Cinema

Venezia 83, arrivano gli Oasis e torna Nanni Moretti. Sul tappeto rosso Cruz e Bardem

La Mostra del cinema presenta il suo programma. Il presidente Buttafuoco si leva dalla scarpa contro i tagli Ue. Attesa anche per Robert Pattinson

Da sinistra: il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco e Il direttore del Settore Cinema della Fondazione La Biennale Alberto Barbera posano davanti il manifesto della 83esima Mostra Internazionale di Arte Cinematografica, poco prima della conferenza stampa di presentazione del programma della rassegna cinematografica, nella sede della biblioteca della Biennale, Venezia, 23 luglio 2026.  ANSA/Andrea Merola

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L’arrivo dei fratelli Gallagher

Un piccolo mormorio invade la sala della biblioteca dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale, dove si sta svolgendo la conferenza stampa di presentazione del programma dell’83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia (dal 2 al 12 settembre), quando il direttore artistico, Alberto Barbera, annuncia che arrivereanno i fratelli Gallagher. Nella sezione monster Fuori concorso c’è infatti il documentario Oasis: Don’t Look Back In Anger, ideato dallo sceneggiatore, produttore e regista Steven Knight (Peaky Blinders, A Thousand Blows), e diretto da Dylan Southern e Will Lovelace (Shut Up and Play the Hits, New York: La rinascita del Rock and Roll), che sarà nelle sale cinematografiche italiane dal 10 settembre e in streaming su Disney+ entro la fine dell’anno.

I fratelli Gallagher in arrivo a Venezia

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Sarà davvero difficile contenere al Lido il profluvio di fan che arriverà ad omaggiare Liam e Noel. Questo è un vero assist per la Mostra che è riuscita ad aggiudicarsi il documentario annunciato e conteso che racconta la trionfale reunion Oasis Live ’25, uno dei ritorni rock più attesi degli ultimi anni e soprattutto ad avere le star in carne e ossa sul tappeto rosso.

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Il ritorno di Nanni Moretti

L’altra notizia di rilievo è il ritorno di Nanni Moretti a Venezia dopo la rottura avvenuta nel 1989 per Palombella rossa, l’eccezionale film che aveva preconizzato l’instabilità politica della sinistra italiana e non era stato accettato in concorso. Barbera cita la frattura ma non la approfondisce. Moretti, torna dopo Tre piani, a rispolverare un libro dello scrittore israeliano Eschkol Nevo, Succederà questa notte e che era in odore di andare a Cannes. La trama segue le vicende emotive di quattro inquilini che vivono nello stesso edificio in una città israeliana con Louis Garrel, Jasmine Trinca, Angela Finocchiaro, Hippolyte Girardot. Polemiche assicurate con cortei propal.

Torna Nanni Moretti al Lido

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Cinque italiani in concorso

Sono 20 i film selezionati per il concorso principale di Venezia 83 e, tra di essi cinque i titoli italiani in corsa per il Leone d’oro. Oltre a Nanni Moretti, Marco Bechis torna sui passi del bellissimo Garage Olimpo con Ritorno a Buenos Aires, film di finzione basato sulla sua drammatica esperienza personale. Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis con Vanessa Scalera, ispirato all’omonimo libro-omaggio di Antonio Franchini alla madre; The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, tratto dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, e L’estranea di Paolo Strippoli con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano e Adriano Giannini su una vicenda familiare di segreti e bugie.

Gli illustri stranieri e le star

Barbera è andato in ordine alfabetico per enumerare gli ospiti internazionale che sono già di per sé star o registi di culto. Anzitutto, erano già noti i Leoni d’oro alla carriera, che saranno assegnati a Ellen Burstyn e a George Clooney. Noto anche il film di apertura, Ink di Danny Boyle, 28 anni dopo Trainspotting e The Millionaire. Ink è la ricostruzione dell’acquisto del quotidiano «The Sun» da parte dell’editore Rupert Murdoch che ne affidò la direzione a Larry Lamb, sino a farne il più venduto tabloid scandalistico inglese.

C’è poi Casey Affleck con il mystery gotico Company con Nick Nolte, Bunker di Florian Zeller (quello de Le vite degli altri) con Penelope Cruz e Javier Badem, Primetime di Lance Oppenheim con Robert Pattinson, Bucking Fastard di Werner Herzog con le sorelle Kate e Rooney Mara.

I registi cult e una sola donna

Spazio anche all’autorialità con Ali Asgari e il suo A Bit of Light; Stéphane Brizé che continua la sua ricerca sul mondo del lavoro in Un bon petit soldat con Alba Rohrwacher. L’altro francese è Nicolas Pariser: alla Mostra non hanno applicato, insomma, la legge del taglione con la Croisette che non aveva ospitato nessun film italiano in alcuna sezione (tranne nei Classic con il film su De Sica di Francesco Zippel).

Gli altri grandi stranieri: Hirokazu Kore-eda, Lee Chang-dong, Martin McDonagh, Shinya Tsukamoto, Cédric Kahn, Ilya Khrzhanovsky, Lee Chang-dong. Tirata d’orecchio per il gender gap: nella sezione una sola regista donna, la danese May el-Toukhy, in gara con Woman Unknown.

Orizzonti e «La ragazza con la Leica»

Quattro film italiani in Orizzonti che apre con La ragazza con la Leica (Guanda) del premio Strega Helena Janeczek di Alina Marazzi in lingua tedesca sulla figura di Gerda Taro e del suo oscuramento da parte del fotografo Robert Capa. C’è l’esordio alla regia di Anna Foglietta, la trasposizione del romanzo La città dei vivi di Nicola Lagioia con la regia di Edoardo Gabriellini. Infine, Tommaso Landucci presenta il suo debutto con I figli della scimmia.

Il fuori concorso con Martone e Russel Crowe

Davvero monstre la sezione Fuori concorso che si chiude con Dio ride di Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Carlo Cecchi. Ci sono maestri come Gianni Amelio con Nessun dolore - con Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea - e Mario Martone con Scherzetto con Toni Servillo e Serena Rossi. Alcuni stranieri come Lav Diaz, Kornél Mundruczó che in Place to be porta Taika Waititi e Pamela Anderson. Ritorna Paul Schrader, arriva Russel Crowe con un film musicale, Alex Gibney, Amos Gitai. Ci sarà il film sulla Palestina di Ahmed Hassouna e il film dell’ucraino Sergei Loznitsa. Luca Guadagnino arriva con un documentario di 435 minuti. Infine, l’unica serie con Emanuela Fanelli protagonista di sé stessa.

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La polemica con la Ue

Il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, dopo i saluti e i ringraziamenti iniziali, si è tolto un sassolino dalla scarpa contro l’Unione europea, citando Fedro e la favola del lupo, in merito ai mancati finanziamenti per la presenza del padiglione russo alla Biennale Arte. Buttafuoco ha paragonato l’Ue al predatore che accusa l’agnello di intorbidire l’acqua pur di giustificare la propria prevaricazione, definendo la Mostra «un presidio di libertà».

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