L’indagine

Verona, arrestato un usuraio: smantellato un giro d’affari da 125mila euro

L’uomo concedeva prestiti a tassi di interesse che sfioravano il 50% annuo. Sequestrati 17mila euro, uno sfollagente e un coltello a serramanico

di Pietro Menzani

MILANO 10/10/2003 - FOTO GUATELLI/NEWPRESS / NEWPRESS

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Usura ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria. Sono i reati che hanno portato all’arresto di un cittadino italiano domiciliato nel comune di Bovolone, in provincia di Verona. Dalle indagini della Guardia di Finanza è emerso un articolato sistema criminale attivo almeno dal 2020 per un totale di minimo 14 operazioni di prestito a usura. Il giro d’affari portato alla luce dalle Fiamme Gialle - secondo le prime ricostruzioni - ammonta a oltre 125mila euro.

Le indagini

Le indagini hanno preso il via a seguito dalla denuncia di una delle vittime, che si era rivolta all’uomo per ottenere un prestito da 15mila euro impegnandosi a restituirne il doppio in un’unica soluzione, in occasione della vendita di un immobile di proprietà. Dopo la segnalazione, le Fiamme Gialle si sono appostate vicino allo studio notarile dove i due avrebbero dovuto firmare il rogito.

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A quel punto, individuato il soggetto, la Gdf ha proceduto alla perquisizione personale e veicolare, che ha portato al sequestro di alcuni documenti e di circa tremila euro in contanti. Nella vettura dell’uomo sono stati trovati anche uno sfollagente e un coltello a serramanico.

La misura cautelare degli arresti domiciliari è stata resa necessaria dal comportamento dell’indagato, che, avendo realizzato di essere finito nel mirino delle Fiamme Gialle, aveva attivato una nuova utenza telefonica per contattare le vittime e invitarle a non rivelare ai finanzieri la natura dei debiti contratti. La perquisizione delle abitazioni del soggetto ha poi portato al sequestro di ulteriori 17mila euro, frutto - secondo le indagini - dell’attività illecita.

Le vittime

Tra i bersagli del sistema di prestiti a usura si trovano persone che per svariati motivi versavano in condizioni economiche complicate, come, ad esempio, piccoli imprenditori dei settori della ristorazione e dei pubblici esercizi.

Ciò che accomuna le vittime del raggiro è la necessità immediata di liquidità, che poteva essere determinata da dinamiche diverse, dalla perdita del posto di lavoro a lutti improvvisi, passando per il pagamento delle cure mediche di un figlio malato e il salvataggio di attività imprenditoriali in difficoltà.

Queste persone spesso vedevano nell’usuraio un punto di riferimento in quanto impossibilitate a passare per canali tradizionali di accesso al credito, per esempio perché avevano già contratto altri debiti.

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Il sistema dell’usuraio

Se in alcuni casi erano proprio i soggetti in difficoltà a rivolgersi all’usuraio, altre volte era lui stesso a proporre i suoi servizi. Conquistata la loro fiducia, li convinceva a firmare accordi per prestiti gravati da tassi di interesse sensibilmente superiori ai limiti di legge che partivano dal 30% fino a sfiorare il 50% annuo.

La Guardia di Finanza descrive l’attività dell’uomo come una vera e propria «impresa criminale» che gli ha consentito di non aver più bisogno del suo stipendio da lavoratore dipendente. Non solo. Grazie a questo giro d’affari, avrebbe acquistato due abitazioni e avrebbe avuto modo di corrispondere gli alimenti alla moglie da cui si era nel frattempo separato. Addirittura, per la ristrutturazione di una di queste abitazioni avrebbe ingaggiato un artigiano indebitato senza corrispondergli alcun compenso.

Il sistema dell’usuraio consisteva nella concessione di prestiti in contanti in una o più tranche da 5mila euro l’una, mentre la vittima era tenuta a restituire somme a solo titolo di interesse pari a minimo 200 euro al mese. Nell’arco di un anno solare doveva essere restituito l’intero importo prestato.

Se non venivano rispettati i tempi pattuiti, l’indagato applicava vere e proprie penali, in alcuni casi anche per ogni giorno di ritardo nei pagamenti. Le vittime perdevano così progressivamente il controllo delle somme da restituire, rimanendo indebitate per anni.

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