Firmato accordo

Via libera Usa al nucleare civile saudita

L’intesa dovrebbe consentire al Paese di arricchire uranio sul proprio territorio, con un ruolo nel programma alle aziende americane. Dubbi di Israele, unico detentore di arsenali atomici in Medio Oriente

dal nostro corrispondente Marco Valsania

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Un cartellone digitale raffigura il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (a sinistra) e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman EPA

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NEW YORK - La Casa Bianca torna alla politica estera e di sicurezza nazionale che preferisce, quella a colpi di deal, di accordi economici e finanziari: Donald Trump ha tenuto a battesimo un accordo rivendicato come storico con l’Arabia Saudita, grazie al quale fornirà a Riad e al suo leader di fatto, il principe ereditario Mohammed bin Salman noto come Mbs, le chiavi d’un inedito programma nucleare civile. L’intesa, che ha durata trentennale e un valore stimato in decine di miliardi di dollari, dovrebbe anche consentire al regno di arricchire uranio o trattare plutonio sul proprio territorio.

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Per Riad e le sue ambizioni di crescita e leadership regionale si tratta di un cruciale successo, tanto più dopo che i rapporti con il grande alleato statunitense sono stati complicati dalla difficile e irrisolta guerra di Washington contro l’Iran. Diversificherebbe le sue fonti energetiche, sfruttando possibili giacimenti di uranio e rispondendo con il nucleare alla domanda interna, strategia che al contempo rafforzerebbe l’export di greggio e le entrate di Riad.

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Un successo è vantato anche dall’amministrazione Usa: aziende americane quali Westinghouse avranno un ruolo essenziale ed esclusivo nello sviluppo di tecnologia e infrastruttura atomica saudita, rilanciando il settore. Un capitolo dell’accordo prevede esplicitamente che società americane costruiscano un impianto di arricchimento dell’uranio previo uno studio di fattibilità di una commissione bilaterale. Tagliate fuori, grazie al patto, sarebbero invece potenze avversarie quali Cina e Russia in cerca di accresciuta influenza nell’area.

A detta di Washington il suo stretto e diretto coinvolgimento è anche la miglior garanzia contro violazioni e abusi del programma da parte saudita, in particolare a fini militari. Una corsa all’atomica in una regione instabile ed esplosiva è tra le principali preoccupazioni. Il 40enne Mbs ha minacciato di creare ordigni atomici se l’Iran lo farà.

Dubbi serpeggiano nel governo di Israele, che resta il più stretto alleato Usa locale. E che al momento, seppur senza ammissioni ufficiali, è l’unico detentore di arsenali atomici in Medio Oriente, con forse 90 testate nucleari e materiale per produrne fino ad altre 200. Israele non ha mai firmato il trattato di non proliferazione.

«Gli Stati Uniti non raggiungeranno mai accordi che comportino pericoli di proliferazione» ha assicurato il segretario di Stato Marco Rubio in viaggio a Manila. Il patto, secondo indiscrezioni, conterrebbe due lettere riservate su aspetti di business e sicurezza e segue la formula “123 Agreement”, usata in 26 intese con 51 governi, con impegni legali di non proliferazione. Un accordo Usa con gli Emirati Arabi del 2009 prevedeva però serie ispezioni internazionali e divieti a produrre proprio combustibile nucleare.

Il nuovo accordo sottoscritto da Trump con Riad deve essere inviato all’esame del Congresso Usa, nel rispetto dell’Atomic Energy Act. Una bocciatura appare però difficile: Camera e Senato dovrebbero votare una risoluzione congiunta con maggioranze di almeno due terzi per far deragliare la partnership.

La firma del patto è stata affidata ieri al segretario all’Energia Chris Wright, uno dei suoi artefici. Aveva discusso il progetto durante un viaggio a Riad nell’aprile dell’anno scorso con il ministro saudita dell’Energia, il principe Abdulaziz bin Salman, a sua volta firmatario del documento. In passato, una simile intesa era stata discussa durante l’amministrazione democratica di Joe Biden, parte di più ampi patti compreso un riconoscimento diplomatico di Israele da parte di Riad. Trump ha scorporato il dossier sulla cooperazione nucleare per assicurare il suo decollo: il presidente e Mbs hanno accelerato le trattative durante un summit alla Casa Bianca a novembre.

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