Capitale di rischio

Venture Capital, Usa ed Europa diversi per approccio ma simili nelle perfomance

La ricerca di un pool di università europee indaga le differenze tra i due sistemi, attraverso interviste a 611 manager di 400 società

di Giovanna Mancini

 Adobe Stock

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Il modello dominante è quello statunitense e, su questo, ci sono pochi dubbi: i numeri testimoniano che il mercato Usa del venture capital è circa cinque volte superiore a quello europeo. E, del resto, il modello stesso del venture capital statunitense, istituito nel 1946, è stato poi adottato anche in Europa negli anni ’70, come spiega Massimo Colombo, professore ordinario di Innovation Economics, Entrepreneurship ed Entrepreneurial Finance alla Polimi School of Management, una delle business school europee (assieme a Audencia Business School, IE Business School, Stockholm School of Economics (SSE), Universidad Complutense de Madrid, Vlerick Business School e Università di Gand, Università del Lussemburgo) che hanno realizzato lo studio «Practices of European and American Venture Capitalists: homogeneity and heterogeneity at work».

Differenze e specificità dei due modelli

Focalizzato sulle differenze tra i due ecosistemi, lo studio analizza il modo in cui i contesti istituzionali influenzino le decisioni di venture capital in Europa rispetto agli Stati Uniti, partendo da un sondaggio che ha coinvolto 611 manager di 396 società, rappresentative del 55% della capitalizzazione di mercato e di 130 miliardi di euro in gestione.

Loading...

I risultati riportati in questo lavoro smentiscono il luogo comune che il capitale di rischio statunitense abbia prestazioni superiori rispetto a quello europeo, con il supporto dei dati: «Le metriche di performance sono quasi identiche, si punta a rendimenti simili, si affrontano gli stessi tassi di fallimento e si raggiungono risultati di alto livello equivalenti - si legge nello studio -. La differenza sta nel modo in cui vengono prese le decisioni di investimento, si scelgono le operazioni e si valuta il rischio, determinando chi ottiene finanziamenti e chi no».

I venture capital europei hanno un flusso di operazioni più ristretto, poiché colgono meno opportunità: si basano infatti sulle attuali condizioni di mercato, mentre quelli statunitensi utilizzano prevalentemente modelli finanziari predittivi, per stimare la scalabilità e il potenziale del progetto.

Gli operatori di entrambi i sistemi credono che il successo dipenda dal team (il 96% del campione) così come il fallimento (92%), ma gli europei sembrano dare meno importanza al modello di business (43%), all’adeguatezza strategica (43%) e ad altri fondamentali come il prodotto e il mercato, che invece negli Stati Unito contano per il 74% e il 68% dei manager. Queste differenze si estendono anche alla percezione del fondatore ideale: «in Europa si dà priorità a qualità individuali quali passione, determinazione e impegno. negli Stati Uniti l’attenzione è rivolta alla coesione del team, alla struttura organizzativa e alle dinamiche interpersonali», prosegue lo studio.

Il modello Europa: le persone al centro

«Gli Stati Uniti sono all’avanguardia in termini di maturità e scala degli investimenti, tuttavia i risultati ottenuti in Europa non sono dissimili - commenta Colombo -. Quello che cambia è l’approccio e questo va tenuto presente, perché i tentativi di replicare il modello statunitense, in particolare quello della Silicon Valley, rischiano di trascurare le condizioni locali».

Il rafforzamento dei venture capital europei deve dunque puntare sull’adozione di un approccio diverso: «Un maggior flusso di operazioni in fase iniziale per favorire start up ad alto potenziale, un migliore accesso al capitale in fase avanzata affinché le aziende possano crescere all’interno dell’Europa, e una più forte collaborazione tra gli investitori per massimizzare competenze e reti - precisa il professore -. Ma non solo: quando si presenta un’idea negli Stati Uniti, occorre mettere l’accento sulla forza del modello di business, sulle dimensioni dell’opportunità e su proiezioni finanziarie credibili. In Europa, invece, si considera molto la persona che sta dietro al progetto, quindi passione, impegno ed esperienza sono prioritarie rispetto a valutazioni realistiche sulla possibilità di scalare rapidamente il business».

Dati e performance dei due sistemi

La ricerca ha calcolato che, per chiudere un’operazione, i venture capital europei incontrano circa 17 team di gestione, mentre negli Stati Uniti il numero sale a 28. Se si cnsidera che il numero di società europeie è circa il 60% di quelle statunitensi, «le startup europee che hanno l’opportunità di incontrare un VC sono solo circa un terzo di quelle oltreoceano», osservano gli autori dello studio.

Vi sono poi differenze nella valutazione: i VC europei si basano sulle attuali condizioni di mercato, utilizzando dati comparativi e procedendo a ritroso a partire dagli obiettivi di partecipazione azionaria, mentre gli statunitensi preferiscono metodi prospettici basati su modelli finanziari predittivi, flussi di cassa futuri e tempistiche previste per la liquidità.

Nonostante le diversità, tuttavia, dallo studio emergono anche alcuni aspetti condivisi tra i due sistemi: in particolare, le strutture contrattuali si sono in gran parte allineate e questa coerenza favorisce fondatori e investitori transnazionali, perché riduce gli attriti e crea una base di riferimento prevedibile per le trattative.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti