Dopo Powell

Usa, il Senato diviso conferma Warsh nuovo chairman della Fed: il mandato inizia venerdì

Il voto, 54 a favore e 45 contro, è stato il più combattuto dal 1977, da quando è stata introdotta l’approvazione della nomina da parte della Camera Alta

di Marco Valsania

FOTO D'ARCHIVIO: Kevin Warsh, candidato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla presidenza della Federal Reserve, testimonia durante l'audizione di conferma davanti alla Commissione bancaria del Senato a Capitol Hill, Washington, D.C., Stati Uniti, il 21 aprile 2026. REUTERS/Kevin Lamarque/Foto d'archivio REUTERS

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Il Senato degli Stati Uniti ha confermato ufficialmente Kevin Warsh, il candidato prescelto del presidente Donald Trump, alla guida della Federal Reserve. Ma il voto ha seguito in gran parte le divisioni di partito ed è stato il più combattuto nella storia: dal 1977, da quando è stata introdotta la necessità di una approvazione della Camera Alta per la guida della Banca centrale, mai nessun candidato ha ricevuto meno consensi.

Il chairman uscente, Jerome Powell, non è mai sceso sotto la soglia degli 80 voti nei suoi due mandati. Janet Yellen, prima di lui, era stata approvata con 56 voti ma soli 26 contrari, un esito condizionato da assenze per maltempo.

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Il risultato mostra tutte le tensioni e divisioni che scuotono la Fed e la politica monetaria americana, davanti alla campagna del presidente Donald Trump per ottenere ravvicinati tagli nei tassi di interesse, oggi considerati sempre più improbabili davanti alla ripresa dell’inflazione a causa della sua guerra in Iran. E più in generale davanti ai suoi tentativi di ridurre i poteri e l’indipendenza dell’istituto centrale, minacciando di perseguire penalmente o licenziare esponenti che lo ostacolino.

L’iter della nomina di Warsh, a dimostrazione delle polemiche, è stato travagliato. Il suo futuro era stato messa in dubbio dopo che il senatore repubblicano Thom Tillis della Carolina del Nord aveva dichiarato che avrebbe bloccato in commissione la sua nomina come forma di dissenso e protesta contro le ingerenze dell’amministrazione Trump. In particolare contro le indagini del Dipartimento di Giustizia su Powell sul presidente della Fed Jerome Powell per sprechi e cattiva gestione nella ristrutturazione di edifici della Fed, un’accusa considerata dai più come pretestuosa e frutto del risentimento della Casa Bianca per la resistenza di Powell ad aderire alle sue richieste.

L’indagine su Powell è stata archiviata ad aprile, aprendo la strada alla conferma di Warsh da parte del Senato grazie al via libera di Tillis. Anche se la procura federale non ha escluso di poterla riaprire. E Powell ha deciso di restare nel board della Fed, dove il suo mandato, separato da quello di chairman in scadenza il 15 maggio, appriva fino al 2028 affermando esplicitamente di farlo per scongiurare nuove offensive legali e per proteggere l’intero istituto da manovre che mettano in discussione la sua credibilità.

Warsh, 56 anni, già ex alto funzionario della Fed, assumerà la presidenza in un momento quindi insolitamente difficile per la politica monetaria americana e i suoi guardiani. Con la conferma di Warsh alla presidenza della Fed, il Senato ha dato una indubbia vittoria al presidente Donald Trump, spesosi per la sua designazione dopo i duri scontri sulla richiesta di drastico taglio dei tassi con Powell. L’esito del voto non cancella tuttavia le polemiche: tra 54 voti a favore c’è stato un solo senatore democratico, John Fetterman della Pennsylvania, che si è ripetutamente unito ai repubblicani i quali lo corteggiano anche perchè cambi partito. Warsh, con questo fardello sulle spalle, inizierà il suo mandato quadriennale alla guida della Fed venerdì.

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