Vaticano: è frattura con i tradizionalisti lefebvriani, nella chiesa di Leone ora è aria di scisma
La fraternità San Pio X conferma la consacrazione di vescovi, vietata dalla Santa Sede
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Prima “grana interna” per Leone XIV, che sin dall’avvio del pontificato ha invocato l’unità. È infatti oramai probabile uno scisma all’interno della Chiesa Cattolica, con la separazione della “costola” dei Lefebvriani, i seguaci del defunto arcivescovo francese Marcel Lefebvre.
Sarebbe la conseguenza - nonostante il richiamo all’ordine del Vaticano - della cerimonia di consacrazione dei nuovi vescovi per il prossimo 1 luglio 2026 a Écône in Svizzera, dove Lefebvre consacrava i nuovi seguaci all’interno del movimento tradizionalista cattolico da lui fondato in opposizione alle riforme volute dal Concilio Vaticano II. Uno strappo di per sé minimo, se riferito ai numeri, ma che comunque aprirebbe una frattura nella vecchia Europa, che per Prevost è un’area del cattolicesimo da recuperare e rilanciare (l’annuncio del viaggio in Francia a settembre ne è la conferma).
Il braccio di ferro tra Roma e il movimento, che dichiara 15mila fedeli seguaci
Il movimento tradizionalista nelle scorse ore è stato chiaro: «La cerimonia di consacrazione episcopale annunciata dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (i Lefebvriani, ndr) si terrà come previsto il 1° luglio 2026, nel prato di Écône, proprio nel luogo in cui furono celebrate le consacrazioni del 1988 dall’arcivescovo Marcel Lefebvre», si legge in un comunicato ufficiale. «Questo evento storico riunirà quasi 15.000 fedeli, oltre a circa 1.300 sacerdoti, monaci e suore provenienti da tutto il mondo».
Il Vaticano lo scorso 13 maggio, aveva provato a ricomporre un’ultima volta la distanza con la Fraternità San Pio X ricordando loro che tutte le ordinazioni episcopali esterne al «mandato pontificio» non hanno alcuna validità. E arrivando a usare parole pesanti: «Questo gesto (l’ordinazione di nuovi vescovi, ndr) costituirà un atto scismatico e l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa».
La contestazione storica contro le riforme del Concilio Vaticano II
In quella circostanza la risposta dei seguaci di Lefebvre, da sempre critici sulle riforme aperte dal Concilio Vaticano II, era stata dura: «Santo Padre, da più di cinquant’anni, la Fraternità sacerdotale San Pio X si sforza di esporre alla Santa Sede il suo caso di coscienza contro gli errori che distruggono la fede e la moralità cattolica. Purtroppo, tutte le discussioni impegnate sono rimaste infruttuose e tutte le preoccupazioni espresse non hanno ricevuto alcuna risposta veramente soddisfacente», si legge in una epistola. «Da più di cinquant’anni l’unica soluzione che la Santa Sede sta realmente considerando sembra essere le sanzioni canoniche. Con nostro grande rammarico, ci sembra che la destra canonica sia quindi usata non per confermare nella fede, ma per distogliere da essa».







