In tribunale

Velocità, pericoli o infrastrutture: ecco in che casi si applica l’omicidio stradale

I casi giudiziari provano il vasto perimetro delle infrazioni con risvolti penali

 (Adobe Stock)

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

Nel linguaggio comune l’omicidio stradale viene spesso associato ai casi più gravi: guida in stato di ebbrezza, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, eccesso di velocità o attraversamento con il semaforo rosso. In realtà, il delitto ha un ambito applicativo molto più ampio.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Per integrare la fattispecie base, prevista dall’articolo 589-bis del Codice penale e punita con la reclusione da due a sette anni, è sufficiente cagionare per colpa la morte di una persona violando una norma sulla circolazione stradale, purché la violazione sia causalmente collegata all’evento.

Loading...

La distinzione non è soltanto teorica. Nella prassi, quando c’è un incidente con morti o feriti, è sufficiente l’infrazione di una regola ordinaria del Codice della strada perché le forze dell’ordine procedano con la denuncia all’autorità giudiziaria.

I casi giudiziari confermano quanto ampio sia il perimetro della disposizione. La responsabilità è stata affermata, ad esempio, nei confronti del conducente che non aveva adeguato la velocità: l’obbligo di comportarsi in modo da non creare pericolo o intralcio per gli altri è la regola generale della sicurezza stradale e il dovere di moderare la velocità ne rappresenta un’applicazione diretta.

Lo stesso orientamento emerge nelle decisioni relative all’investimento dei pedoni: il conducente deve sempre adeguare la guida alle caratteristiche dei luoghi, tenendo conto di attraversamenti, fermate degli autobus, esercizi commerciali o abitazioni che rendano prevedibile l’attraversamento della carreggiata.

La responsabilità penale, infine, può estendersi ai dirigenti degli enti proprietari delle strade, ai concessionari e ai responsabili della manutenzione: la giurisprudenza valorizza la posizione di garanzia derivante dall’articolo 14 del Codice della strada che impone a questi soggetti l’obbligo di provvedere alla manutenzione, alla vigilanza e alla sicurezza della rete viaria. Le pronunce della Cassazione, ad esempio, hanno così riconosciuto responsabili amministratori e dirigenti che avevano omesso di eliminare situazioni di pericolo o di installare adeguate barriere di protezione.

Questo panorama assume particolare interesse alla luce dei dati del ministero dell’Interno: se il numero delle persone denunciate o segnalate all’autorità giudiziaria in occasione di incidenti mortali resta inferiore al totale delle vittime della strada, è essenziale comprendere quale parte della mortalità sia riconducibile alla responsabilità del conducente e quale, invece, dipenda da fattori diversi, non necessariamente di rilievo penale.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti