Accordi militari

Usa e Italia in Libia lavorano assieme

Gli Stati Uniti hanno ripreso in mano il dossier di Tripoli e Bengasi. Hanno fatto incontrare in Angola i due capi di stato maggiore e convocato a Washington Saddam Haftar. Presente anche il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi

FILE PHOTO: A man holds a picture of commander Khalifa Haftar during Independence Day celebrations in Benghazi, Libya December 24, 2022. REUTERS/Stringer/File Photo REUTERS

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Recentemente a Luanda, in Angola, Africom (comando militare degli Stati Uniti per l’Africa) ha organizzato la conferenza dei capi di stato maggiore del continente. Presenti 35 Paesi e alcuni partner internazionali. L’evento non è una novità. La notizia, infatti, è la presenza contemporanea del generale Salah al Din al Namroush, capo delle forze armate di Tripoli e di Khaled Haftar, figlio di Khalifa e capo di stato maggiore dell’esercito nazionale libico di Bengasi. All’ordine del giorno, lo sviluppo delle capacità di difesa nel continente, l’aumento della prontezza operativa, l’addestramento congiunto e l’innovazione. E quindi per Tripoli la possibilità di favorire lo scambio di esperienze e avviare partenariati bilaterali. A tenere banco è stata però la partecipazione dei due militari libici che per la prima volta si sono confrontati su tematiche condivise e obiettivi congiunti. L’avvicinamento si deve quasi esclusivamente agli americani, che negli ultimi due mesi sembrano aver ripreso in mano il dossier libico con l’intento di avviare un dialogo diplomatico tra le due metà del Paese, di tenere rapporti con la famiglia Haftar e, al tempo stesso, allinearsi anche con i centri di comando militare presenti sul terreno. Un cambio di paradigma sostanziale. Basti pensare che lo scorso aprile quando a Sirte si sono tenute le esercitazioni congiunte denominate Flintlock 2026, a cui hanno partecipato anche forze speciali italiane, Khaled Haftar aveva lasciato la sedia vuota mentre si era fatto immortalare assieme all’ambasciatore russo. Nel frattempo, si capisce, sono mutati numerosi aspetti e si è anche tenuto un viaggio importante a Washington. In quell’occasione Saddam Haftar, secondo genito di Khalifa e vice comandante dell’Enl, ha incontrato l’inviato speciale Usa, Massad Boulos, il direttore per gli affari del Medioriente del consiglio di sicurezza nazionale, Wayne Wall, e l’incaricato d’affari dell’ambasciata americana in Libia. Obiettivo del meeting – stando al comunicato diffuso da Bengasi – l’avvio di un percorso di unificazione delle istituzioni militari e politiche libiche. Una strada considerata imprescindibile se si vuole rafforzare la stabilità complessiva del Paese. Presente a Washington, assieme ai tre delegati Usa, anche Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico del premier Giorgia Meloni. Il suo nome compare nel comunicato stesso e indica un ruolo primario dell’Italia in un momento di cambiamenti per la Libia. Una notizia positiva che si aggiunge a quella annunciata meno di due settimane fa da Palazzo Chigi. Roma, Ankara e Doha hanno firmato un protocollo per costituire una sala operativa congiunta per la locale Guardia Costiera. Obiettivo principale: il controllo dei flussi migratori. Una mossa che si inserisce sia nel percorso sollecitato dagli Usa, sia nel cammino di dialogo tra le autorità locali che potrebbe portare alla riforma costituzionale e alle elezioni al momento previste per febbraio 2027. Il condizionale è d’obbligo. Non solo perché i vari attori giocano comunque su piani intersecati, ma anche perché l’Europa non è allineata. Parigi, ad esempio, ha chiuso in autonomia un accordo con la Marina militare di Tripoli per sostenerne lo sviluppo, Ma senza includere il tema dei flussi migratori. Di certo, al di là delle dichiarazioni di Donald Trump contro Roma in tema Nato, Usa e Italia in Libia lavorano assieme. E ciò è uno stimolo anche per le nostre aziende.

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