti, tra cui energia, potassio, pesce e minerali critici, sono esenti dai nuovi dazi. I dazi entreranno in vigore 30 giorni dopo la firma e interesseranno circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi. Secondo la Casa Bianca, i dazi hanno lo scopo di compensare gli oneri e gli svantaggi derivanti da quella che è stata definita la discriminazione del Canada nei confronti dei prodotti statunitensi, comprese le automobili.

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Il contenzioso con il Canada

L’annuncio rappresenta l’ultimo punto di attrito in una relazione già tesa tra Stati Uniti e Canada.

«Il Canada ha avanzato una serie di proposte dettagliate e complete per risolvere la controversia e modernizzare l’accordo», ha risposto il premier canadese Mark Carney, sui dazi addizionali annunciati dal presidente Donald Trump. «Siamo pronti a intensificare le discussioni nelle prossime settimane», aggiunge Carney. L’amministrazione Usa ha annunciato l’intenzione di imporre un nuovo dazio del 50% «su un numero significativo di merci canadesi», rimarca Carney, parlando dell’ultimo atto americano «di una serie di misure commerciali unilaterali statunitensi, iniziate con l’imposizione di dazi in palese violazione dell’Accordo Canada-Stati Uniti-Messico (Cusma)», a colpire per esempio il settore dell’auto, spingendo Ottawa, «nel pieno esercizio dei propri diritti, a replicare a tali misure». Più in generale, «in risposta a queste misure e alle minacce alla sovranità canadese, le province, i territori e i cittadini canadesi da una costa all’altra si sono uniti, adottando le misure necessarie per sostenere la nostra economia e difendere i nostri lavoratori, agricoltori, imprese e famiglie».

Il Canada «crede nei vantaggi di un commercio libero ed equo, come dimostrato dalla firma, da parte del nostro nuovo governo, di oltre 20 nuovi partenariati in ambito economico e di sicurezza. Questa controversia commerciale ha comportato un aumento dei costi per le famiglie, in particolare negli Stati Uniti. Il Canada è pronto a impegnarsi a fondo per risolvere le questioni in sospeso con gli Stati Uniti, a reciproco vantaggio dei nostri cittadini», osserva ancora Carney. In ogni circostanza, Ottawa «lavorerà instancabilmente e adotterà tutte le misure necessarie per rafforzare il Paese e sostenere i lavoratori, gli agricoltori, le imprese e le famiglie canadesi». Trump e Carney, tra le altre cose, hanno seguito insieme domenica la finale dei Mondiali di calcio tra Spagna e Argentina.

La decisione della Corte Suprema e le conseguenze

Le nuove tariffe arrivano dopo che la Corte Suprema, all’inizio di quest’anno, ha annullato i dazi reciproci imposti in seguito all’annuncio di Trump nel “giorno della liberazione” nell’aprile del 2025. Washington ha adottato un regime tariffario del 10% a seguito della decisione della Corte Suprema di febbraio, ma tali misure scadranno venerdì.

La nuova serie di dazi verrebbe introdotta a seguito di un’indagine sulle pratiche di lavoro forzato, consentendo a Trump di evitare di ricorrere ai poteri di emergenza annullati dalla Corte Suprema. Sebbene si preveda che i nuovi dazi immediati siano in linea con le tariffe del 10% già in vigore, l’amministrazione sta lavorando anche ad altre indagini che potrebbero conferirle l’autorità legale per proporre dazi più elevati.

Secondo due persone a conoscenza della questione, dietro le quinte alti funzionari hanno consigliato al presidente di mantenere la stabilità con i partner commerciali e di rispettare gli accordi stipulati da Washington per la riduzione delle tariffe nel 2025.

Si riaccende la guerra commerciale

Il tentativo di Trump di riaccendere la sua guerra commerciale arriva in un momento di crescente ostilità tra Stati Uniti e Iran, che ha sconvolto i mercati energetici globali e rischia di estendersi a un conflitto regionale. Dopo due recenti indagini commerciali su minerali critici e componenti aeronautici, i funzionari hanno raccomandato a Washington di avviare negoziati con i propri partner commerciali anziché imporre dazi. I dazi che potrebbero essere annunciati questa settimana, secondo il Ft, varieranno tra il 10% e il 12,5% su 60 Paesi a causa di pratiche di lavoro forzato e sono stati proposti per la prima volta dai funzionari commerciali statunitensi a giugno. Gli Stati Uniti hanno avviato l’indagine - condotta ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974 - a marzo, insieme a un’altra sulla sovraccapacità produttiva, e hanno tenuto audizioni pubbliche sulle loro proposte. Questa indagine include l’Ue, la Cina, Singapore, la Svizzera, la Norvegia, l’Indonesia, la Malesia, la Cambogia, la Thailandia, la Corea del Sud, il Vietnam, Taiwan, il Bangladesh, il Messico, il Giappone e l’India.

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